Archive for Tecnologia

La Siae chiede il “pizzo” sulla memoria…

// gennaio 15th, 2010 // View Comments // Notizie dal Mondo, Tecnologia

Un decreto del ministro dei beni culturali impone il cosidetto “equo compenso” su tutti i dispositivi dotati di memoria; questo si traduce in una tassa su tutto ciò di elettronico che abbia memoria: dal decoder, al telefono, dal computer ai palmari e così via. La Siae ha inventato l’ennesimo modo per far soldi e lo fa attraverso una manovra a dir poco scorretta, visto che la motivazione di tale tassa, risiede nel fatto che i dispositivi dotati di memoria possono ospitare prodotti multimediali come musica e film…e quindi, come tali, vanno tassati. Potrei capire (e non tollerare…) l’applicazione di un tassa simile su un dispositivo per la riproduzione di mp3 (ipod, lettori…) ma applicarla ad un intero universo informatico, mi sa di truffa. Altroconsumo parla di “Regalo di Natale in ritardo” dal Governo all Siae; non vedo, come contrastare una simile affermazione. Per ulteriori approfondimenti, consiglio l’articolo di Alessandro Longo su “La Repubblica“.

PS: cara Siae, anche l’uomo ha memoria…e visto che anche dopo aver visto un film al cinema, un qualsiasi essere umano è in grado di “pensarlo e riviverlo” nei propri ricordi, ti suggerisco di applicare una tassa anche sul cervello.

Equo scompenso.

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Alla scoperta dell’Open Enterprise Resource Planning

// maggio 2nd, 2009 // View Comments // Tecnologia

Chiamatelo Enterprise Resource Planning o semplicemente (e comunemente) ERP. E’ la mia nuova passione; nuovo interesse che riempirà parte del mio tempo libero. “Pianificazione delle risorse d’impresa”: un software o meglio, un sistema informativo che permette la gestione e il monitoraggiodi tutti gli aspetti del business e i suoi cicli, inclusa la pianificazione, la realizzazione del prodotto , le risorse umane, gli eventi, le vendite, gli approvvigionamenti, gli acquisti, la logistica di magazzino e il marketing. Tutto, davvero tutto… in un software. Oggi, ho fatto una piacevole scoperta: quella di OpenErp. Un programma open source sulla scia delle più classiche e affermate piattaforme ERP, che si propone come valida alternativa per la gestione di strategie aziendali attraverso le moderne tecnologie informatiche. Ci darò un’occhiata e vi farò sapere…

Comunque sia, resta una piacevole scoperta

PS: Per gli amanti degli applicativi “open“, vi segnalo un articolo interessante dal blog di Elios; vi parlerà di un sito dove trovare le alternative free ai più comuni e utili software in commercio.

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Kernel/Shopping panic ?

// aprile 24th, 2009 // View Comments // Tecnologia

Martedì pomeriggio sono stato ad un noto centro commerciale vicino Caserta per un pò di sano shopping; anche se visto il mal di schiena e i kilometri percorsi, l’aggettivo “sano” poco si addice. Aldilà delle tre camicie e un jeans invidiabili, non poteva mancare il momento informatico nello store di turno: vale a dire quello della Mondadori. Camminavo spensieratamente tra le infinite aree del centro commerciale fino a quando un qualcosa di familiare non mi è balzato alla vista (ehm, meglio dire agli occhi…): un bel panorama composto da MacBooks, iMacs e tutto l’ambaradan Cupertiniano. Quasi come a marcare il territorio, sono entrato dentro per dare un’occhiata (non c’è Apple store sulla mia strada che non abbia visitato…). Entro e mi dirigo nel punto informatico e noto diversi modelli di laptop, netbook e desktop, tutti lucenti e pronti alla prova. Tra qualche mese dovrò partire per Stresa e necessiterò di un portatile; mio padre insiste nel volermi dare il suo MacBook Pro acquistato lo scorso anno, io sono ancora incerto se portarmi lì il mio iMac e affiancargli un bel netbook o optare per il nuovo Macbook (probabile che il tentativo di corruzione di mio padre mi farà cadere prima o poi…). Ho così provato un pò di portatili, iniziando da quelli Apple: li conoscevo a memoria, che dire di innovativo…sono sempre le stesse macchine fenomenali di sempre. Passo poi ai netbooks, ci sono di tutti i prezzi e di tutte le marche: a partire dai 150 euro in su. Rimango stupito. Quasi la metà dei netbooks esposti, aveva problemi: qualcuno lamentava il non riconoscimento delle periferiche, qualcuno faceva un casino bestiale e un paio di modelli presentavano addirittura un bel Kernel Panic.

