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	<title>Gianmarco Esposito &#187; psicologia</title>
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	<description>Il sito di Gianmarco Esposito</description>
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		<title>Dedicato ai miei colleghi universitari&#8230;</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Feb 2009 08:38:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianmarco Esposito</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie dal Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Università]]></category>
		<category><![CDATA[psicologia]]></category>
		<category><![CDATA[scarabocchi]]></category>

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		<description><![CDATA[&#8230;e pensare, che quando lo faccio durante i corsi ascoltando i prof che spiegano, quasi mi prendono in giro per il mio &#8220;non prendere appunti&#8221;! eheh, leggete un pò quest&#8217;articolo pubblicato da repubblica.it questa mattina&#8230; LA VENDETTA DEGLI SCARABOCCHI. Uno studio inglese rivela che quei disegni aumentano del 29% la capacità di seguire un discorso. &#8230; <a href="http://www.gianmarcoesposito.com/2009/02/dedicato-ai-miei-colleghi-universitari/">Read more <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignright size-full wp-image-158" title="scarabocchio" src="http://www.gianmarcoesposito.com/wp-content/uploads/2009/02/scarabocchio.jpg" alt="scarabocchio" width="170" height="127" />&#8230;e pensare, che quando lo faccio durante i corsi ascoltando i prof che spiegano, quasi mi prendono in giro per il mio &#8220;non prendere appunti&#8221;! eheh, leggete un pò quest&#8217;articolo pubblicato da <a href="http://www.repubblica.it/2009/02/sezioni/scienze/scarabocchi-27feb/scarabocchi-27feb/scarabocchi-27feb.html?ref=hpspr1" target="_blank">repubblica.it</a> questa mattina&#8230;</p>
<blockquote style="text-align: justify;">
<p><strong>LA VENDETTA DEGLI SCARABOCCHI</strong>.<br />
<em>Uno studio inglese rivela che quei disegni aumentano del 29% la capacità di seguire un discorso</em>.<br />
Siete il genere di persona che alle riunioni con il capufficio, oppure in classe mentre il prof fa lezione, o nelle telefonate in cui c&#8217;è più da ascoltare che da parlare, prende in mano una penna o una matita e scarabocchia distrattamente ghirigori su un foglio di carta? Be&#8217;, se il capufficio, il prof o chiunque altro vi sorprende in flagrante, se ne esce con frasi del tipo &#8220;smettila di distrarti a quel modo e presta attenzione a ciò che dico&#8221;, adesso potete zittirlo con il supporto della scienza: spiegando che riuscite a stare attenti proprio grazie a quei disegnini senza senso.</p>
<p>Più attenti, concentrati e mnemonici, in effetti, di chi gli scarabocchi mentre gli altri parlano non li fa. Lo afferma un esperimento condotto da ricercatori del reparto scienze cognitive del Medical Research Council della Cambridge University. Scarabocchiare mentre si ascolta, affermano gli studiosi, aiuta a ricordare i dettagli: dunque l&#8217;esatto contrario del diffuso luogo comune secondo cui lo scarabocchio spinge la mente a perdersi nel vuoto.</p>
<p>Per verificarlo, gli scienziati inglesi hanno dato un banale compito ripetitivo, in pratica disegnare scarabocchi, a un gruppo di volontari che doveva contemporaneamente ascoltare un noioso messaggio telefonico. Confrontando la capacità di ricordare il contenuto del messaggio con un gruppo di ascolto che non era stato invitato a scarabocchiare, si è scoperto che lo scarabocchio aumenta la memoria del 29 per cento. Interrogati al termine dell&#8217;esperimento, senza sapere in che cosa consisteva o cosa cercava di misurare, coloro che scarabocchiavano hanno ricordato mediamente 7,5 nomi di persone, di luoghi e altri dettagli secondari del messaggio, mentre coloro che non scarabocchiavano ne hanno ricordati soltanto 5,8.</p>
<p>&#8220;Se una persona svolge un&#8217;attività passiva, come quella di ascoltare una noiosa conversazione telefonica, può cominciare a sognare ad occhi aperti&#8221;, commenta il professor Jackie Andrade, della facoltà di psicologia dell&#8217;università di Plymouth. &#8220;E sognare a occhi aperti induce a distrarsi da quello che si sta facendo, con il risultato che lo fai meno bene. Svolgere contemporaneamente un semplice compito, come appunto è scarabocchiare, può essere sufficiente a interrompere il sogno a occhi aperti senza compromettere la prestazione che si sta compiendo&#8221;.<br />
In parole povere, scarabocchiare permette di non distrarsi e aiuta a seguire meglio il filo del discorso.</p>
<p>Non è la prima volta che vengono messi in luce i benefici dello scarabocchio. Un libro diventato un best-seller in Francia e pubblicato anche in Italia nel 2007, &#8220;Quaderno di scarabocchi per chi si annoia in ufficio&#8221;, sostiene che scarabocchiare è una terapia anti-stress, fornendo perfino un sito Internet, www.swarmsketch.com, per chi desidera farlo sul web anziché su carta. In un altro volume, uscito nel nostro paese nel 2005, &#8220;I disegni dell&#8217;inconscio&#8221;, gli psicologi Evi Crotti e Alberto Magni elencano sei diverse categorie di scarabocchi, ciascuna rivelatrice di un particolare stato d&#8217;animo: per cui ad esempio chi tratteggia labirinti sta cercando una via d&#8217;uscita da una situazione di stallo, chi disegna palme vorrebbe trovare un&#8217;oasi di pace, chi fa schizzi di un&#8217;automobile rivela un desiderio erotico non soddisfatto.</p>
