Un uomo sta viaggiando su una strada isolata. Ad un certo punto, egli si imbatte in un grande masso che gli impedisce di proseguire il cammino. La prima soluzione possibile è tentare di spostare il sasso da solo, ma se questo è talmente grande da non riuscirci, l’uomo potrebbe aspettare che arrivi qualche altro individuo che debba passare di lì in modo da tentare di rimuoverlo insieme. In alternativa, potrebbe accadere che, nonostante siano arrivati altri individui, essi non riescano a spostare il masso. Tutti quanti, quindi, potrebbero chiedere aiuto ad un contadino che guida il trattore in un campo vicino in cambio di una somma di denaro…

…senza scendere nei dettagli della teoria organizzativa del caro Chester, vado al dunque e vi anticipo che se il masso si trova per le strade di napoli, potrà anche passare un trattore, ma di cacciare una “lira” per risolvere il problema non se ne parla. E quindi, si ricorre alla prima opzione: chiamatelo fai da te, l’unione fa la forza o arte di arrangiarsi; su questo, siamo unici (altro che Gomorra). Buona visione :)

Nota: per ulteriori approfondimenti sulla “parabola del masso”, rimando alla pagina Wikipedia di Chester Barnard

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Ieri sera è andato in onda lo “show” sulla morte in diretta di Sarah Scazzi. Uno spettacolo deplorevole, secondo per atrocità solamente all’epilogo della stessa vicenda. Non voglio soffermarmi sui particolari di una storia da brividi, urlando il mio sconcerto e lanciando accuse, offese, insulti e “auspici” per coloro che hanno un ruolo in tutto questo. Quello che vorrei discutere è invece lo straziante reality della morte in diretta di una ragazza di quindici anni, soffocata, violentata e sepolta dal sangue del suo sangue. Non so come la famiglia abbia potuto accettare una diretta simile…ma la RAI….dico, la RAI, la televisione di stato che presta il fianco ad uno scoop seguito secondo queste modalità e tessendo audience su audience sfruttando il dolore e lo shock non solo di una famiglia, ma di un intero paese. Quintali di ipocrisia e tonnellate di scarsa professionalità, hanno realizzato la base di uno spettacolo privo di contenuti, al limite dell’osceno. Madre e famiglia al seguito, un avvocato popstar e una conduttrice degna del miglior avvoltoio sono stati i giusti ingredienti di un grande successo; a saperlo prima, facevano anche uno spot:

Mercoledi 6 ottobre alle ore 20:30, andrà in onda la “Morte in diretta di una giovane adolescente”; non perderti l’appuntamento dell’anno! Chi sarà il colpevole? Quale sarà il movente? E soprattutto, dov’è sepolto il corpo della giovane fanciulla? Segui l’attesa con noi…e ovviamente, se alla fine della vicenda, la madre della ragazza vorrà interrompere il programma, schiaccerà un bottone!

Dolore. Tanto dolore. Il mostro che ha commesso un crimine così efferato non è molto diverso dal mostro dell’informazione…e scusatemi, di cuore, se ho commesso un errore usando un eufemismo (“informazione“, ndr…).

PS: non allegherò alcun video dell’accaduto; piuttosto, richiamo all’attenzione una canzone del 2003 in grado di raccontare il mio punto di vista, ancor meglio delle mie stesse parole.

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Cosa strana, essere in pizzeria mentre si attende la pizza da portar via e un pò per noia, un pò per ammazzare il tempo, si legge e si osserva tutto ciò che è intorno a noi…e così, mi sono imbattuto in un racconto strano quanto divertente, che potrebbe essere una sorta di “morale” sulla comunicazione organizzativa. Mi va di riportarla qui:

Questa è la storia di quattro persone chiamate Ognuno, Qualcuno, Ciascuno e Nessuno. C’era un lavoro importante da fare e Ognuno era sicuro che Qualcuno lo avrebbe fatto. Ciascuno avrebbe potuto farlo, ma Nessuno lo fece. Finì che Ciascuno incolpò Qualcuno perchè Nessuno fece ciò che Ognuno avrebbe potuto fare.

