E’ uno degli uomini più ricchi e potenti al mondo. Fa grandi cose…e spara grandi cose. L’ultima di Don Rupert, è la ricetta alla crisi della carta stampata, sempre più alle prese con bilanci difficili e gestioni che si susseguono. La stampa vende di meno, perchè c’è concorrenza. Il new-media Internet, ha surclassato il foglio di carta: internet è libero, internet è aggiornato, internet è dinamico e interattivo. Che grande dilemma. Non possiamo nascondere che più gli anni passano e la carta stampata diventa sempre di più un lusso che sa di vintage, perchè i difetti son troppi e tutti dettati dal suo essere semi-obsoleta. Non è un caso se praticamente tutte le testate giornalistiche più importanti al mondo (e anche in Italia) si siano dotate di un bel portalone-web per riportare tutte le notizie e gli aggiornamenti in tempo reale…e allora, ecco che Murdoch trova la soluzione al difficile quesito: far pagare le edizioni online dei giornali e l’accesso alle news, così come lui stesso applica nella sua News Corp.

Dal punto di vista personale, posso affermare di leggere molti blogs e diversi “giornali online” (che non compro mai in edicola). Repubblica.it, Corriere.it, Gazzett…ops, scusate…questo non c’entra.  Non mi ci vedo a pagare un abbonamento per consultare questo genere di siti…non che non siano soldi spesi bene, sia chiaro. Il motivo sta nella logica di internet: abbondanza delle fonti, open-content e open-knowledge. Chiudere le porte sul web e impostare un accesso a pagamento all’informazione, dubito che sarebbe una bella mossa…a mio avviso, almeno nel nostro paese, son pochi quelli che azzarderebbero un abbonamento. Internet ci permette di consultare diverse fonti, visitarle nello stesso momento e avere un accesso al sapere continuo e libero. E pensare che pochi giorni fa, avevo fatto un intervento sul sapere enciclopedico, in particolare quello di Wikipedia contro quello di Mircosoft Encarta…e il sapere libero, (almeno) in quel caso, aveva stravinto senza usare trucchetti del mestiere…

Share

E’ un anno circa che le risorse umane possono contare su un registro ufficiale che tuteli le professioni nell’ambito delle risorse umane; una sorta di albo professionale. Il registro è stato istituito dall’AIDP secondo la Direttiva Europea 2005/36, Capo II, del DLGS 206/2007 in tema di riconoscimento delle qualifiche professionali e di circolazione occupazionale nella Comunità Europea e nel rispetto del DM 32054 del 28 aprile 2008 che ha l’obiettivo di avviare la formalizzazione della professione. Su eccellere.com potete trovare un’intervista al Prof. Mario D’Ambrosio, Past-President AIDP e Segretario Generale del registro e Giuseppe Li Volti, referente regionale Campania dell’AIDP. Riporto qui qualche tratto del post originale:

E’ un registro delle persone che operano nel settore HR, sia in azienda sia come consulenti. Consente di avere una visibilità a livello europeo e risponde a delle problematiche di varia natura. Una di queste riguarda gli ambiti di lavoro del settore, mai identificati ufficialmente fino ad ora. C’è ancora una visione poco chiara del Responsabile HR, una visione che forse appartiene più al passato. Uno degli obiettivi è dunque dare una visione diversa al mercato. Per essere nel registro bisogna rispondere a certi requisiti. Ogni 2 anni è richiesta un’attestazione: bisogna dimostrare di operare nel settore e bisogna raggiungere un certo numero di crediti formativi. Molte, troppe persone, si sono improvvisate. Il Registro offre credibilità.

Il registro nasce dalla constatazione che il lavoro di gestire risorse umane, la responsabilità di farlo, sia fuori sia dentro l’azienda, secondo modalità e strumenti professionali, è passato da mestiere a professione vera e propria. Il registro è un riferimento e una salvaguardia per gli stakeholder del settore, per le aziende, in quanto attesta la professionalità delle persone iscritte. Il registro nasce infatti per identificare, attestare e sviluppare la professionalità di chi opera in questa area, sia nel settore privato sia nel settore pubblico: garantendo, a richiesta, l’attendibilità in campo Italiano e Internazionale delle dichiarazioni curricolari rilasciate dai propri iscritti; attestando e promuovendo l’aggiornamento professionale seguito dai propri iscritti, secondo standard internazionali; favorendo così il riconoscimento e l’occupabilità dei Professionisti HR nel nostro Paese, nell’area della Comunità Europea e nell’ambito mondiale.