<p>Lo scarabocchio, del resto, è vecchio come l&#8217;uomo: ci guarda dalle pareti delle caverne della preistoria, rispecchia l&#8217;animo del genio nei taccuini di Leonardo da Vinci, diventa pop-art nei moderni graffiti di strada. E poi ci sono gli scarabocchi d&#8217;autore: le spirali di Balzac, gli anelli di Beethoven, gli animali immaginari di Malraux. Senza dimenticare gli scarabocchi tracciati da molti dei nostri deputati durante le sedute alla Camera: sebbene venga il sospetto che, nel loro caso, lo facciano sperando effettivamente di distrarsi, mica per prestare più attenzione.</p></blockquote>
<p>&#8230;e per quest&#8217;ultimo semestre universitario, tutti armati di matita, creatività e spensieratezza <img src='http://www.gianmarcoesposito.com/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';)' class='wp-smiley' /> </p>
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		<title>Vi presento l&#8217;i-Psychologist</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Jul 2008 23:47:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianmarco Esposito</dc:creator>
				<category><![CDATA[Generale]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[mac]]></category>
		<category><![CDATA[post-modernismo]]></category>
		<category><![CDATA[psicologia]]></category>
		<category><![CDATA[sherry turkle]]></category>

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		<description><![CDATA[Oggi ho scoperto grazie ad una segnalazione del mio amico Ing. Jockerino, che il mac ha una funzione nascosta capace di trasformare uno statico monitor in uno psicologo attivo e reattivo&#8230;come? Davvero semplice&#8230;basta aprire il &#8220;terminale&#8221; e digitare le seguenti parole: &#8220;emacs POI shift+esc POI xdoctor&#8221; (ovviamente il POI sta ad indicare le fasi successive&#8230;non &#8230; <a href="http://www.gianmarcoesposito.com/2008/07/psicologia-ma/">Read more <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Oggi ho scoperto grazie ad una segnalazione del mio amico Ing. <a href="http://www.jockerino.altervista.org/blog/" target="_blank">Jockerino</a>, che il mac ha una funzione nascosta capace di trasformare uno statico monitor in uno psicologo attivo e reattivo&#8230;come? Davvero semplice&#8230;basta aprire il &#8220;terminale&#8221; e digitare le seguenti parole: &#8220;emacs POI shift+esc POI xdoctor&#8221; (ovviamente il POI sta ad indicare le fasi successive&#8230;non scrivetelo!). Apparirà una finestra con il proprio psicologo di fiducia rigorosamente inglese&#8230;ho fatto la mia prima chiacchierata ed è sembrato interessato a molte cose&#8230;prima di tutto alla famiglia, quindi all&#8217;andamento &#8220;scolastico&#8221;, per poi preoccuparsi di sapere come mi sentissi&#8230;caspita che divertimento (durato si e no 50 secondi, poi bottone rosso e via&#8230;)</p>
<p>Questa funzione mi ha ricordato alcune riflessioni suscitate da <a href="http://www.mit.edu/~sturkle/" target="_blank"><strong>Sherry Turkle</strong></a> nel suo testo &#8220;<em>La vita sullo schermo</em>&#8220;; in particolar modo quando cita il software <em>Depression 2.0</em>, un programma specializzato nel trattamento della depressione. L’autrice si chiede come sia possibile che persone stiano ore ed ore a dialogare con un computer per poi minimizare con un ”<em>E’ solo una macchina…</em>”&#8230;in effetti,  io più di qualche secondo non ho resistito&#8230;</p>
<p>E pensare che tra gli anni &#8217;70 e &#8217;80 molte persone trovavano intrigante l’idea di poter parlare con la tecnologia circa le proprie faccende personali&#8230; come se ci si sentisse eccitati dalle possibilità di gioia o di auto-espressione contenute in simili conversazioni. Si sviluppava una sorta di legame emotivo…fino a quando non si toccava la psicoterapia vera: quando le persone, giudicavano il computer come uno psicoterapeuta, provavano disgusto. <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Fredric_Jameson" target="_blank"><strong>Frederic Jameson</strong></a> provò a spiegare questa sensazione, attraverso la sua concezione di post-modernità: una mancanza di profondità, intesa come l’esistenza del nulla aldilà della simulazione. Egli parla di “<strong>perdita di affetto</strong>”: la serietà con cui la gente prendeva le conversazioni con <em>Depression</em> è una testimonianza della perdita di profondità e di affetto.</p>
<p>&#8230;discorso troppo lungo&#8230;specialmente se sono le 2 di una bollente notte estiva e se la tentazione di cadere in tematiche sulla post-modernità per auto-stimolarmi il sonno è forte&#8230;meglio guardare Rete4: almeno mi addormento in pochi attimi e senza delirio.</p>
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