Da “napoletano perbene”, quando ho letto e visto Gomorra, ho odiato ed amato tutte le parole scritte da Saviano. Un ritratto di Napoli realizzato con una prospettiva mono-focale, capace di esaltare tutto il buio di una città che brilla di luce propria. Per la stampa e non solo, parole come “omertà, abitudine al clima di paura, indifferenza e mancato aiuto”, sono da sempre parole che entrano di diritto a far parte del buon vocabolario del cittadino di Napoli; che sia per la cronaca, che sia per una “no-fiction” (Gomorra), che sia per comicità (in ultimo, “Benvenuti al Sud”), lo stereotipo “Campania=Terra Selvaggia” è sempre un must camaleontico e ricorrente, che cambia la “forma” comunicativa mantenendo intatto il suo significato più esplicito (e brutale).
Ricordo come se fosse accaduto ieri, quell’omicidio tra la folla presso la stazione di Montesanto (26 maggio 2009) ove perse la vita “per errore” un romeno; situazione raccontata come l’emblema della Gomorra Napoletana, un mix di sangue e indifferenza che coinvolse attivamente addirittura i passanti (rei di ignorare l’uomo moribondo e di scappare via senza aiutarlo). E ora, leggo di una donna colpita a morte a Roma e lasciata senz’anima per strada, o di un tassista, a Milano, ucciso dalla follia di un delinquente con la “colpa”(se di colpa si può parlare….) di aver investito con la propria auto il cane della fidanzata...e anche qui, testimoni zero: ancora una volta la paura prende il sopravvento sulla voce dei testimoni.
Aldilà del titolo provocatorio, ciò che penso è che nel nostro paese si stia passando troppo facilmente dalla paura di commettere un reato alla paura di denunciare un abuso. E’ una cultura che va controsenso, che sgretola il proprio DNA valoriale. Sicuramente a tutto questo, non fa bene il livello di (in)sicurezza del Belpaese, fatto di arresti lampo e di rilasci supersonici. Qualcosa va cambiato, bisogna reagire. La Gomorra Italiana, oramai è una certezza.