Uno degli scopi del registro è identificare i percorsi di aggiornamento e le modalità per assegnare i crediti formativi agli iscritti. AIDP, che promuove il registro, potrà organizzare corsi che eroghino crediti, in più il registro individuerà enti di formazione e società esterne riconosciuti.

Il registro è importante soprattutto per i nostri giovani in tema di circolazione europea. Gli altri paesi europei sono già attrezzati, per questo i giovani italiani non avevano le stesse “armi” dei colleghi spagnoli, tedeschi e francesi. Ormai le multinazionali sono da per tutto e i manager girano in tutto il mondo, è importante per le giovani generazioni avere dei riconoscimenti ufficiali.

Il professionista HR avrà il compito di aggiornarsi sempre più velocemente per stare al passo dei grandi e continui cambiamenti. In tutto questo anche le competenze non sono più le stesse. Il costo delle risorse umane, la loro centralità nel fare la differenza e nello stabilire un vantaggio competitivo delle imprese, fanno si che chi si occupa di questo ambito deve essere sempre più preparato in materia economica, di organizzazione e tematiche delle persone, mercati internazionali, normative e spostamenti delle persone.

Che dire, un’ottima cosa. Accade troppo spesso che persone non adeguatamente qualificate si improvvisano gestori delle RU. E’ solito pensare da parte di molti, che basti una laurea, magari in materie umanistiche, per saper gestire il capitale umano. Ed invece non è così, non c’è cosa più sbagliata. Il registro è una certificazione costante, un monito all’aggiornamento periodico e continuo, un filtro per i professionisti…un anno e mezzo, e farò domanda ;)

Share

Non è un gran novità: saper comunicare e farlo con capacità di persuasione, fa fare tanta strada. Ovunque. Lo sapevano i romani: ed erano tanti, ma tanti anni fa. Figurarsi ora. Accade spesso che chi detiene lo “scettro” della comunicazione, riesca a farne un abuso: basti pensare al meccanismo della propaganda, classico mezzo per cercare di forzare un’opinione all’interno della “massa” che ascolta. Non pretendo in questa sede, di voler analizzare dei temi così grandi quanto complessi, ma vorrei limitarmi a fare delle semplici osservazioni.

Vorrei parlare di Beppe Grillo. Ho visto il suo intervento ad Exit: il ruo ritorno in televisione (in questo caso a La7) dopo tempo immemori. A dir degli autori e della presentatrice del programma, doveva essere un’apparizione in linea con il tema della serata, un confronto sano  (?) e politically correct (??) con gli ospiti in studio…ma così non è stato. Beppe, ha alzato il volume e ha partorito un monologo decisamente lungo, uscendo dal tema, usando parole che poteva benissimo evitare (perchè la tv, non è il suo blog…), ha alzato la voce e ha offeso le persone in studio. Fin qui, c’era da aspettarselo visto il personaggio. Ma quello che sinceramente non capisco, è il “tono” della sua “battaglia oramai epica”. Che sia chiaro: quello che afferma Grillo è giusto, soprattutto in tanti discorsi. Ma il tono è assolutamente fuori dal contesto. Grillo si schiera contro una politica malsana e lo fa alzando la voce, offendendo, abusando di parolacce e soprattutto, non facendo parlare. Addirittura, dopo il monologo, rifiuta il confronto lasciando gli studi di La7…senza lasciare possibilità di replica. Questo è assolutamente sbagliato. Anche un Blogger alle prime armi, sa che quando scrive un post sul proprio blog, il feedback è la cosa più importante: si lancia un’idea, un topic, che può essere giusto o sbagliato…ma si arriva ad un confronto, che deve essere pacifico e calmo, altrimenti si genera un “flame”. Grillo, ha atteso l’ingenuità della D’Amico per innescare un bell’incendio doloso. Ha sbagliato sede, ha sbagliato modo. Se è vero che la politica deve cambiare, deve iniziare a farlo con l’ascolto: ascoltare i cittadini, ascoltare l’opinione di tutti, buoni o cattivi che siano. Comunicare significa confrontarsi. Grillo ha agito proprio come tanti cattivi politici. Parlare come un flusso e al primo accenno di confronto, ha alzato la voce..e alla fine, arrivederci e grazie. Grillo, la tua sarà senz’altro una verità, ma non sarà mai una verità assoluta.

