Sono appena tornato dal cinema…ho visto “Gomorra”, film di Matteo Garrone tratto dal romanzo-nofiction di Roberto Saviano…chiamarlo film è riduttivo: un documentario sulla vita, un occhio capace di arrivare laddove non ci si può spingere.
Potere, soldi e sangue. In un mondo apparentemente lontano dalla realtà,
ma ben radicato nella nostra terra, questi sono i “valori” con i quali gli abitanti della provincia di Caserta, tra Aversa e Casal di Principe, devono scontrarsi ogni giorno. Quasi sempre non puoi scegliere, quasi sempre sei costretto a obbedire alle regole del Sistema, la Camorra, e solo i più fortunati possono pensare di condurre una vita “normale”. Gomorra è un viaggio nel mondo affaristico e criminale della camorra si apre e si chiude nel segno delle merci, del loro ciclo di vita. Le merci “fresche”, appena nate, che sotto le forme più svariate – pezzi di plastica, abiti griffati, videogiochi, orologi – arrivano al porto di Napoli e, per essere stoccate e occultate. E le merci ormai morte che, da tutta Italia e da mezza Europa, sotto forma di scorie chimiche, morchie tossiche, fanghi, addirittura scheletri umani, vengono abusivamente “sversate” nelle campagne campane, dove avvelenano, tra gli altri, gli stessi boss che su quei terreni edificano le loro dimore fastose e assurde – dacie russe, ville hollywoodiane, cattedrali di cemento e marmi preziosi – che non servono soltanto a certificare un raggiunto potere, ma testimoniano utopie farneticanti.
Mi ha fatto uno strano effetto rivedere la “mia” Napoli sotto questa diversa luce…sono anni che oramai passo le mie giornate li (certo non a Scampia…); una vicinanza così surreale tale da farmi pensare quasi impossibile questo doppio volto di Napoli. Il film muove qualcosa: suscita uno strano effetto, lascia con l’amaro in bocca. C’è da aprire gli occhi…questa, non è fiction. Ora tocca a chi di dovere, scrivere (non un libro, ma…) una politica sana e non corrotta…questa Napoli, deve rialzarsi.
(Fonte della trama: Filmup).

