Due post fa ho dedicato un intervento al phishing, citando un caso personale e riportando qualche suggerimento per navigare più sicuri in rete. Per chi mastica un pò d’inglese, allego un video davvero carino ed interessante che ho trovato oggi in rete.; vi spiegherà il phishing attraverso una sequenza di immagini…buona visione!

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Non c’è bugia più grande. Io son tre anni che la faccio. Infatti nelle mie 9 caselle di posta elettronica (posta personale, caselle della radio e due caselle pubbliche) ogni giorno arrivano chili e chili di spam che puntualmente devo “smistare” nei rispettivi cestini.

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Trovo noiosissimo ripulire le caselle di posta elettronica dalle numerose email di spam che mi giungono con puntualità svizzera. E ne ho per tutti i gusti: tentativi di phishing, buoni sconto fasulli, viagra (ebbene si…), finti aiuti da chissà quale paese inesistente e così via. Navigando in giro per la rete, mi sono trovato davanti un articolo dal titolo decisamente curioso: energy cost of spam comes from user intervention.

Come riassunto anche in un articolo di Simone D’Ambrosio (per Corriere.it), i risultati dello studio sono a dir poco sorprendenti:

Un report di McAfee – realizzato dai ricercatori sui cambiamenti climatici di IFC International e da un gruppo di esperti di spam – dimostra come questi messaggi non siano semplicemente una seccatura, ma stiano danneggiando seriamente l’ambiente attraverso una macroscopica emissione di gas serra. Il Carbon Footprint dello Spam – questo il nome dello studio – analizza l’energia spesa per creare, inviare, ricevere, visualizzare e filtrare la posta indesiderata, che a livello globale ammonta a 33 miliardi di kilowatt/ora, pari all’elettricità consumata da poco meno di 2,5 milioni di abitazioni e con lo stesso inquinamento prodotto da oltre 3 milioni di automobili. Ogni e-mail spazzatura, dunque, comporta nel suo complesso un’emissione di 0,3 grammi di CO2, stessa quantità prodotta da un metro di guida. Per contro, non risulta eccessiva l’inquinamento causato dal filtering automatico, che riguarda il 16 per cento di tutto il processo. Di conseguenza, come sostenuto da Jeff Green, senior vice president dei McAfee Avert Labs: “contrastare lo spam alla fonte, così come investire in una tecnologia allo stato dell’arte per filtrare lo spam, consentirebbe di risparmiare tempo e denaro, ma soprattutto ripagherebbe i dividendi al pianeta riducendo sensibilmente le emissioni di CO2”. Tale risparmio è stato quantificato in 25 miliardi di kilowatt/ora, che corrisponderebbero alla rimozione dalla strada di poco meno di 2,5 milioni di vetture.

Ci voleva solo questa brutta notizia. Che dire, ci toccherà aprire la posta a “client-alterni” per inquinare meno. Che tristezza.

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