Trovo noiosissimo ripulire le caselle di posta elettronica dalle numerose email di spam che mi giungono con puntualità svizzera. E ne ho per tutti i gusti: tentativi di phishing, buoni sconto fasulli, viagra (ebbene si…), finti aiuti da chissà quale paese inesistente e così via. Navigando in giro per la rete, mi sono trovato davanti un articolo dal titolo decisamente curioso: energy cost of spam comes from user intervention.

Come riassunto anche in un articolo di Simone D’Ambrosio (per Corriere.it), i risultati dello studio sono a dir poco sorprendenti:

Un report di McAfee – realizzato dai ricercatori sui cambiamenti climatici di IFC International e da un gruppo di esperti di spam – dimostra come questi messaggi non siano semplicemente una seccatura, ma stiano danneggiando seriamente l’ambiente attraverso una macroscopica emissione di gas serra. Il Carbon Footprint dello Spam – questo il nome dello studio – analizza l’energia spesa per creare, inviare, ricevere, visualizzare e filtrare la posta indesiderata, che a livello globale ammonta a 33 miliardi di kilowatt/ora, pari all’elettricità consumata da poco meno di 2,5 milioni di abitazioni e con lo stesso inquinamento prodotto da oltre 3 milioni di automobili. Ogni e-mail spazzatura, dunque, comporta nel suo complesso un’emissione di 0,3 grammi di CO2, stessa quantità prodotta da un metro di guida. Per contro, non risulta eccessiva l’inquinamento causato dal filtering automatico, che riguarda il 16 per cento di tutto il processo. Di conseguenza, come sostenuto da Jeff Green, senior vice president dei McAfee Avert Labs: “contrastare lo spam alla fonte, così come investire in una tecnologia allo stato dell’arte per filtrare lo spam, consentirebbe di risparmiare tempo e denaro, ma soprattutto ripagherebbe i dividendi al pianeta riducendo sensibilmente le emissioni di CO2”. Tale risparmio è stato quantificato in 25 miliardi di kilowatt/ora, che corrisponderebbero alla rimozione dalla strada di poco meno di 2,5 milioni di vetture.

Ci voleva solo questa brutta notizia. Che dire, ci toccherà aprire la posta a “client-alterni” per inquinare meno. Che tristezza.

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Uso WordPress da anni. Praticamente l’ho visto “crescere”. Ed è giunta l’ora di buttare giù qualche riga su questa piattaforma di “personal publishing” usatissima in tutto il mondo. Per chi non ha capito di cosa stia parlando, basta guardare questo sito, per l’appunto, un sito realizzato con wordpress.

Wikipedia lo definisce così:

WordPress è una piattaforma di “personal publishing“, strutturata in PHP e che usa come database MySQL, che consente la creazione di un blog personale, pubblico o privato. Creata da Matt Mullenweg, attualmente è distribuita con la licenza GNU General Public License e si può scaricare liberamente. L’ultima versione è la 2.7, rilasciata l’11 Dicembre 2008, ed è stata dedicata al musicista John Coltrane. Parallelamente resta supportato anche il ramo 2.0, la cui ultima versione è la 2.0.11.

La piattaforma è una bomba. Si installa con facilità (senza dover essere necessariamente esperti del settore) e si “aggiorna da solo”. Il sistema e i plugins, segnalano automaticamente gli aggiornamenti e con un clic, vengono installati. E’ semplicemente fantastico. Mi piace perchè mi ricorda molto la filosofia “Apple“: per la serie “stai rilassato caro utente, me lo vedo io…“. La piattaforma è stabile, ha un’ottima indicizzazione e si posiziona benissimo nei motori di ricerca, gestisce con facilità tags, keywords, categorie e via discorrendo.

Se dovete aprirvi un sito o un blog e volete qualcosa che non sia difficile da installare e allo stesso tempo semplicissimo da amministrare (per non parlare delle infinite possibilità di personalizzazione dei template), WordPress è la soluzione che fa per voi. Ed è a questo indirizzo, gratuitamente.