Questo fa riflettere su quanto sia importante avere una comunicazione interna che sappia gestire e regolare i processi organizzativi che stanno alla base di ogni organizzazione…che sia una pizzeria, o che sia un’impresa, poco cambia!

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Non è un gran novità: saper comunicare e farlo con capacità di persuasione, fa fare tanta strada. Ovunque. Lo sapevano i romani: ed erano tanti, ma tanti anni fa. Figurarsi ora. Accade spesso che chi detiene lo “scettro” della comunicazione, riesca a farne un abuso: basti pensare al meccanismo della propaganda, classico mezzo per cercare di forzare un’opinione all’interno della “massa” che ascolta. Non pretendo in questa sede, di voler analizzare dei temi così grandi quanto complessi, ma vorrei limitarmi a fare delle semplici osservazioni.

Vorrei parlare di Beppe Grillo. Ho visto il suo intervento ad Exit: il ruo ritorno in televisione (in questo caso a La7) dopo tempo immemori. A dir degli autori e della presentatrice del programma, doveva essere un’apparizione in linea con il tema della serata, un confronto sano  (?) e politically correct (??) con gli ospiti in studio…ma così non è stato. Beppe, ha alzato il volume e ha partorito un monologo decisamente lungo, uscendo dal tema, usando parole che poteva benissimo evitare (perchè la tv, non è il suo blog…), ha alzato la voce e ha offeso le persone in studio. Fin qui, c’era da aspettarselo visto il personaggio. Ma quello che sinceramente non capisco, è il “tono” della sua “battaglia oramai epica”. Che sia chiaro: quello che afferma Grillo è giusto, soprattutto in tanti discorsi. Ma il tono è assolutamente fuori dal contesto. Grillo si schiera contro una politica malsana e lo fa alzando la voce, offendendo, abusando di parolacce e soprattutto, non facendo parlare. Addirittura, dopo il monologo, rifiuta il confronto lasciando gli studi di La7…senza lasciare possibilità di replica. Questo è assolutamente sbagliato. Anche un Blogger alle prime armi, sa che quando scrive un post sul proprio blog, il feedback è la cosa più importante: si lancia un’idea, un topic, che può essere giusto o sbagliato…ma si arriva ad un confronto, che deve essere pacifico e calmo, altrimenti si genera un “flame”. Grillo, ha atteso l’ingenuità della D’Amico per innescare un bell’incendio doloso. Ha sbagliato sede, ha sbagliato modo. Se è vero che la politica deve cambiare, deve iniziare a farlo con l’ascolto: ascoltare i cittadini, ascoltare l’opinione di tutti, buoni o cattivi che siano. Comunicare significa confrontarsi. Grillo ha agito proprio come tanti cattivi politici. Parlare come un flusso e al primo accenno di confronto, ha alzato la voce..e alla fine, arrivederci e grazie. Grillo, la tua sarà senz’altro una verità, ma non sarà mai una verità assoluta.

Insomma, quando ho letto di “Grillo ad Exit”, mi sono subito incuriosito, nonostante un filo di scetticismo. Grillo ha deluso, ha senz’altro infiammato coloro che lo seguono da tempo ma difficilmente penso che abbia colpito chi non lo conosce sotto questa nuova veste. Una cosa è sicura: Grillo è riuscito in tante battaglie, raccogliendo consensi…e il suo fare, nonostante le tante smentite, è un fare politico. Perchè fa politica. Perchè lotta in battaglie in cui inevitabilmente si tocca la politica…e per carità, non c’è nulla di male. Ma se è la politica l’obiettivo, allora bisogna “combatterla” con il suo fantasma: con il dialogo che parte dal basso. E invece, Grillo, ad “exit” è partito su un piedistallo…e l’unico “Exit” che ho visto, non era un programma televisivo che si apprestava a divenire interessante, ma una vera, ingiustificata e deludente “exit” di scena dagli studi di La7.