Insomma, quando ho letto di “Grillo ad Exit”, mi sono subito incuriosito, nonostante un filo di scetticismo. Grillo ha deluso, ha senz’altro infiammato coloro che lo seguono da tempo ma difficilmente penso che abbia colpito chi non lo conosce sotto questa nuova veste. Una cosa è sicura: Grillo è riuscito in tante battaglie, raccogliendo consensi…e il suo fare, nonostante le tante smentite, è un fare politico. Perchè fa politica. Perchè lotta in battaglie in cui inevitabilmente si tocca la politica…e per carità, non c’è nulla di male. Ma se è la politica l’obiettivo, allora bisogna “combatterla” con il suo fantasma: con il dialogo che parte dal basso. E invece, Grillo, ad “exit” è partito su un piedistallo…e l’unico “Exit” che ho visto, non era un programma televisivo che si apprestava a divenire interessante, ma una vera, ingiustificata e deludente “exit” di scena dagli studi di La7.

Share

Non è la mia regione, ma la loro. Non è quella di un normale cittadino, ma quella dei politici corrotti e della camorra. E’ uno schifo.

Ne avrei tante, ma non me la sento di “colorare” il blog con aggettivi degni di queste persone. Ora spiego la mia rabbia.

Riporto un articolo del Corriere.it, pubblicato poche ore fa:

Campania, truffa contributi pubblici
arrestato anche consigliere regionale

NAPOLI – Truffa aggravata nell’erogazione di contributi pubblici. Con questa accusa il Nucleo tributario della Guardia di Finanza di Napoli ha eseguito sei arresti. Tra le persone finite in manette c’è anche il consigliere regionale Roberto Conte. Stando all’inchiesta condotta dal pm Filippo Beatrice, Conte avrebbe costituito una società fittizia, alla quale la Regione avrebbe erogato somme di denaro per lavori mai svolti. L’accusa contestata è di associazione per delinquere finalizzata ai danni della Regione Campania. Delle sei ordinanze di custodia cautelare, emesse per associazione a delinquere e truffa aggravata ai danni della regione campania, quattro sono gli obblighi di presentazione alla polizia giudiziaria e due gli arresti domiciliari.

Conte è stato esponente dei Verdi, poi della Margherita e, successivamente, del Pd, che lo ha sospeso a causa delle diverse vicende giudiziarie in cui risulta coinvolto.
Attualmente è iscritto al Gruppo misto come indipendente ed è consigliere segretario dell’ufficio di presidenza del Consiglio regionale, carica dalla quale il Pd ed altri gruppi del centrosinistra ne hanno chiesto la revoca, senza successo, perché la relativa mozione non è fondata su norme regolamentari e statutarie.

A fine gennaio 2008 fu iscritto nel registro degli indagati nell’inchiesta che portò all’arresto di sei esponenti del clan camorristico Misso: il politico avrebbe ottenuto l’appoggio, anche economico, della malavita durante la campagna elettorale del 2001 in cambio di promesse di assunzioni e di appalti per la realizzazione di opere pubbliche e di gare per la fornitura di servizi presso strutture pubbliche.

Nel febbraio successivo finì ai domiciliari nell’ambito di un’inchiesta della Guardia di finanza su alcuni episodi legati all’affitto di immobili destinati ad ospitare gli uffici pubblici. I fatti si riferivano al 2005, quando Conte aveva l’incarico di questore alle finanze del parlamentino campano. Le indagini hanno evidenziato che Roberto Conte, nel dicembre 2003, aveva promosso la costituzione della ‘Deco consulting srl’ il cui oggetto sociale era consulenza e organizzazione eventi. Nella società operava un suo fiduciario che esercitava la professione di medico. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti la società ha operato fino al 2006 quando è stata messa in liquidazione, senza mai svolgere in concreto le attività previste nell’oggetto sociale, ma conseguendo contributi regionali indebitamente. Secondo le accuse era stato anche organizzato fittiziamente un workshop per l’imprenditoria agevolata che però era stato giustificato esibendo come fattura un albergo-ristorante per il banchetto nuziale di un suo collaboratore. In un’altra occasione invece che un workshop sugli strumenti legislativi per le agevolazioni fiscali erano state esibite fatture per un convegno politico a cui aveva partecipato lo stesso Conte.