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…scordiamocelo. Almeno se intendiamo farlo in tranquillità. Riporto un articolo che ho letto su Repubblica.it:

Telefonare via Internet, gratis o a basso costo: il fenomeno del VoIP, che con Skype ha fatto tremare il business degli operatori telefonici fissi, adesso approda anche sui cellulari. E veleggia dritto verso il grande pubblico, con un vento di accordi che riguardano i grandi nomi del settore, come Skype, Nokia, Apple con il suo cellulare iPhone.

Skype, il principale software VoIP (400 milioni di utenti), è uscito in una versione per l’iPhone, la settimana scorsa. A maggio, sarà anche per cellulari Blackberry. Da giugno, sarà disponibile per alcuni modelli Nokia evoluti. In tutti i casi, si tratta di software che gli utenti possono scaricare gratis via Internet e metterli quindi sul cellulare. Nel caso del Nokia N97, troveranno inoltre Skype già installato sul cellulare al momento dell’acquisto.

Il sistema è fatto apposta per essere alla portata di tutti: apriamo la normale rubrica telefonica del cellulare e cliccando su uno dei nomi possiamo scegliere di fare partire una chiamata in VoIP, con Skype, invece che con la normale rete del nostro operatore mobile. Possiamo chiamare, gratis, anche altri utenti Skype, come faremmo dal computer, e con loro anche fare chat testuale. In ogni caso, il cellulare si connette alla rete Internet disponibile in quel momento.

La telefonia VoIP ha così ufficialmente dichiarato guerra anche agli operatori mobili: è vero che da tempo sono disponibili software VoIP per i cellulari (come Fring, Nimbuzz o l’italiano Noverca), ma restavano un fenomeno di nicchia, prerogativa di utenti esperti. Solo adesso arriva il peso massimo Skype, per di più alleandosi con Nokia, il principale produttore di cellulari al mondo: cocktail esplosivo. Per Nokia è un modo di soddisfare un’esigenza degli utenti a lungo inesaudita e che adesso si potrà liberare, come un fiume trattenuto da una diga che crolla di colpo.

A conferma della grande fame di VoIP, Skype su iPhone è stato scaricato un milione di volte a soli due giorni del lancio. Per Skype, il tutto rivela invece una svolta strategica: dopo anni di tentennamenti, ha deciso di scommettere sul serio sulla telefonia mobile. Mossa pericolosa per il mercato, perché Skype si è già ritagliato un ruolo nell’ambito del fisso: è diventata la principale compagnia di telefonia internazionale, nel 2008 ha gestito infatti l’8% del traffico telefonico internazionale. Si prevede che ora prenderà una fetta importante delle chiamate fatte con il cellulare da casa, dall’ufficio o in luoghi pubblici come l’aeroporto, dove spesso è disponibile una connessione Internet veloce via WiFi.

Fuori casa, l’utente potrebbe invece utilizzare la rete Internet Umts dell’operatore mobile (dopo aver sottoscritto un’offerta ad hoc per navigare, che in Italia costa circa 10 euro al mese). Ma qui c’è il problema: alcuni operatori mobili stanno facendo di tutto per limitare il VoIP mobile. A causa di accordi tra loro e Apple, Skype su iPhone per ora funziona solo in WiFi. L’operatore tedesco T-Mobile ha chiesto ad Apple di togliere del tutto Skype dall’iPhone e si è attirato così un coro di proteste da una coalizione di aziende Internet (non solo Skype, ma anche Google, Microsoft, Intel e altri). Skype su Nokia invece non avrà limiti, ma gli operatori hanno comunque carte da giocare: potrebbero rifiutarsi di distribuire i modelli compatibili con Skype oppure, come già fa Vodafone, escludere il VoIP dalla propria tariffa Internet Umts specifica per la navigazione su cellulare (la Mobile Data Pack, 3 euro la settimana, senza limiti). Il VoIP è compreso solo nelle tariffe internet, più care (quella senza limiti costa 45 euro al mese, mentre quelle con un pacchetto di ore vanno da 10 euro in su), utilizzabili tipicamente con la chiavetta usb connessa al computer (o direttamente per navigare dal cellulare).

