Sembra un paradosso: ma è possibile. La macchinina di Google che va a zonzo in giro nel mondo catturando istantanee di tutte le strade del pianeta, ne ha combinata un’altra. Dopo le scene di corna, sesso, le proposte di matrimonio e gli accadimenti più folli, questa volta Google ha deciso di passare il confine (e non intendo, l’aldilà): nel tour fotografico delle vie del Brasile ha immortalato ben due cadaveri e li ha messi sul web a velocità da record, realizzando uno straziante scoop che fa riflettere e che pone domande senza ahimè alcuna risposta. Nessuna revisione, nessuna censura, ma completa (si spera) inconsapevolezza sull”accaduto. Il web è anche questo: follia e paradosso

Welcome to the party.

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Sexy Android

settembre 14th, 2010 | Posted by Gianmarco Esposito in Tecnologia - (0 Comments)

Sexy si, ma non scalda affatto…anzi, fa rabbrividire. La notizia che rimbalza da un blog all’altro riguarda Google Android, popolare Os per smartphones a cura di Google, protagonista di uno “scandalo a luci rosse”. Avverto fin da subito gli amanti del genere: nulla a che vedere con Paris Hilton, qualche cornuto giocatore inglese o le vere-o-presunte accuse verso Assange di Wikileaks. Stavolta si tratta di un vecchio trucchetto, vecchio almeno trent’anni ma rimodulato in una nuova forma. Mettiamo insieme le parole “hotline” e “virus” e il gioco è fatto: niente sifilide, tranquilli, ma una devastante conseguenza sulla propria bolletta telefonica. Google Android è infettato, ed il virus stavolta è di quelli pericolosi. La società Kaspersky Lab ha infatto rilevato un trojan che una volta ambientato nello smart-phone, inizierebbe ad inviare sms a numeri a tariffazione maggiorata, effettuando una vera e propria “transazione latente” di denaro, direttamente dal proprio conto telefonico (abbonamento o ricaricabile, è indifferente…) a quello del furbo piratello. Il trojan che porta il nome di “Trojan-SMS.AndroidOS.FakePlayer.b” assume le sembianze di un finto media-player; talmente finto, che alla sua installazione richiede l’abilitazione all’invio degli sms…e qui, come sempre, gioca la sua parte il “ponte”, vale a dire l’uomo: è lui che manualmente attiva il virus, inconsapevole dei rischi di una simile funziona.

Insomma, che sia in calore oppure no, è pur sempre il “pollo” a far la sua parte.

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Oggi mi sono trovato davanti ad un articolo decisamente buffo e lo riporto qui:

NEW YORK – Mentre Google festeggia i suoi primi dieci anni, qualcuno ne reclama la paterinità. Un video su YouTube dall’esplicativo titolo “la verità sulla nascita di Google” acquista sempre più popolarità nella rete. Nel filmato Hubert Chang, dottorato all’Università di New York, dichiara di essere il terzo fondatore del motore di ricerca, e che il suo nome meriterebbe di essere affiancato a quello di Larry Page e Sergey Brin.

La storia. Chang nel suo video afferma di aver conosciuto Brin e Page nel 1997, quando il professore Rajeev Motwani dell’Università di Stanford visitò il campus di New York. Entrato in contatto con Motwani, Chang gli chiese se conosceva qualcuno con cui poter collaborare per lo sviluppo di una sua idea di algoritmo di ricerca: la risposta furono due promettenti studenti di Stanford di nome Larry e Sergey.