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Questa mattina mi sono soffermato su un articolo davvero interessante a cura di Gilberto Visintin, in merito all’importanza del “saper usare la voce” nell’ambito delle risorse umane (Tratto da Eccellere.com). Il focus dell’articolo, arriva ad un punto: Parlare è semplice, Comunicare è tutt’altra cosa. E la voce è senz’altro la chiave del successo di un intervento, di un discorso, di un dibattito. (o quanto meno, il vero “Cavallo di Troia” di un discorso). In tal senso, non mi riferisco semplicemente al timbro (su quello, c’è poco da fa…se nasci con la voce di paperino, certo non puoi pretendere credibilità :) ) ma a come si utilizza la voce. Riporto qui qualche tratto preso in prestito dall’articolo di Visintin:

Recentemente ad una conferenza ho constatato per l’ennesima volta la difficoltà dell’oratore di tenere alta l’attenzione, nonostante l’argomento fosse molto interessante, a causa dell’uso piuttosto maldestro della sua voce. Dopo una manciata di minuti mi sono accorto, e non ero il solo, che non seguivo più quello che stava esponendo: un vero peccato!
Quella sera ho avuto, per l’ennesima volta, la conferma che poche sono le persone che sanno parlare in pubblico tenendo alta l’attenzione.
Credo sia molto importante, per tutti coloro che fanno un uso professionale della voce, saperla usare in modo corretto per ottenere un maggior successo di pubblico e nelle relazioni. La voce è uno strumento molto complesso e delicato che viene fortemente condizionato anche dagli stati emotivi. Se gli occhi sono lo specchio dell’anima, la voce si può considerare lo specchio della nostra personalità: il nostro “strumento” voce se ben “suonato “ci permette una gamma infinita di espressioni: colori diversi, suoni diversi, corposità diverse. La nostra bocca è una cassa di diffusione dalle mille possibilità.

Se quando parliamo diamo alle parole lo stesso colore, lo stesso valore e lo stesso ritmo, diventiamo monotoni, provocando inevitabilmente un calo di attenzione.
Saper usare bene la propria voce significa conquistare oltre il trenta per cento in più di attenzione sullo standard medio d’ascolto: inoltre saper utilizzare la propria voce con efficacia, permette di divertirsi e di divertire.

Vanno cercati gli stimoli giusti che mettano in condizione i partecipanti di rompere gli indugi per lasciarsi andare e recuperare così la loro creatività vocalica, magma indispensabile, al di là della tecnica, per recuperare le proprie capacità fonatorie. E’ chiaro che tutto questo si ottiene attraverso un percorso formativo mirato e ben articolato.

Non posso che essere assolutamente d’accordo con l’autore. La voce è indispensabile, ci cattura o ci distrae, proprio come accade in politica. La voce, d’altronde, è un vero e proprio strumento musicale e come tale, dobbiamo impararlo ad usarlo seguendo una ritmica, un pentagramma creativo quanto adeguato al contesto e al topic che stiamo comunicando. Pause, colori, accenti sono importantissimi: la voce ci da tutto. Ci dimostra preparati quanto improvvisati, ci fa sentire vicini quanto un gradino sopra agli altri. Insomma, è davvero fondamentale.

In un colloquio recente, mi sono state chieste informazioni sulla webradio che gestisco da tre anni: ora capisco il perchè dell’importanza di Radio PodMast all’interno della mia carriera formativa. Lavorare in radio (odio il termine lavorare se precede il termine radio, che sia chiaro..) mi ha insegnato tanto: dar peso al tono, cercare registri vocali sempre nuovi e adeguati al tema discusso, non essere lenti ma neanche troppo veloci nell’esprimersi e soprattutto, mi ha spinto ad una ricerca lessicale che deve essere sempre in costante aggiornamento ed evoluzione.