Per ora gli episodi di truffa accertati dall’inchiesta sono cinque, per un danno erariale stimato di 100mila euro. L’indagine è partita nel 2006. Conte ha anche fatto assumere in maniera fittizia dalla società utilizzata per ‘dragare’ fondi pubblici per manifestazioni, i componenti della sua segreteria politica.

Basterebbe già una semplice lettura di quest’articolo per vergognarsi di una politica simile e di attori politici, degni del peggior carcere che esista al mondo. Ma la questione è un’altra, ed è personale quanto pubblica. E’ un mese, che mi informo, consulto gli urp, faccio chiamate e invio emails, per sapere se la regione Campania pubblica bandi per l’erogazione di borse di studio per studenti meritevoli…e ho scoperto, che la regione Campania è l’unica (o forse, una delle poche) che eroga borse di studio (sempre se ci sono i fondi…) a studi finiti. Praticamente la cosa funziona così:

  • Se sei ricco a 24 anni, e puoi permetterti anche master costosissimi, allora puoi continuare a studiare…e magari l’anno dopo gli studi, SE ci sono i fondi e SE rientri nei parametri (che cambiano di anno in anno…) la regione ti premia con una borsa parziale o in alcuni casi totale.
  • Se sei uno studente come tanti, hai 24 anni e non ha reddito (perchè sei uno studente…e tutto quello che fai è studiare), magari sei anche meritevole e vuoi continuare la carriera formativa con un bel master, la regione NON TI OFFRE NULLA. Devi trovarti i soldi: chiedere prestiti, perdere un anno per cercare lavoro e poi pagarti gli studi o più semplicemente, devi rinunciare alla tua carriera formativa.

In altri stati, specie quelli scandinavi, lo stato paga gli studi e crea infinite agevolazioni. L’Italia non investe sull’istruzione, taglia la ricerca e sta bruciando la conoscenza. La regione campania è puntualmente in mezzo a scandali e ancora mi chiedo perchè non si faccia qualcosa. Amo la mia terra, ma mi vergogno della politica che regna “sovrana” in questo bellissimo posto distrutto da presunti “attori politici” meglio definibili come: delinquenti, truffatori e chi più ne ha, più ne metta.

Share

Questa mattina mi sono soffermato su un articolo davvero interessante a cura di Gilberto Visintin, in merito all’importanza del “saper usare la voce” nell’ambito delle risorse umane (Tratto da Eccellere.com). Il focus dell’articolo, arriva ad un punto: Parlare è semplice, Comunicare è tutt’altra cosa. E la voce è senz’altro la chiave del successo di un intervento, di un discorso, di un dibattito. (o quanto meno, il vero “Cavallo di Troia” di un discorso). In tal senso, non mi riferisco semplicemente al timbro (su quello, c’è poco da fa…se nasci con la voce di paperino, certo non puoi pretendere credibilità :) ) ma a come si utilizza la voce. Riporto qui qualche tratto preso in prestito dall’articolo di Visintin:

Recentemente ad una conferenza ho constatato per l’ennesima volta la difficoltà dell’oratore di tenere alta l’attenzione, nonostante l’argomento fosse molto interessante, a causa dell’uso piuttosto maldestro della sua voce. Dopo una manciata di minuti mi sono accorto, e non ero il solo, che non seguivo più quello che stava esponendo: un vero peccato!
Quella sera ho avuto, per l’ennesima volta, la conferma che poche sono le persone che sanno parlare in pubblico tenendo alta l’attenzione.
Credo sia molto importante, per tutti coloro che fanno un uso professionale della voce, saperla usare in modo corretto per ottenere un maggior successo di pubblico e nelle relazioni. La voce è uno strumento molto complesso e delicato che viene fortemente condizionato anche dagli stati emotivi. Se gli occhi sono lo specchio dell’anima, la voce si può considerare lo specchio della nostra personalità: il nostro “strumento” voce se ben “suonato “ci permette una gamma infinita di espressioni: colori diversi, suoni diversi, corposità diverse. La nostra bocca è una cassa di diffusione dalle mille possibilità.