“La collaborazione è stata intensiva ed interessante. Io, Brin e Page abbiamo realizzato insieme l’algoritmo di ricerca (il celebre PageRank), ma anche il business model basato su adsense e adword”, dice Chang che poi spiega perché di lui non si è saputo più nulla. Nella sua versione dei fatti, Brin e Page gli chiesero di firmare con loro il documento accademico di presentazione di Google, ma il giovane rifiutò per potersi concentrare sul suo dottorato (concluso nel 2002) a New York. Dopo aver raggiunto il suo obiettivo, Chang bussò di nuovo alla porta di Google, al tempo una piccola ma promettente startup, senza ricevere però le previste attenzioni. Da qui la decisione di pubblicare un video in cui rivelare la sua versione dei fatti. Purtroppo di tutto questo non esistono prove perché Chang ammette che “nel 1997 avevo poco spazio nella casella email e sono stato costretto a cancellare la corrispondenza con Brin e Page”.
I dubbi. Un mitomane o una storia vera? Secondo Motwani, interrogato sull’argomento da TechCrunch, sono tutte falsità. Il professore afferma di aver lavorato a stretto contatto con Page e Brin e di non aver mai notato un terzo soggetto dietro Google. Motwani non è infatti solo un famoso professore di Stanford, ma anche uno degli “angel investor” che hanno permesso ai due ragazzi di accedere ai finanziamenti per lanciare la loro società. “Può essere che ci sia stato uno scambio di email – chiude Motwani – ma l’affermazione di aver collaborato all’ideazione del nome, dell’algoritmo e del business plan è del tutto infondata”.

(Fonte: repubblica.it)

Ora posso dirlo…io sono il quarto fondatore di Google…e vi racconto la mia storia.

Era il lontano 1997, avevo circa 13 anni e frequentavo la scuola media. Ero un giovane dalle grandi prospettive e un giorno incontrai Larry, Sergey e Chang al Maracanà Pub di Castellammare di Stabia mentre sorseggiavano una Coca-Cola Ghiacciata (allora facevano l’erasmus alla Federico II e quindi si trovavano nei paragi…). Mi ricordo chiaramente che parlavano di algoritmi, funzioni e soprattutto di tabelline, io li aiutati a risolvere un nodo cruciale (se non erro, si trattava del risultato di 8×3=24) e brindammo insieme tra analcolici e patate messicane ( Larry ne andava pazzo). Confermo quanto detto da Chang e attendo che lui confermi la mia versione; purtroppo non avevo ancora una fotocamera digitale e non posso testimoniare in alcun modo quanto ho sostenuto. Però fidatevi!

Quindi cari Larry e Sergey, non fate i tirchi e datemi quanto mi spetta…io attendo, eh.

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Un browser “Cromato”

settembre 2nd, 2008 | Posted by Gianmarco Esposito in Tecnologia - (0 Comments)

Come un fulmine a ciel sereno…ecco che google prepara il lancio del suo browser, a questo punto imminente…e sul web, le anticipazioni non frenano la loro corsa…eccone riportata una, quella a mio giudizio più completa e dettagliata, a cura di Luca Annunziata di PI:

Non una vera e propria rivoluzione, ma poco ci manca. Google deposita nelle caselle di posta (quelle vere, non quelle fatte di bit) di alcuni addetti ai lavori statunitensi un album a fumetti e alza il velo su una novità per certi versi inaspettata: BigG sta lavorando ad un browser web di nuova generazione, basato su WebKit e completamente open source. Progettato tenendo in mente il web 2.0 e la sicurezza dei netizen.

Si chiama Google Chrome, e ha visto la luce negli scorsi mesi nei laboratori di Mountain View: come detto, la sua base è il motore WebKit utilizzato anche da Apple, già sfruttato da BigG per il browser di Android. A differenza però di altri prodotti che condividono lo stesso engine, Chrome adotta un principio originale per la gestione della memoria. Ciascuna tab di navigazione risiede in un processo separato e questo, spiegano, garantisce diversi vantaggi: primo su tutti, una occupazione ridotta e più razionale della memoria di sistema.

Sotto il cappello di Chrome ciascuna pagina web godrà di totale indipendenza: se questo da un lato eliminerà in un colpo solo tutte le attese legate alla virtual machine java o javascript che congela l’intero browser per colpa di una sola finestra, dall’altra garantirà anche maggiore velocità operativa e sicurezza. La velocità sarà garantita da una macchina virtuale javascript riscritta da zero, denominata V8 e definita più rapida di qualsiasi altra in circolazione: merito, spiegano i tecnici Google, di una garbage collection altamente perfezionata e di una gestione avanzata di classi fantasma che consentono una più efficace gestione degli oggetti generati durante l’esecuzione.

La sicurezza, invece, si deve ad una gestione più attenta dei processi in corso in ogni tab, con un occhio di riguardo al malware e al phishing. Il tutto grazie anche all’impegno di lunga data di Google su questo fronte, che ha permesso la nascita di blacklist utilizzate spesso anche nei servizi di altri produttori di software. Le eventuali finestre pop-up, poi, vengono gestite all’interno della finestra che le genera, e vengono visualizzate dall’utente se e solo in caso di una sua esplicita richiesta con un clic. E poi c’è pure una finestra per la navigazione che non lascia traccia nella cronologia.