Ok, finalmente il Voip arriva con stabilità sui cellulari di tutto il mondo…ed è una svolta “epica”…almeno in apperenza. Ad opporsi sono gli operatori: il Voip è una minaccia per il loro business. Proprio come la grande diatriba tra le auto ad idrogeno e le classiche vetture a benzina. Siamo sempre alle solite…e a perderci, siamo come sempre noi “consumatori”.

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…o meglio, è sempre più squisita. Oggi la Apple, festeggia 33 anni. Era il 1° aprile 1976, quando Steve Jobs, Steve Wozniak e Ronald Wayne fondarono a Cupertino una piccolissima società che vendeva kit per la costruzione casalinga del computer Apple I. Appena tre dipendenti, e un fatturato di 25.000 dollari nel primo anno. Oggi i dipendenti sono circa 35.000 e nell’ultimo anno, la società di Cupertino ha fatturato circa 32 miliardi di dollari. Non male, eh? Tanti auguri Apple…e aspetta un annetto e riceverai il mio CV ;)

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Wikipedia alla fine ha vinto. E questa ennesima vittoria, è data dall’annunciata ritirata di Microsoft, che da quest’anno metterà nell’album dei ricordi il logo di Encarta. Tantissimi anni fa, mi ricordo che avevo il cd-rom con l’enciclopedia: erano le scuole medie o forse i primi due anni di scuola superiore; in effetti, sembra passata un’eternità da allora…chissà qual’è stata la mia ultima ricerca…forse, qualcosa su Dante, se non ricordo male…e visti i risultati ottenuti sulla Divina Commedia, mi sa che non mi sia servita poi così tanto!  Ritornando al topic, il sapere libero ha vinto. L’aggiornamento continuo, l’ampliamento costante dei temi e le frontiere infiniti del sapere online, ha avuto la meglio sulla “classica” enciclopedia: quella in più tomi non aggiornabili (se non di rado e per mano degli autori), per nulla interattiva e in alcuni casi, limitata.

Vorrei proporre un piccolo estratto dal comunicato Microsoft in merito all’argomento:

Encarta has been a popular product around the world for many years. However, the category of traditional encyclopedias and reference material has changed. People today seek and consume information in considerably different ways than in years past. As part of Microsoft’s goal to deliver the most effective and engaging resources for today’s consumer, it has made the decision to exit the Encarta business.

Microsoft’s vision is that everyone around the world needs to have access to quality education, and we believe that we can use what we’ve learned and assets we’ve accrued with offerings like Encarta to develop future technology solutions. In doing so, we feel strongly that we are making the right investments that will help make our vision a reality.

La visione di Microsoft, è quella di un sapere libero e di libero accesso. Beh, io me la sarei risparmiata. Comunque sia, quanto scommettiamo, che il colosso Americano sta per prepararne un’altra? Difficile che l’azienda di Gates, molli l’osso. E le possibili soluzioni? Un’encarta online completamente gratuita (attualmente esiste già ma è accessibile con un abbonamento…) o un tentativo di acquisizione di Wikipedia (in perenne difficoltà economica), anche se quest’ultima, sembra abbastanza difficile visti i tempi che corrono.

Comunque sia, siamo davanti ad una svolta importante…e non ci resta che aspettare, per vedere come “il sistema” reagirà davanti all’ennesima consacrazione dell’”open“.