Se quando parliamo diamo alle parole lo stesso colore, lo stesso valore e lo stesso ritmo, diventiamo monotoni, provocando inevitabilmente un calo di attenzione.
Saper usare bene la propria voce significa conquistare oltre il trenta per cento in più di attenzione sullo standard medio d’ascolto: inoltre saper utilizzare la propria voce con efficacia, permette di divertirsi e di divertire.

Vanno cercati gli stimoli giusti che mettano in condizione i partecipanti di rompere gli indugi per lasciarsi andare e recuperare così la loro creatività vocalica, magma indispensabile, al di là della tecnica, per recuperare le proprie capacità fonatorie. E’ chiaro che tutto questo si ottiene attraverso un percorso formativo mirato e ben articolato.

Non posso che essere assolutamente d’accordo con l’autore. La voce è indispensabile, ci cattura o ci distrae, proprio come accade in politica. La voce, d’altronde, è un vero e proprio strumento musicale e come tale, dobbiamo impararlo ad usarlo seguendo una ritmica, un pentagramma creativo quanto adeguato al contesto e al topic che stiamo comunicando. Pause, colori, accenti sono importantissimi: la voce ci da tutto. Ci dimostra preparati quanto improvvisati, ci fa sentire vicini quanto un gradino sopra agli altri. Insomma, è davvero fondamentale.

In un colloquio recente, mi sono state chieste informazioni sulla webradio che gestisco da tre anni: ora capisco il perchè dell’importanza di Radio PodMast all’interno della mia carriera formativa. Lavorare in radio (odio il termine lavorare se precede il termine radio, che sia chiaro..) mi ha insegnato tanto: dar peso al tono, cercare registri vocali sempre nuovi e adeguati al tema discusso, non essere lenti ma neanche troppo veloci nell’esprimersi e soprattutto, mi ha spinto ad una ricerca lessicale che deve essere sempre in costante aggiornamento ed evoluzione.

Insomma, articolo interessante. Quindi, cari colleghi che volete specializzarvi nell’ambito delle HR, ho posti illimitati in radio…altrimenti, l’anno prossimo, tutti ad X-Factor.

Share

…o meglio, è sempre più squisita. Oggi la Apple, festeggia 33 anni. Era il 1° aprile 1976, quando Steve Jobs, Steve Wozniak e Ronald Wayne fondarono a Cupertino una piccolissima società che vendeva kit per la costruzione casalinga del computer Apple I. Appena tre dipendenti, e un fatturato di 25.000 dollari nel primo anno. Oggi i dipendenti sono circa 35.000 e nell’ultimo anno, la società di Cupertino ha fatturato circa 32 miliardi di dollari. Non male, eh? Tanti auguri Apple…e aspetta un annetto e riceverai il mio CV ;)

Share

Wikipedia alla fine ha vinto. E questa ennesima vittoria, è data dall’annunciata ritirata di Microsoft, che da quest’anno metterà nell’album dei ricordi il logo di Encarta. Tantissimi anni fa, mi ricordo che avevo il cd-rom con l’enciclopedia: erano le scuole medie o forse i primi due anni di scuola superiore; in effetti, sembra passata un’eternità da allora…chissà qual’è stata la mia ultima ricerca…forse, qualcosa su Dante, se non ricordo male…e visti i risultati ottenuti sulla Divina Commedia, mi sa che non mi sia servita poi così tanto!  Ritornando al topic, il sapere libero ha vinto. L’aggiornamento continuo, l’ampliamento costante dei temi e le frontiere infiniti del sapere online, ha avuto la meglio sulla “classica” enciclopedia: quella in più tomi non aggiornabili (se non di rado e per mano degli autori), per nulla interattiva e in alcuni casi, limitata.

Vorrei proporre un piccolo estratto dal comunicato Microsoft in merito all’argomento:

Encarta has been a popular product around the world for many years. However, the category of traditional encyclopedias and reference material has changed. People today seek and consume information in considerably different ways than in years past. As part of Microsoft’s goal to deliver the most effective and engaging resources for today’s consumer, it has made the decision to exit the Encarta business.