Per ribadire l’originalità di Chrome, BigG ne ha anche variato l’interfaccia: le tab migrano da sotto la barra degli strumenti alla sommità della finestra, a sottolineare l’indipendenza delle pagine che potranno essere facilmente separate in finestre distinte o riunite, magari riorganizzandole per argomento. Il tutto, garantiscono i tecnici disegnati con china e matita, è stato ampiamente testato da Google stessa su milioni di pagine web, così da garantire la rispondenza agli standard e la capacità del browser di confrontarsi con veri siti.

La rappresentazione della divisione tra processiNon mancano poi una sorta di “nuova tab” di default che contiene i 9 siti più visitati, una barra degli indirizzi più intelligente che sa perfettamente cosa l’utente vuole digitare, per non parlare dell’integrazione di Google Gears nel pacchetto affinché la scrittura di applicazioni e plugin risulti sempre più semplificata sotto l’egida del marchio di Mountain View. C’è persino una sorta di “monitor di sistema” (task manager) integrato nell’applicazione, per tenere d’occhio quali finestre e quali plugin stiano eventualmente attingendo alle ultime sacche di RAM rimaste libere. Tutto questo, garantisce BigG, in perfetto stile e filosofia open. Chrome sarà in un certo senso donato alla comunità, chiunque potrà farne quello che vuole (ovviamente nel rispetto della licenza d’uso): Google dice di voler ripagare tutti quei navigatori e quegli sviluppatori che hanno fatto la sua fortuna, puntando a contribuire all’evoluzione del World Wide Web e ad offrire un aiuto concreto allo sviluppo di altri progetti come quelli di Mozilla.

Sono proprio questi ultimi ad avere più da temere dalla discesa in campo di Google nella guerra dei browser. Il peso e i capitali di BigG potrebbero senz’altro schiacciare la lunga rincorsa di Firefox al primato di Explorer: sempre che a Mountain View decidano di trasformare Chrome in una applicazione vera e propria, piuttosto che in una dimostrazione di stile in stato di beta o addirittura di alpha.

Alcuni indizi potrebbero lasciar supporre che per il momento Google non faccia (ancora) troppo sul serio: gli accordi con Mozilla Foundation per le provvigioni sulle ricerche effettuate nei loro browser sono stati appena rinnovati fino al 2011, segno probabilmente che c’è ancora qualche anno di tempo (Fonte: http://punto-informatico.it/).

Google arriva e già ci si chiede chi sarà a soffrire di più l’ingresso del nuovo browser…sinceramente mi aspetto molto da questo browser e non nascondo che lo proverò; attualmente, nonostante io sia fortemente legato alla Apple, utilizzo da diversi anni Firefox (che ultimamente mi sta dando qualche grattacapo in termini di affidabilità…). A mio avviso, Safari non sarà minacciato dalla presenza di Chrome…a temere questo ingresso dovranno essere lo stesso Firefox e soprattutto Internet Explorer: l’unico browser che per prestazioni, attributi e specifiche, resta davvero anni luce indietro…

Il tempo dirà tutto…nel frattempo, godiamoci qualche fumetto!

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Si chiama Digg, ed è un sito web che si occupa di scienza e tecnologia, Internet ed informatica. Le notizie ed i collegamenti sono proposte dagli utenti, e sono poi promosse in prima pagina in base ad un sistema di graduatoria non gerarchico e basato sulla valutazione degli altri utenti della comunità. Kevin Rose, il fondatore, l’ha creato nel 2004 ed è attualmente una delle realtà del web più linkate ed imitate degli ultimi anni: uno dei primi web-aggregatori che hanno segnato una svolta nella lettura di siti e blog di tutto il mondo, attraverso un semplice meccanismo di rating e di commento. Non è un caso se recentemente, si parla di una possibile acquisizione da parte di Google: l blog TechCrunch che cita fonti interne al motore di ricerca, afferma che l’accordo sarebbe già stato fissato intorno ai 200 milioni di dollari; poche settimane basterebbero per raggiungere l’accordo definitivo.