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Sono tre anni che porto avanti il progetto di Radio PodMast e lo faccio sempre con lo stesso spirito: divertimento e curiosità. Curiosità per un mondo che mi affascina: la radio ha qualcosa che tutti gli altri media non hanno…non vedi nulla, senti. Focalizzi tutto sulla voce, sul tono, sulle parole: ed è così che parti con l’immaginazione, proprio come un libro. Questa è la radio: che sia in FM, che sia sul web o in un podcast. In un anno di trasmissioni, abbiamo realizzato ascolti altissimi per una webradio informato podcast: più di 31.000 downloads, che per un solo podcast settimanale è davvero tantissimo…e così, spinto dalla curiosità, ho iniziato a contattare delle webradio (in streaming) per capire quanti ascolti riescono ad avere nell’ora di “punta”…dire che sono rimasto deluso e sconcertato, è un eufemismo.

Una delle maggiori webradio in Italia mi ha risposto con un circa “100 ascoltatori” in contemporanea…e altre addirittura, 30-50. Stiamo parlando di radio su internet che ovviamente fanno riferimento all’Italia intera, mica radiucce minuscole che trasmettono per amici e parenti.

…e allora mi chiedo: quale futuro per una “radio” che per limiti tecnici, spese e quant’altro, può puntare ad ascolti ridottissimi rispetto alla mole di lavoro che si fa in studio? Gestire una radio è difficile, com’è difficile produrre ottimi contenuti. Per non parlare delle spese di gestione, siae e chi più ne ha più ne metta…con queste premesse, mi chiedo…ne vale davvero la pena?

Forse la webradio ha bisogno di qualcosa di diverso delle radio tradizionali…un’idea, un qualcosa che la renda totalmente diversa dalla classica concezione di radio…o semplicemente, questo discorso andrà a quel paese tra quale anno, quando la banda-larga sarà finalmente disponibile a tutti e a tutto, con meno costi e accessi facilitati…mah, forse è un pò troppo ambiziosa come idea, troppo futurista, troppo ottimista…ritorniamo con i piedi per terra.

Fatto stà, che sono qui a chiedermi: la webradio è una vera radio? Vale davvero la pena iniziare “un business” pensando ad una soluzione di diffusione quale quello in streaming? O rimane un sogno, un gioco, un hobby per pochi?

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Ieri un mio caro amico è venuto a chiedermi un aiuto per un esame: doveva realizzare una videoclip promozionale per un programma televisivo che associasse musica e fitness. La clip doveva avere una durata di venti secondi,  una colonna sonora bella forte e ovviamente delle immagini che alternassero musica e sport. Ecco il risultato, così per gioco, nel tempo libero…e che sembra, sia stato apprezzato molto dal mio amico Nello. Buona visione!

Per vedere il video, cliccate sul link: F(h)itness

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Come ogni anno, il Macworld crea il suo filo d’ansia: appassionati d’informatica e soprattutto, utenti Appple, sentono l’evento come un nuovo Natale…si, perchè il Babbo Natale dalla magliettina nera e jeans, puntualmente ne regala delle belle.

Ecco che arriva così il primo appuntamento senza il CEO di Apple (Steve Jobs, ndr) e l’appuntamento cala di tono: si distribuiscono Flyers fuori al Moscone Center di San Francisco con la richiesta di presenza di Jobs ed online si commenta con estrema sufficienza la performance di Philip Schiller (Apple’s senior vice president of Worldwide Product Marketing)…eppure ieri la Apple ha presentato il suo store senza DRM: un momento storico per la società di Cupertino e per il mondo della musica digitale! Erano anni che si chiedeva una cosa simile e ora che sono state annientate le barriere di diffusione tra i diversi dispositivi informatici, la notizia passa sotto-tono e in sordina…perchè? Sempre e solo l’assenza di Jobs.

Questo keynote ha fatto parlare più per l’assenza del Ceo di Apple: un uomo capace di essere la vera novità di ogni appuntamento, semplicemente con la sua presenza, con la sua simpatia, con il suo savoir faire unico che rende i prodotti più speciali di quanto siano realmente: chi simpaticamente lo ha definito “Re Mida”, non poteva usare metafora più idonea.