La Microsoft sostiene che i Mac sono solo estetica, come una bella bionda senza cervello. Io sostengo che Microsoft sia il nome di una brutta malattia, un virus senza rimedio. E io, sinceramente e detto tra noi, tra una bella ragazza e una brutta lebbrosa, preferisco la prima…e magari ho pure culo e si rivela intelligente…

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Twitter tra privacy, voyeurismo e “specchietti”…

// aprile 23rd, 2009 // View Comments // Notizie dal Mondo, Tecnologia

Rileggendo l’ultimo acidissimo intervento dedicato a Facebook e la sua visione di privacy, oggi è tempo di riflessioni e di contraddizioni. Parlo di Twitter e lo faccio con poche parole.

Twitter è una rete e un servizio di microblogging che permette agli utenti di mandare aggiornamenti aul proprio status con messaggi di testo, lunghi non più di 140 caratteri, tramite il sito stesso, via SMS, messaggeria istantanea, e-mail, oppure tramite varie applicazioni basate sulle API di Twitter. Gli aggiornamenti sono mostrati nella pagina di profilo dell’utente e sono anche mandati istantaneamente agli altri utenti che si sono registrati per riceverli. Chi li manda può scegliere se inviarli solamente ad una ristretta cerchia di amici, oppure visibili a chiunque. (da Wikipedia).

Praticamente, persone di tutto il mondo scrivono “cosa” stanno facendo e lo fanno in maniera costante per tutta la giornata. Provo a farlo anche io:

Modalità Twitter ON

-Sta scrivendo questa frase! Qualche suggerimento?

-Si è preso una leggera pausa dal suo blog, si gusta un pocket coffee.

-Dopo la dipendenza da cioccolattini, avverte quella di blogging; capisce che non può smettere e si rituffa in una sana bloggata…

Modalità Twitter OFF

Ora sapete in cosa consiste Twitter. Da notare la “figata” dello scrivere in terza persona di se stessi, must fondamentale del twittatore (sembra una brutta parola, permettetemi il neologismo). Dai punti di vista antropologico, psicologico e sociologico, quello di twitter è un caso davvero interessante: ci si racconta, lo si fa in maniera costante, diretta e quasi 24h al giorno. Si può sapere come Mario scandisce il suo tempo, che sport pratica nel tempo libero, cosa studia, quando fa i lavoretti in nero, quando è a casa o in viaggio. E Mario (per chi non l’avesse capito è un nome di fantasia…) parla di sé con entusiasmo ed egocentrismo. Mario gode quando più persone possibili sono suoi followers, vale a dire che sono interessati alla sua vita. I followers lo “seguono” incessantemente e sono appassionati alla sua vita, la commentano e lo invitano a condividere il proprio vissuto. E’ un voyeurismo sfrenato, una caduta della privacy consenziente, una comunità di specchietti. Eppure piace; vista la premessa sulla privacy (che non è violata…) è un fenomeno interessante.

Ma mi sorge un dubbio di natura sociologica, una sorta di difetto accademico. Cos’è, oggi, la privacy?

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E-Democracy all’Italiana…made in California: Facebook

// aprile 22nd, 2009 // View Comments // Notizie dal Mondo, Tecnologia

Facebook è oramai una di quelle cose che nel bene o nel male, fanno stampa. Proprio come lo era Second Life un paio di anni fa: giornali, blogs, media e chi più ne ha più ne metta, se non trattano Facebook non sono “al passo coi tempi”. E allora eccomi qui a rincarare la mia acidissima dose contro il socio-cazzeggial network più famoso della rete. Qualche decina di interventi fa avevo accennato qualcosina circa le politiche “poco trasparenti” (eufemismo, ndr.) di faccialibro in materia di privacy e del trattamento dei dati; cosa fastidiosa quanto bizzarra. E ora ecco la goccia che fa traboccare il vaso, abboccare i media e sboccare gli utenti: il sondaggione.