Insomma, articolo interessante. Quindi, cari colleghi che volete specializzarvi nell’ambito delle HR, ho posti illimitati in radio…altrimenti, l’anno prossimo, tutti ad X-Factor.

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Stasera ho assistito al mio primo convegno virtuale su Second Life…ho ricevuto l’invito dal gruppo “unAcademy: Accademia non convenzionale della cultura digitale”, progetto interessante per tematiche trattate e incontri progettati.
Tema della discussione è “Assisi su Second Life” con ospite il sindaco di Assisi Claudio Ricci.

E’ stata un’occasione speciale per conoscere due realtà: quella di un mondo reale che si affaccia sul virtuale (curiosità, innovazione e immagine di una città storica del nostro paese…) e l’ennesima prova che il virtuale acquisisce sempre più peso: è attrattiva comunicativa, percorso affascinante della nuova comunicazione e per un nuovo modo di “creare” , incontrarsi, dibattere.

Quella su cui insiste il sindaco è un’ipercomunicazione multimediale che rivive nel passaparola, nel valore del one-to-one, nella parola scambiata frontalmente. Una comunicazione istituzionale che si nutre di un elemento fondamentale del metaverso della linden lab: la continuità delle relazioni e delle comunicazioni; esserci e viversi come flusso continuo. Assisi è quindi una città che impiega risorse in marketing ambientale, innovazioni tecnologiche e con uno sguardo al futuro mantenendo i valori e le identità culturali provenienti dal passato; tra l’astratto e il concreto, second life si offre come ponte e strumento per questa concezione che mixa e fonde, realtà e virtualità, senza dividersi mai ma anzi, rafforzando le proprie radici storiche e la propria immagine contemporanea…una sfida senz’altro difficile, magari in salita, ma che non spaventa il sindaco.

Tra gli atri temi, wifi in tutta assisi entro fine anno, opere di restauro, marketing e un progetto dedicato alla triste condizione della Napoli attuale: i migliori artisti Napoletani dell’arte contemporanea saranno chiamati a dipingere i cassonetti di Assisi; un’azione di comunicazione che cercherà di bilanciare, nel suo piccolo, un’immagine monocromatica di una triste realtà, cercando di riportare in tutto il suo splendore, Napoli,  a dir del sindaco “Capitale della cultura mondiale e del paese Italia“.

Che dire…Innanzitutto complimenti. La sfida è molto bella, interessanti sono stati i concetti dell’ipercomunicazione multimediale, della continuità nel metaverso, ma soprattutto la volontà di coniugare radici storiche e innovazione contemporanea attraverso la metafora (se di metafora si può parlare….) delle due piazze…quelle che i giovani dovrebbero frequentare: la reale, per conservare e vivere i rapporti “di persona”, fatti di fisicità e comunicazione diretta…e quella virtuale: simbolo e metafora di un vivere tecnologico al passo con i tempi o addirittura, con un occhio al futuro.

Ottima l’organizzazione dell’unAcademy…non mancherà occasione per assistere ad altre manifestazioni.

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Corsi finiti…ed esami che iniziano.

L’ennesimo anno accademico è terminato…questa volta però parliamo di specialistica. Tanti i corsi seguiti…molti interessanti e alcuni meno: il bilancio però è sicuramente positivo. A differenza della triennale, i docenti son sicuramente più disponibili: specialmente nella realizzazione di lavori (tesine e progetti di vario genere) che esplicitano in maniera pratica, le infinite teorie che abbiamo appreso, sentito e risentito. Dopo molti esami, si ha la sensazione di “aver davvero imparato qualcosa”: cosa molto rara in passato…ed è una soddisfazione…stiamo lavorando bene!

E ora?

Esami…esami e ancora esami…poi una rilassantissima estate…magari con qualche importante novità? Chissà…

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