Non c’è Jobs? Sarà pr la sua salute…e i titoli cadono. Jobs ha solo uno squilibrio ormonale? Ecco che le azioni (e gli animi di mezzo mondo…) si stabilizzano; ma a questo punto mi chiedo: cosa ne sarà un giorno, della Apple senza Jobs? Si, perchè pur augurando la più longeva delle vite a Jobs, certo non potrà essere immortale. Quanto è conveniente per un’azienda della portata di Apple, un simile legame ad un uomo che non è solamente l’immagine dell’impresa, ma ne incarna lo spirito e l’anima?

Questi sono questi ai quali non so rispondere…o forse, semplicemente non voglio…perchè? La risposta sta nella mia “Mac-fede” e Jobs…è anche per me una sorta di divinità vivente :)

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logo-gruppo1Questa mattina ho dato vita al mio primo gruppo su LinkedIn. A breve inizierò la mia tesi specialistica nell’ambito delle Risorse Umane e  ho voluto realizzare questo gruppo per dibattere gli strumenti e le moderne tecnologie  che facilitano ogni aspetto gestionale delle RU. Il gruppo si chiama “Strumenti e Tecnologie per le Risorse Umane” ed è raggiungibile a questo indirizzo; in pratica, si tratta di un forum di discussione per chi si occupa di Personale, Sistemi Informativi e per chi fornisce servizi e prodotti di Information & Communication Technology. Obiettivo del forum è dibattere circa i modernie strumenti e tecnologie utili per facilitare processi relativi alla gestione delle Risorse Umane, come la gestione presenze, compensation, piani di sviluppo, formazione in aula e e-learning, intranet e comunicazione interna, analisi della performance, training. Saranno affrontati  strumenti come l’HRMS (Human Resource Management Systems), KM Systems (Knowledge Management Systems), CMS (Content Management Systems), LMS (Lreaning Management Systems), HRI (Human Resource Intelligence) e le Web Technologies (portali, blog aziendali, wiki, social networks).

Tutti gli interessati, possono richiedere un “join” e in poche ore assicuro l’ingresso al gruppo.

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Sono diversi mesi che sento parlare di LinkedIn ma solo in questi giorni di pausa sono riuscito a studiarmi per bene questo social network.

LinkedIn è un servizio di social networking online impiegato principalmente per networking professionale. Lo scopo principale del sito è consentire agli utenti registrati il mantenimento di una lista di persone conosciute e ritenute affidabili in ambito lavorativo. Le persone nella lista sono definite “connessioni”, ed esse sono in effetti le connessioni di un ganglio (l’utente) all’interno della rete sociale. L’utente può incrementare il numero delle sue connessioni invitando chi di suo gradimento. Il network di contatti a disposizione dell’utente è costituito da tutte le connessioni dell’utente, tutte le connessioni delle sue connessioni (“connessioni di secondo grado”) e da tutte le connessioni delle connessioni di secondo grado (“connessioni di terzo grado”).Le persone in cerca di lavoro possono leggere i profili dei reclutatori e scoprire se tra i propri contatti si trovi qualcuno in grado di metterli direttamente in contatto con loro.

L’uso che si può fare del programma è molteplice: ottenere un’introduzione a qualcuno che si desidera conoscere attraverso un contatto mutuo e affidabile, trovare offerte di lavoro, persone, opportunità di business con il supporto di qualcuno presente all’interno della propria lista di contatti o del proprio network,i datori di lavoro possono pubblicare offerte e ricercare potenziali candidati, le persone in cerca di lavoro possono leggere i profili dei reclutatori e scoprire se tra i propri contatti si trovi qualcuno in grado di metterli direttamente in contatto con loro. (Fonte: Wikipedia)

Ho creato così il mio profilo, fatto qualche connessione e iniziato l’iscrizione a gruppi. Mi va di citarne uno in particolare, ovvero “Club dei Media Sociali“; interessante una discussione intitolata “Media Sociali: le tue previsioni per il 2009″…qualche secondo per rompere il ghiaccio, ed ecco le mie riflessioni in merito, soprattutto in un discorso legato all’ID passport.