Microsoft’s vision is that everyone around the world needs to have access to quality education, and we believe that we can use what we’ve learned and assets we’ve accrued with offerings like Encarta to develop future technology solutions. In doing so, we feel strongly that we are making the right investments that will help make our vision a reality.

La visione di Microsoft, è quella di un sapere libero e di libero accesso. Beh, io me la sarei risparmiata. Comunque sia, quanto scommettiamo, che il colosso Americano sta per prepararne un’altra? Difficile che l’azienda di Gates, molli l’osso. E le possibili soluzioni? Un’encarta online completamente gratuita (attualmente esiste già ma è accessibile con un abbonamento…) o un tentativo di acquisizione di Wikipedia (in perenne difficoltà economica), anche se quest’ultima, sembra abbastanza difficile visti i tempi che corrono.

Comunque sia, siamo davanti ad una svolta importante…e non ci resta che aspettare, per vedere come “il sistema” reagirà davanti all’ennesima consacrazione dell’”open“.

Share

…sei sparito nel nulla. Ti sto chiamando sul cell, ma ce l’hai staccato. Fammi sapere dove cavolo sei, che ti devo raccontare un fatto.

(per Steve jobs, CEO Apple)

Share

Sono diversi anni che uso diversi social networks e questa è la prima volta che ne osservo uno dall’esterno senza averlo provato…e parlo del “fenomeno del momento”, vale a dire Facebook. Chiarisco subito che la parola “fenomeno” ha a che vedere con la grandissima diffusione del network, non di certo per le sue qualità, che a mio avviso, non sono altro che la scoperta dell’acqua calda ( l’eclettico Mark Zuckerberg non ha fatto altro che fare un bel copia e incolla di quel che c’era in giro; mica scemo il tipo…). Per quanto riguarda invece “il momento”, beh, che dire…Facebook stancherà e pure presto. Sicuramente sarà così in Italia, paese dove le mode del web passano in fretta per poi tornare al classico tradizionalismo (vedi msn messenger e spaces…).  Comunque sia, non sto qui a parlare di questo…ma di un articolo che stamattina ho letto su “La repubblica”; lo riporto qui:

Scatta la censura di Facebook per oscurare la discussione in rete su condom e Aids accesa dalle parole del Pontefice alla vigilia del suo viaggio in Africa. E sul social network alcune migliaia di persone aderiscono a uno sciopero virtuale di tre giorni, che si conclude oggi, per protestare “contro la santa inquisizione e la caccia alle streghe su internet”.

Nel mirino di Facebook è finita la Rana, uno pseudonimo dietro il quale si cela la miniredazione giornalistica del gruppo Rassegna Stanca, un rotocalco quotidiano che ripubblica le notizie apparse sui
media per stimolare la discussione su temi d’attualità. E negli ultimi giorni lo spazio era monopolizzato dal dibattito su profilattici e Aids, con centinaia di commenti.

“Fila tutto liscio finché sulla home page di Rassegna Stanca non viene caricato, sotto il titolo provocatorio Un editoriale ultrasottile, il corsivo apparso in prima pagina sul quotidiano Avvenire di ieri che spiegava e giustificava le parole di Benedetto XVI”, raccontano i curatori. “L’articolo del giornale di ispirazione cattolica è stato ripreso parola per parola, cambiando appunto soltanto il titolo, e ha messo in moto uno scambio di idee appassionato, ma comunque pacato e non offensivo, coinvolgendo tantissimi utenti di Fb”.

Ma tanto è bastato: di punto in bianco Facebook cancella l’editoriale e tutti i post di commento, avvisando che “questo comportamento può infastidire altri utenti” e – quando la Rana prova a ripubblicarlo – il social network stacca la spina alla redazione, cancella l’account, spiana tutte le altre news con le relative opinioni dei membri del gruppo.