Ripetiamo un pò di storia. Fare sondaggi è un vizio nato ed esploso in America soprattutto grazie a quel cervello a otto-core di Gallup (mi riferisco a George Gallup, il famoso statistico statunitense e non a Simon Gallup, bassista dei The cure…); parlo di quasi un secolo fa, intendiamoci. In Italia, come di solito accade, le mode Americane arrivano con un pò di ritardo…ma alla fine, arrivano eccome. Al giorno d’oggi l’Italia fa un (ab)uso costante dei sondaggi, riproponendoli dappertutto: politica, tv, media, a lavoro, a scuola e perfino a casa (chi non riceve costantemente telefonate in stile “chi vuol essere milionario?“). D’altronde la mania del “sondare” è forte: la statistica è roba potente…e lo dico da laureato in ricerca sociale con tesi in statistica. Ma dov’è l’inghippo?

Il metodo. Date un’occhiata ai giornali o a qualche programma televisivo che propone sondaggi e leggerete frasi del tipo “il 70% degli Italiani afferma che…“. Tutto normale. Diventa a-normale quando questo campione è poco rappresentativo o non ampio abbastanza per essere la base di una conclusione tale da rappresentar qualcuno. Per dirla in parole povere, noto come spesso si generalizzi un fenomeno basandosi sull’intervista di poche centinaia o migliaia di persone. E quelle persone? Chi erano realmente? Posso dire che il 70% degli Italiani sono vegetariani…magari, prendo come campione le persone che fanno una spesa maggiore di 15 euro al giorno dal fruttivendolo; oppure che il 90% degli Italiani ha un pc, intervistando persone che escono da negozi di informatica. Potete quindi immaginare come uno strumento simile sia sensibilissimo e quanto abbia bisogno di metodo, attenzione e serietà nella sua implementazione. Figuriamoci poi quando si vuole sollecitare (o solleticare?) “il senso di cittadinanza” attraverso uno strumento simile intervistando, magari, il “popolo della rete”…signori e signore, siamo davanti ad un atto di democrazia elettronica pura…e a metterla in pratica, oggi, è proprio lui: Facebook.

E-Democracy Feat. Cittadinanza, parole con un significato complesso e lontane da un fenomeno come quello di Facebook; qualcuno potrebbe darmi del pazzo (o dell’ignorante) nell’usarle accanto ad un social network simile. E se lo faccio, è perchè leggo sulla stampa di tutto il mondo, che Facebook è attualmente una comunità di oltre 200 milioni di persone, praticamente il 5° paese al mondo per popolazione…assurdo. Per non parlare di una “natalità” di 500.000 persone al giorno! (iscritti, ndr.) Quindi, se di “paese” parliamo, è giusto farlo con i termini più adatti possibili.

Ritorniamo al topic, in maniera diretta e semplice.

Facebook fa il furbo con la privacy degli utenti: rende difficile la rimozione dei profili e dei propri dati, figuriamoci poi con il materiale che uplodiamo (come ad esempio le fotografie). Un maggior numero di persone stanno accorgendosi di questa cosa, il web ne dibatte sempre di più, il web inizia a criticare facebook (paradossalmente, lo fa su Facebook stesso, grazie a gruppi di discussione). Lo staff di Mark Zuckerberg avverte il cattivo sentore e pensa allora di “sfidare” la propria utenza; riassumo la sintesi strategica di Facebook con questo discorsetto:

“Cari utenti, affido a voi la decisione sulla privacy. Decidete voi se modificare o meno l’attuale politica sulla riservatezza dei vostri dati e fatelo attraverso un sondaggio. Due condizioni: avete poco tempo per rispondere e dovete farlo in pochi, appena il 30% di voi tutti. Solo così la vostra decisione potrà essere validata e presa seriamente in esame”.

Che pasticcio….tra me e me, rifletto:

  1. -Un quorum al 30% non rappresenta neanche la metà degli utenti. Non si parla di maggioranza. Non si fa attenzione all’opinione generale. E se l’altro 70% ha un’opinione contraria al 30% decisionale?
  2. -Un quorum fissato al 30% di 200 milioni di utenti significa 60 milioni di persone.
  3. -Far votare 60 milioni di persone in una settimana è roba da guinness.
  4. -Cos’è sta roba?