Personalmente ho notato come in Italia alcuni fenomeni legati ai media ( o meglio, new media) possano avere un andamento meno costante ma senz’altro un carattere più “esplosivo”. Riporto qualche esempio.
Inizio da Second Life: per un anno e mezzo/due anni si è parlato, scritto e discusso di questo metaverso, come la vera novità del web. In Italia è stata una vera e propria “caccia” al virtuale, con tanto di investimenti, ingressi importanti (cito solamente qualche realtà, come ad esempio Enel, Alice, etc…) e flussi da capogiro. Nelle statistiche Linden, gli Italiani guadagnavano i primi posti in termini di accessi, passando tantissimo tempo all’interno di SL; poi, all’improvviso, la curva di accessi è drasticamente calata. Il fenomeno ha perso appeal e gli Italiani si sono dimenticati completamento del metaverso. Voglio precisare che il calo di accessi è sicuramente uniforme un pò per tutte le nazioni, ma in Italia il fenomeno è molto evidente, quasi come se il flusso di frequentatori si sia spostato altrove all’improvviso…e forse, è vero.
Google ha proposto la sua risposta a SL proponendo “lively”: dopo qualche mese di sviluppo, ha ritirato il progetto e il “sogno” di vedere un Web in 3d (come tanti auspicavano per l’assoluta interattività che portava con se…) è -momentaneamente- crollato.

Ora l’Italia sta affrontando “Facebook” con risultati da capogiro: in appena tre anni si è passati dal “virtuale al reale” e solo in un anno, facebook ha conquistato il nostro paese. Questo è un fenomeno da non sottovalutare, perchè Facebook porta con se un significato più profondo di quanto superficialmente sia visibile: la riscoperta della propria identità, il presentarsi per quello che si è realmente mettendo in gioco -addirittura- il proprio nome e cognome.

E’ forse il primo passo per un uso della rete diverso, caratterizzato da una maggiore stabilità e da fenomeni più regolari?

Lo dico perchè noto che nel nostro paese, seguendo un filo discorsivo generalizzante, i fenomeni “esplosivi” sono quelli che riguardano mezzi di forte socializzazione: una volta era un semplice client (ricordate C6?), poi Msn, Myspace, Badoo, Netlog e ora Facebook. E’ quasi come se in Italia, si utilizzasse la rete più per estendere il proprio network di amicizie/rapporti sociali che per sfruttare le infinite potenzialità del mezzo. E’ un discorso talmente evidente quanto banale, ma senza ombra di dubbio, stiamo passando -anche noi, finalmente…- dal nick al name: la rete assume così un senso nuovo, diverso ma soprattutto, più vasto.

I Media Sociali in questi anni hanno dato una mano alla ri-definizione della nostra rete:c’è meno paura e pregiudizio nell’approccio ad internet e ai suoi mezzi e quindi mi sento di dire:

-L’identità è un nodo importante. l’ID passport potrebbe non essere un’utopia.

-Non credo nel mobile, almeno per quanto riguarda la produzione dei contenuti (e non la fruizione di quelli esistenti). Nonostante le nuove varianti nel mercato mobile, l’introduzione di tecnologie quali netbook – a basso costo- e l’ascesa del mercato dei portatili, mi fa storcere il naso.

-Prevedo un aumento dell’utlizzo di siti per l’offerta e la domanda di lavoro. Frutto di una classe di laureati sempre pù cresciuta a contatto con la rete e di aziende che si stanno adeguando -per forza di cose…- ad internet.

-Approccio più “professionale” della rete, linkedin e simili potrebbero essere “scoperti” anche in Italia. Probabile un’espansione degli open-projects, come ad esempio i progetti di open source journalism. Da non sottovalutare l’e-learning.

Discussioni a parte, LinkedIn mi sembra ben fatto e ha delle potenzialità da non sottovalutare. Se siete anche voi iscritti, lanciate una connessione!

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