“Abbiamo rimesso in piedi la redazione di Rassegna Stanca – dicono i curatori del gruppo – abbiamo avvertito gli amici della censura e nel giro di poche ore abbiamo ricevuto centinaia di messaggi di solidarietà, anche se ovviamente non siamo in grado di riallacciare i contatti con tutti i 5.000 lettori della nostra rassegna che Fb ci ha tolto. Questa censura, comunque, è gravissima e per questo abbiamo deciso di organizzare tre giorni di sciopero virtuale, sospendendo fino a domenica le pubblicazioni. E’ assurdo che una vicenda commentata da tutti i media internazionali non possa essere discussa su Facebook, in maniera peraltro certo molto laica, ma anche molto corretta”.

Nel comunicato che proclama l’”agitazione sindacale” la redazione segnala che “Rassegna Stanca prova a ripartire: gli piacciono le conversazioni tenute sul web e gli amici che ha trovato su Facebook e che prima non conosceva. Ma Facebook non gli piace più. In questo luogo si creano spontaneamente dei gruppi, si formano delle microcomunità che condividono interessi, passioni o semplice cazzeggio. Tra loro devono poter essere liberi di esprimersi come è proprio di qualsiasi luogo democratico”.

In ogni caso non è certo la prima volta che Facebook banna qualcosa o qualcuno senza dare la minima spiegazione del perché. E’ il caso, sempre in questi giorni, di un video su Emilio Fede in cui alcuni ragazzi chiedono provocatoriamente al direttore del Tg4 cosa pensa della libertà di informazione: il filmato continua a girare in maniera virale su Fb, ma puntualmente viene cancellato ogni volta che compare sul sito. E pochi mesi fa questa prassi di Fb era anche finita in
Parlamento grazie a un’interrogazione presentata dal deputato leghista Matteo Salvini: “‘Ho raccolto centinaia di segnalazioni da parte di persone che sono state disattivate dal più diffuso social network del momento senza uno straccio di motivazione. E posso testimoniare nel mio piccolo che dopo aver allacciato contatti (di amicizia ma anche di lavoro) con oltre 2000 persone sono stato eliminato dalla rete senza
giustificazioni”.

Il problema è proprio questo: le regole di Facebook, genericamente, vietano la pubblicazione di messaggi offensivi, ma poi nei fatti sul social network gira di tutto e nessuno dei responsabili del sito chiarisce cosa è lecito e cosa non lo è. Qualcuno sostiene, addirittura, che ci possa essere un software che analizza i contenuti della rete in modo metodico e automatizzato e interviene quando si ripetono con troppa frequenza alcune parole chiave. Così fosse, la censura colpirebbe un po’ a casaccio, a volte a ragione a volte a torto.

Ecco il post incriminato pubblicato sul gruppo Rassegna Stanca:

Avvenire, il quotidiano di ispirazione cattolica, oggi informa in prima pagina che è “S. Giuseppe, sposo della B. Vergine Maria” e subito sotto ci tiene a chiarire una volta per tutte, in un fine editoriale, cosa voleva dire il papa affermando che “i profilattici aumentano i problemi”.

“Il no della Chiesa all’uso dei preservativi – scrive Francesco D’Agostino – è in realtà un sì alla compiutezza umana dell’atto sessuale. L’uso del preservativi è moralmente problematico, perché toglie alla sessualità umana la pienezza del suo orizzonte, frantumandone l’unitarietà in una molteplicità di aspetti destinati a restare non connessi tra loro…”. Quanto all’Aids, prosegue Avvenire, è “situazione disperata e paradossale quella in cui l’impegno per la vita si pretende che sia affidato a strumenti tecnici così elementari e così fallosi come i profilattici. Bisogna misurare bene le cose…”. Giusto, è un problema di misura!

Censura, censura e ancora censura. Non è la prima volta che sentiamo questa parola, seguita da quella di facebook. I criteri di “selezione” dei contenuti sono spesso poco chiari, e quando si applica una regola, spesso non la si rispetta per tutti (basta vedere quanti enti sono registrati  come avatars e non vengono cancellati…).