Tralasciando il discorso provocatorio sulla democrazia, ne faccio uno più adeguato sulla partecipazione e trasparenza; paroloni tanto antipatici anche alla politica italiana (date un’occhiata ai decreti 142/90, 241/90, 150/2000 e alla contorta storia della comunicazione istituzionale in Italia…). Dove vuole realmente arrivare Facebook? Dietro questo social network da brivido, c’è una realtà amministrativa forte o traballante? Che senso ha lasciare la voce ai propri utenti e farlo in maniera tale da rendere sterile ogni forma di partecipazione “politica”? (perchè questa decisione ha un vero e proprio peso politico…).

Pensavo che gli Americani su certi aspetti fossero più seri degli Italiani. Soprattutto quando si parla di statistica e sondaggi. L’eredità di Gallup c’è, non bisogna negarlo. Ma attualmente vive in qualche realtà lontana dalla California. E lo stesso George Gallup sta ora rivoltandosi nella tomba, urlando e sbattendo i pugni contro la bara per poter uscire e darle di santa ragione a Zuckerberg.

Vi prego, fatelo uscire.

PS: Ve lo chiede il 100% degli autori di questo blog.

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La formazione online: la lenta ascesa dell’e-learning

// aprile 20th, 2009 // View Comments // Tecnologia

E’ economico, è rapido, dinamico, flessibile ed interattivo. E’ il nuovo modo di fare formazione; nuovo per modo di dire. Ma cos’è realmente l’e-learing?

Wikipedia, lo descrive così:

Per e-learning si intende la possibilità di imparare sfruttando la rete internet e la diffusione di informazioni a distanza.

Praticamente, l’e-learing riassume tutte le potenzialità “tecniche” della rete in una sintesi dedicata all’istruzione, realizzando una macchina perfetta per la pianificazione e attuazione di strategie formative ad hoc. Realizzare corsi, somministrare prove, valutare i candidati, guidarli passo passo con processi d’interazione immediati e dinamici e tant’altro; non importa il campo d’applicazione: uno strumento simile si dimostra talmente duttile da poter essere adattato a qualsiasi ambito possile. Ho notato che ultimamente, diverse università italiane stanno pian piano dotandosi di piattaforme web-based per la fruizione di contenuti accademici; è il caso di università come quella di Bergamo, la Sapienza di Roma, l’università di Genova, e l’università di Napoli Federico II (caso del tutto particolare per il suo essere “open-access” e per le caratteristiche tecniche davvero invidiabili). Ma nell’impresa privata? Spero che le potenzialità di questo mezzo, soprattutto nell’ambito delle risorse umane, non vengano ignorate ma anzi, siano alla base di una strategia di formazione e di aggiornamento del personale che sia espressione delle più moderne linee guida delle ICT. Per curiosità ho testato le ultime versioni di noti LMS (Learning Management Systems)  come Claroline, Moodle e Olat, notando formidabili progressi in termini di stabilità, accessibilità e usabilità. L’e-learning è oramai una certezza: in tanti contesti organizzativi è un must…ma in Italia, ahimè, è ancora una sorta di mini-tabù che (fortunatamente) va pian piano sfatandosi.

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Quanto ci costa lo spam…

// aprile 17th, 2009 // View Comments // Tecnologia

Trovo noiosissimo ripulire le caselle di posta elettronica dalle numerose email di spam che mi giungono con puntualità svizzera. E ne ho per tutti i gusti: tentativi di phishing, buoni sconto fasulli, viagra (ebbene si…), finti aiuti da chissà quale paese inesistente e così via. Navigando in giro per la rete, mi sono trovato davanti un articolo dal titolo decisamente curioso: energy cost of spam comes from user intervention.

