Non mi è mai stato simpatico Facebook, motivo per il quale sono praticamene forse l’unico che non ce l’ha. Motivo? Innanzitutto l’utilità…si ok, trovare amici che non trovi da tempo: ma sinceramente, non sono il tipo che piazza con leggerezza, dati, foto, e informazioni personali qua e la sulla rete. E poi, mi annoia: che ci posso fà. Specialmente se poi la rimozione di questi dati “sensibili”, diventa difficile (ostacolata dal social network stesso…) e se gli hacker di tutto il mondo, diventano interessati alla piattaforma. Proprio stamane, leggo sul Corriere.it:

Gli hacker non risparmiano neanche Facebook: solo nell’ultima settimana il celebre social network è stato oggetto di cinque attacchi da parte dei pirati informatici. Secondo alcuni esperti, citati dalla Bbc, gli hacker stanno tentando di “rubare” i dati sensibili degli utenti utilizzandoli per insidiare il server, approfittando della fiducia e dei contatti degli iscritti. Una sorta di cavallo di Troia sotto forma di applicazione che una volta installata si riproduce sugli account dei propri amici.

APPLICAZIONI «MALIGNE» – «È stata una settimana piuttosto brutta per i social network in generale», ha affermato Rik Ferguson, capo della sicurezza della società informatica “Trend Micro”. Secondo Ferguson, la scorsa settimana Facebook è stato colpito da quattro applicazioni «maligne» tra cui una nuova variante del virus “Koobface” che aveva già attaccato il social network a dicembre dell’anno scorso.

Alla luce di questo, diventa davvero buffo che proprio ieri, durante la prima lezione di corsi universitari (secondo semestre), un docente ha praticamente “imposto” l’iscrizione su questo social network, affinchè si possa “discutere in gruppi di discussione” gli argomenti trattati durante il corso…sapevo che sarebbe giunto quel momento!

Alzi la mano chi non ha Facebook

La mia, era l’unica in un’aula gremita di noobs informatici. Per poco non ho dovuto motivare la mia mano all’aria con un “mi spiace, ma non ne capisco né di internet e né pc…”; vaglielo a spiegare al tipo, che la mia è una scelta (quando lui, si dimostrava fiero ed intellettualmente orgoglioso di questa nuova modalità di corso attraverso uno “strumento online” quale appunto il Social Network). Ci sono i forums, i gruppi di discussione, cose molto più private, intime, sicure e con funzionalità più adeguate (per non dire professionali). Ma evidentemente, la mania di scendere “a fondo” nelle vite altrui è sempre più forte; non mancando di rispetto ad un pizzico di doppia vanità, insita nel dover dimostrare al mondo, che si sa trasformare un’opportunità come facebook in qualcosa di diverso dalla propria natura e mostrarsi colti e “al passo” delle tecnologie a tutta la propria rete sociale.

Provocazioni. Torniamo alle cose serie.

E ora? Come farò? Farò il profilo o non lo farò? Magari, invento dei dati…shhhh, ma non lo dite a nessuno :)

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Sono diversi mesi che sento parlare di LinkedIn ma solo in questi giorni di pausa sono riuscito a studiarmi per bene questo social network.

LinkedIn è un servizio di social networking online impiegato principalmente per networking professionale. Lo scopo principale del sito è consentire agli utenti registrati il mantenimento di una lista di persone conosciute e ritenute affidabili in ambito lavorativo. Le persone nella lista sono definite “connessioni”, ed esse sono in effetti le connessioni di un ganglio (l’utente) all’interno della rete sociale. L’utente può incrementare il numero delle sue connessioni invitando chi di suo gradimento. Il network di contatti a disposizione dell’utente è costituito da tutte le connessioni dell’utente, tutte le connessioni delle sue connessioni (“connessioni di secondo grado”) e da tutte le connessioni delle connessioni di secondo grado (“connessioni di terzo grado”).Le persone in cerca di lavoro possono leggere i profili dei reclutatori e scoprire se tra i propri contatti si trovi qualcuno in grado di metterli direttamente in contatto con loro.