Meno male che questa “critica” non può essere censurata…

Share

scarabocchio…e pensare, che quando lo faccio durante i corsi ascoltando i prof che spiegano, quasi mi prendono in giro per il mio “non prendere appunti”! eheh, leggete un pò quest’articolo pubblicato da repubblica.it questa mattina…

LA VENDETTA DEGLI SCARABOCCHI.
Uno studio inglese rivela che quei disegni aumentano del 29% la capacità di seguire un discorso.
Siete il genere di persona che alle riunioni con il capufficio, oppure in classe mentre il prof fa lezione, o nelle telefonate in cui c’è più da ascoltare che da parlare, prende in mano una penna o una matita e scarabocchia distrattamente ghirigori su un foglio di carta? Be’, se il capufficio, il prof o chiunque altro vi sorprende in flagrante, se ne esce con frasi del tipo “smettila di distrarti a quel modo e presta attenzione a ciò che dico”, adesso potete zittirlo con il supporto della scienza: spiegando che riuscite a stare attenti proprio grazie a quei disegnini senza senso.

Più attenti, concentrati e mnemonici, in effetti, di chi gli scarabocchi mentre gli altri parlano non li fa. Lo afferma un esperimento condotto da ricercatori del reparto scienze cognitive del Medical Research Council della Cambridge University. Scarabocchiare mentre si ascolta, affermano gli studiosi, aiuta a ricordare i dettagli: dunque l’esatto contrario del diffuso luogo comune secondo cui lo scarabocchio spinge la mente a perdersi nel vuoto.

Per verificarlo, gli scienziati inglesi hanno dato un banale compito ripetitivo, in pratica disegnare scarabocchi, a un gruppo di volontari che doveva contemporaneamente ascoltare un noioso messaggio telefonico. Confrontando la capacità di ricordare il contenuto del messaggio con un gruppo di ascolto che non era stato invitato a scarabocchiare, si è scoperto che lo scarabocchio aumenta la memoria del 29 per cento. Interrogati al termine dell’esperimento, senza sapere in che cosa consisteva o cosa cercava di misurare, coloro che scarabocchiavano hanno ricordato mediamente 7,5 nomi di persone, di luoghi e altri dettagli secondari del messaggio, mentre coloro che non scarabocchiavano ne hanno ricordati soltanto 5,8.

“Se una persona svolge un’attività passiva, come quella di ascoltare una noiosa conversazione telefonica, può cominciare a sognare ad occhi aperti”, commenta il professor Jackie Andrade, della facoltà di psicologia dell’università di Plymouth. “E sognare a occhi aperti induce a distrarsi da quello che si sta facendo, con il risultato che lo fai meno bene. Svolgere contemporaneamente un semplice compito, come appunto è scarabocchiare, può essere sufficiente a interrompere il sogno a occhi aperti senza compromettere la prestazione che si sta compiendo”.
In parole povere, scarabocchiare permette di non distrarsi e aiuta a seguire meglio il filo del discorso.

Non è la prima volta che vengono messi in luce i benefici dello scarabocchio. Un libro diventato un best-seller in Francia e pubblicato anche in Italia nel 2007, “Quaderno di scarabocchi per chi si annoia in ufficio”, sostiene che scarabocchiare è una terapia anti-stress, fornendo perfino un sito Internet, www.swarmsketch.com, per chi desidera farlo sul web anziché su carta. In un altro volume, uscito nel nostro paese nel 2005, “I disegni dell’inconscio”, gli psicologi Evi Crotti e Alberto Magni elencano sei diverse categorie di scarabocchi, ciascuna rivelatrice di un particolare stato d’animo: per cui ad esempio chi tratteggia labirinti sta cercando una via d’uscita da una situazione di stallo, chi disegna palme vorrebbe trovare un’oasi di pace, chi fa schizzi di un’automobile rivela un desiderio erotico non soddisfatto.

Lo scarabocchio, del resto, è vecchio come l’uomo: ci guarda dalle pareti delle caverne della preistoria, rispecchia l’animo del genio nei taccuini di Leonardo da Vinci, diventa pop-art nei moderni graffiti di strada. E poi ci sono gli scarabocchi d’autore: le spirali di Balzac, gli anelli di Beethoven, gli animali immaginari di Malraux. Senza dimenticare gli scarabocchi tracciati da molti dei nostri deputati durante le sedute alla Camera: sebbene venga il sospetto che, nel loro caso, lo facciano sperando effettivamente di distrarsi, mica per prestare più attenzione.

…e per quest’ultimo semestre universitario, tutti armati di matita, creatività e spensieratezza ;)

Share