Come riassunto anche in un articolo di Simone D’Ambrosio (per Corriere.it), i risultati dello studio sono a dir poco sorprendenti:

Un report di McAfee – realizzato dai ricercatori sui cambiamenti climatici di IFC International e da un gruppo di esperti di spam – dimostra come questi messaggi non siano semplicemente una seccatura, ma stiano danneggiando seriamente l’ambiente attraverso una macroscopica emissione di gas serra. Il Carbon Footprint dello Spam – questo il nome dello studio – analizza l’energia spesa per creare, inviare, ricevere, visualizzare e filtrare la posta indesiderata, che a livello globale ammonta a 33 miliardi di kilowatt/ora, pari all’elettricità consumata da poco meno di 2,5 milioni di abitazioni e con lo stesso inquinamento prodotto da oltre 3 milioni di automobili. Ogni e-mail spazzatura, dunque, comporta nel suo complesso un’emissione di 0,3 grammi di CO2, stessa quantità prodotta da un metro di guida. Per contro, non risulta eccessiva l’inquinamento causato dal filtering automatico, che riguarda il 16 per cento di tutto il processo. Di conseguenza, come sostenuto da Jeff Green, senior vice president dei McAfee Avert Labs: “contrastare lo spam alla fonte, così come investire in una tecnologia allo stato dell’arte per filtrare lo spam, consentirebbe di risparmiare tempo e denaro, ma soprattutto ripagherebbe i dividendi al pianeta riducendo sensibilmente le emissioni di CO2”. Tale risparmio è stato quantificato in 25 miliardi di kilowatt/ora, che corrisponderebbero alla rimozione dalla strada di poco meno di 2,5 milioni di vetture.

Ci voleva solo questa brutta notizia. Che dire, ci toccherà aprire la posta a “client-alterni” per inquinare meno. Che tristezza.

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WordPress: ora merita la lode

// aprile 16th, 2009 // View Comments // Tecnologia

Uso WordPress da anni. Praticamente l’ho visto “crescere”. Ed è giunta l’ora di buttare giù qualche riga su questa piattaforma di “personal publishing” usatissima in tutto il mondo. Per chi non ha capito di cosa stia parlando, basta guardare questo sito, per l’appunto, un sito realizzato con wordpress.

Wikipedia lo definisce così:

WordPress è una piattaforma di “personal publishing“, strutturata in PHP e che usa come database MySQL, che consente la creazione di un blog personale, pubblico o privato. Creata da Matt Mullenweg, attualmente è distribuita con la licenza GNU General Public License e si può scaricare liberamente. L’ultima versione è la 2.7, rilasciata l’11 Dicembre 2008, ed è stata dedicata al musicista John Coltrane. Parallelamente resta supportato anche il ramo 2.0, la cui ultima versione è la 2.0.11.

La piattaforma è una bomba. Si installa con facilità (senza dover essere necessariamente esperti del settore) e si “aggiorna da solo”. Il sistema e i plugins, segnalano automaticamente gli aggiornamenti e con un clic, vengono installati. E’ semplicemente fantastico. Mi piace perchè mi ricorda molto la filosofia “Apple“: per la serie “stai rilassato caro utente, me lo vedo io…“. La piattaforma è stabile, ha un’ottima indicizzazione e si posiziona benissimo nei motori di ricerca, gestisce con facilità tags, keywords, categorie e via discorrendo.

Se dovete aprirvi un sito o un blog e volete qualcosa che non sia difficile da installare e allo stesso tempo semplicissimo da amministrare (per non parlare delle infinite possibilità di personalizzazione dei template), WordPress è la soluzione che fa per voi. Ed è a questo indirizzo, gratuitamente.

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Telefonare gratis con il cellulare?

// aprile 13th, 2009 // View Comments // Tecnologia

…scordiamocelo. Almeno se intendiamo farlo in tranquillità. Riporto un articolo che ho letto su Repubblica.it:

Telefonare via Internet, gratis o a basso costo: il fenomeno del VoIP, che con Skype ha fatto tremare il business degli operatori telefonici fissi, adesso approda anche sui cellulari. E veleggia dritto verso il grande pubblico, con un vento di accordi che riguardano i grandi nomi del settore, come Skype, Nokia, Apple con il suo cellulare iPhone.

Skype, il principale software VoIP (400 milioni di utenti), è uscito in una versione per l’iPhone, la settimana scorsa. A maggio, sarà anche per cellulari Blackberry. Da giugno, sarà disponibile per alcuni modelli Nokia evoluti. In tutti i casi, si tratta di software che gli utenti possono scaricare gratis via Internet e metterli quindi sul cellulare. Nel caso del Nokia N97, troveranno inoltre Skype già installato sul cellulare al momento dell’acquisto.