L’uso che si può fare del programma è molteplice: ottenere un’introduzione a qualcuno che si desidera conoscere attraverso un contatto mutuo e affidabile, trovare offerte di lavoro, persone, opportunità di business con il supporto di qualcuno presente all’interno della propria lista di contatti o del proprio network,i datori di lavoro possono pubblicare offerte e ricercare potenziali candidati, le persone in cerca di lavoro possono leggere i profili dei reclutatori e scoprire se tra i propri contatti si trovi qualcuno in grado di metterli direttamente in contatto con loro. (Fonte: Wikipedia)

Ho creato così il mio profilo, fatto qualche connessione e iniziato l’iscrizione a gruppi. Mi va di citarne uno in particolare, ovvero “Club dei Media Sociali“; interessante una discussione intitolata “Media Sociali: le tue previsioni per il 2009″…qualche secondo per rompere il ghiaccio, ed ecco le mie riflessioni in merito, soprattutto in un discorso legato all’ID passport.

Personalmente ho notato come in Italia alcuni fenomeni legati ai media ( o meglio, new media) possano avere un andamento meno costante ma senz’altro un carattere più “esplosivo”. Riporto qualche esempio.
Inizio da Second Life: per un anno e mezzo/due anni si è parlato, scritto e discusso di questo metaverso, come la vera novità del web. In Italia è stata una vera e propria “caccia” al virtuale, con tanto di investimenti, ingressi importanti (cito solamente qualche realtà, come ad esempio Enel, Alice, etc…) e flussi da capogiro. Nelle statistiche Linden, gli Italiani guadagnavano i primi posti in termini di accessi, passando tantissimo tempo all’interno di SL; poi, all’improvviso, la curva di accessi è drasticamente calata. Il fenomeno ha perso appeal e gli Italiani si sono dimenticati completamento del metaverso. Voglio precisare che il calo di accessi è sicuramente uniforme un pò per tutte le nazioni, ma in Italia il fenomeno è molto evidente, quasi come se il flusso di frequentatori si sia spostato altrove all’improvviso…e forse, è vero.
Google ha proposto la sua risposta a SL proponendo “lively”: dopo qualche mese di sviluppo, ha ritirato il progetto e il “sogno” di vedere un Web in 3d (come tanti auspicavano per l’assoluta interattività che portava con se…) è -momentaneamente- crollato.

Ora l’Italia sta affrontando “Facebook” con risultati da capogiro: in appena tre anni si è passati dal “virtuale al reale” e solo in un anno, facebook ha conquistato il nostro paese. Questo è un fenomeno da non sottovalutare, perchè Facebook porta con se un significato più profondo di quanto superficialmente sia visibile: la riscoperta della propria identità, il presentarsi per quello che si è realmente mettendo in gioco -addirittura- il proprio nome e cognome.

E’ forse il primo passo per un uso della rete diverso, caratterizzato da una maggiore stabilità e da fenomeni più regolari?

Lo dico perchè noto che nel nostro paese, seguendo un filo discorsivo generalizzante, i fenomeni “esplosivi” sono quelli che riguardano mezzi di forte socializzazione: una volta era un semplice client (ricordate C6?), poi Msn, Myspace, Badoo, Netlog e ora Facebook. E’ quasi come se in Italia, si utilizzasse la rete più per estendere il proprio network di amicizie/rapporti sociali che per sfruttare le infinite potenzialità del mezzo. E’ un discorso talmente evidente quanto banale, ma senza ombra di dubbio, stiamo passando -anche noi, finalmente…- dal nick al name: la rete assume così un senso nuovo, diverso ma soprattutto, più vasto.

I Media Sociali in questi anni hanno dato una mano alla ri-definizione della nostra rete:c’è meno paura e pregiudizio nell’approccio ad internet e ai suoi mezzi e quindi mi sento di dire:

-L’identità è un nodo importante. l’ID passport potrebbe non essere un’utopia.

-Non credo nel mobile, almeno per quanto riguarda la produzione dei contenuti (e non la fruizione di quelli esistenti). Nonostante le nuove varianti nel mercato mobile, l’introduzione di tecnologie quali netbook – a basso costo- e l’ascesa del mercato dei portatili, mi fa storcere il naso.

-Prevedo un aumento dell’utlizzo di siti per l’offerta e la domanda di lavoro. Frutto di una classe di laureati sempre pù cresciuta a contatto con la rete e di aziende che si stanno adeguando -per forza di cose…- ad internet.

-Approccio più “professionale” della rete, linkedin e simili potrebbero essere “scoperti” anche in Italia. Probabile un’espansione degli open-projects, come ad esempio i progetti di open source journalism. Da non sottovalutare l’e-learning.

Discussioni a parte, LinkedIn mi sembra ben fatto e ha delle potenzialità da non sottovalutare. Se siete anche voi iscritti, lanciate una connessione!

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