Dopo anni in cui trionfava come il “gigante buono”, la reputazione di Google si sta pericolosamente incrinando. Collaborazione con i regimi autoritari, aggressività sul mercato, e una poco chiara politica sulla privacy, tutto questo rende un crescente numero di utenti scettici nei confronti del motore di ricerca, che secondo molti starebbe infrangendo il suo motto originario “don’t be evil” (non essere cattivo). Ma ci sono anche altri motivi, come l’arrivo massiccio di nuovi utenti in un sistema basato sulla reputazione, che porta inevitabilmente a un minore peso del singolo. (Fonte: Repubblica.it)

Google continua la sua rincorsa al web…e questo non mi fa affatto piacere..cresce la paura per un gigante sempre più grande che mina la propria privacy…la mia simpatia verso l’azienda di Mountain View, inizia a vacillare.

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Google ha appena lanciato “Lively”, un programma per creare micromondi in tre dimensioni.

Basta scaricare l’applicativo (per ora disponibile solo per i sistemi operativi Windows), accedere al sito dedicato e iniziare a costruirsi il proprio alter ego virtuale. Si può scegliere tra dieci modelli di avatar (dalla vamp aggressiva al cyborg futurista, ma anche animali e altre creature di fantasia) che possono poi essere ulteriormente personalizzati, cambiando ad esempio il taglio e il colore dei capelli o i vestiti da indossare. Una volta creato il proprio personaggio, si può iniziare ad esplorare le stanze e interagire con gli altri avatar attraverso la chat testuale o i movimenti (abbracci, stretta di mano).

STANZE 3D – Ma il divertimento non finisce qui. Lively invita, infatti, ogni utente a realizzare la propria stanza, anche qui scegliendo tra diverse opzioni architettoniche e di design. Il procedimento è quanto mai semplice ed intuitivo e non necessita di particolari abilità informatiche. All’interno di ogni ambiente si possono inserire link che puntano a pagine web esterne come pure oggetti multimediali (una foto pubblicata su Picasa o un video di YouTube). Ad ogni modo, la stanza creata non resta imprigionata sul sito di Lively, ma può essere facilmente esportata sul proprio sito, blog o pagina di social network. E così permettere ad amici e passanti di visitare anche il proprio mondo tridimensionale.

TUTTO VIA BROWSER – Proprio questa forte integrazione con il web rappresenta la novità più dirompente del servizio lanciato da Mountain View. A differenza dei mondi virtuali più famosi (come Second Life o There), per accedere a Lively non è necessario lanciare un programma ad hoc, ma basta il normale browser che già utilizziamo per navigare online. In questo modo, Internet andrà sempre più affollandosi di stanze tridimensionali e pupazzi colorati: un’innovazione non da poco, che è stata già sperimentata con successo da IMVU e che Google saprà certamente rendere di massa.

(Fonte Corriere.it)

E pensare che son anni che i rumors vogliono Google pronta ad acquistare “Second Life”…ed eccola che attacca, nel modo più doloroso possibile (alla linden…): è vero, ora è una Chatroom evoluta (non è possibile parlare di vero e proprio metaverso…) ma l’integrazione nel web e la possibilità di creare una forte interazione tra “virtualità e rete” (attraverso una comunicazione così veloce ed integrata, quasi come se fossero la stessa cosa…), è sicuramente un passo grande che fa tremare il paradiso della seconda vita. E’ già tanto che si parla di crisi di Second Life, nonostante, poi, forse non sia così tanto vero…la cosa certa, è che Google da oggi c’è e non si limiterà ad offrire un servizio banale e senza futuro per i propri utenti…

Per quanto possa definirmi simpatizzante per le strategie di Google, non posso ignorare il fatto che Google, oramai, ha sempre più le chiavi della rete…e visto che siamo in tema di simpatie, non posso non nascondere l’antipatia pura per le mosse della Linden Lab ( crash continui, leggi inworld, spegnimenti della piattaforma senza preavviso, sim comprate ma perennemente affittate, etc…).

Fossi un Linden me la farei sotto…ma non lo sono, e nei loro panni mi darei da fare.

Il gigante è arrivato…a voi l’ardua sentenza: è un gigante buono….o un pò cattivo?

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