Il sistema è fatto apposta per essere alla portata di tutti: apriamo la normale rubrica telefonica del cellulare e cliccando su uno dei nomi possiamo scegliere di fare partire una chiamata in VoIP, con Skype, invece che con la normale rete del nostro operatore mobile. Possiamo chiamare, gratis, anche altri utenti Skype, come faremmo dal computer, e con loro anche fare chat testuale. In ogni caso, il cellulare si connette alla rete Internet disponibile in quel momento.

La telefonia VoIP ha così ufficialmente dichiarato guerra anche agli operatori mobili: è vero che da tempo sono disponibili software VoIP per i cellulari (come Fring, Nimbuzz o l’italiano Noverca), ma restavano un fenomeno di nicchia, prerogativa di utenti esperti. Solo adesso arriva il peso massimo Skype, per di più alleandosi con Nokia, il principale produttore di cellulari al mondo: cocktail esplosivo. Per Nokia è un modo di soddisfare un’esigenza degli utenti a lungo inesaudita e che adesso si potrà liberare, come un fiume trattenuto da una diga che crolla di colpo.

A conferma della grande fame di VoIP, Skype su iPhone è stato scaricato un milione di volte a soli due giorni del lancio. Per Skype, il tutto rivela invece una svolta strategica: dopo anni di tentennamenti, ha deciso di scommettere sul serio sulla telefonia mobile. Mossa pericolosa per il mercato, perché Skype si è già ritagliato un ruolo nell’ambito del fisso: è diventata la principale compagnia di telefonia internazionale, nel 2008 ha gestito infatti l’8% del traffico telefonico internazionale. Si prevede che ora prenderà una fetta importante delle chiamate fatte con il cellulare da casa, dall’ufficio o in luoghi pubblici come l’aeroporto, dove spesso è disponibile una connessione Internet veloce via WiFi.

Fuori casa, l’utente potrebbe invece utilizzare la rete Internet Umts dell’operatore mobile (dopo aver sottoscritto un’offerta ad hoc per navigare, che in Italia costa circa 10 euro al mese). Ma qui c’è il problema: alcuni operatori mobili stanno facendo di tutto per limitare il VoIP mobile. A causa di accordi tra loro e Apple, Skype su iPhone per ora funziona solo in WiFi. L’operatore tedesco T-Mobile ha chiesto ad Apple di togliere del tutto Skype dall’iPhone e si è attirato così un coro di proteste da una coalizione di aziende Internet (non solo Skype, ma anche Google, Microsoft, Intel e altri). Skype su Nokia invece non avrà limiti, ma gli operatori hanno comunque carte da giocare: potrebbero rifiutarsi di distribuire i modelli compatibili con Skype oppure, come già fa Vodafone, escludere il VoIP dalla propria tariffa Internet Umts specifica per la navigazione su cellulare (la Mobile Data Pack, 3 euro la settimana, senza limiti). Il VoIP è compreso solo nelle tariffe internet, più care (quella senza limiti costa 45 euro al mese, mentre quelle con un pacchetto di ore vanno da 10 euro in su), utilizzabili tipicamente con la chiavetta usb connessa al computer (o direttamente per navigare dal cellulare).

Ok, finalmente il Voip arriva con stabilità sui cellulari di tutto il mondo…ed è una svolta “epica”…almeno in apperenza. Ad opporsi sono gli operatori: il Voip è una minaccia per il loro business. Proprio come la grande diatriba tra le auto ad idrogeno e le classiche vetture a benzina. Siamo sempre alle solite…e a perderci, siamo come sempre noi “consumatori”.

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Dopo 33 anni, è una mela ancora buona

// aprile 1st, 2009 // View Comments // Notizie dal Mondo, Tecnologia

…o meglio, è sempre più squisita. Oggi la Apple, festeggia 33 anni. Era il 1° aprile 1976, quando Steve Jobs, Steve Wozniak e Ronald Wayne fondarono a Cupertino una piccolissima società che vendeva kit per la costruzione casalinga del computer Apple I. Appena tre dipendenti, e un fatturato di 25.000 dollari nel primo anno. Oggi i dipendenti sono circa 35.000 e nell’ultimo anno, la società di Cupertino ha fatturato circa 32 miliardi di dollari. Non male, eh? Tanti auguri Apple…e aspetta un annetto e riceverai il mio CV ;)

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