E’ di sicuro una grande trovata pubblicitaria. Oramai, tutto ciò che è iphone, è un successo. E’ la moda del momento, proprio come è stato in passato Second Life e com’è tutt’ora Facebook. Parlare dell’iphone, fa parlare…e soprattutto, fa leggere…e aggiungo, talvolta fa anche vedere! Allego un video realizzato dalla band “Atomic Tom”, incontrati per caso sul web questa mattina. Trattasi di una performance live registrata su un treno in movimento e realizzata con strumenti decisamente al passo coi tempi: cosa succede, se nel 2010 una band si ritrova senza strumenti (in seguito ad un furto…) e organizza un concertino made with iphone? Basso, piano, chitarra e batteria vengono “app-izzati” (spero di aver coniato un neologismo…) e una mela morsicata diventa sinfonia. Roba da pionieri. Roba da futuristi. O meglio, roba da bell’intuizione…del resto, oggi posso dire: conosco anche io i Tom…i tom…i tom-tom chi? Scusate, l’ho dimenticato…ma ricordo gli iPhone!
NB: Penso di esser affetto dalla sindrome dell’overshadowing…Angelina Jolie insegna (per approfondimenti, leggere quest’articolo Reuters).
NB2: seguiranno approfondimenti sul tema dei brand overshadowed in ambito di comunicazione; nel frattempo godetevi quest’inno al virale.

Ieri sera è andato in onda lo “show” sulla morte in diretta di Sarah Scazzi. Uno spettacolo deplorevole, secondo per atrocità solamente all’epilogo della stessa vicenda. Non voglio soffermarmi sui particolari di una storia da brividi, urlando il mio sconcerto e lanciando accuse, offese, insulti e “auspici” per coloro che hanno un ruolo in tutto questo. Quello che vorrei discutere è invece lo straziante reality della morte in diretta di una ragazza di quindici anni, soffocata, violentata e sepolta dal sangue del suo sangue. Non so come la famiglia abbia potuto accettare una diretta simile…ma la RAI….dico, la RAI, la televisione di stato che presta il fianco ad uno scoop seguito secondo queste modalità e tessendo audience su audience sfruttando il dolore e lo shock non solo di una famiglia, ma di un intero paese. Quintali di ipocrisia e tonnellate di scarsa professionalità, hanno realizzato la base di uno spettacolo privo di contenuti, al limite dell’osceno. Madre e famiglia al seguito, un avvocato popstar e una conduttrice degna del miglior avvoltoio sono stati i giusti ingredienti di un grande successo; a saperlo prima, facevano anche uno spot:
La nota ( ? ) rivista Pediatrics ha pubblicato un articolo sulla Sindrome del Tostapane, alias i danni ricevuti alle gambe se si usa frequentemente il pc portatile sulle proprie cosce. I danni sono equivalenti a quelli rimediabili con una prolungata esposizione al sole, realizzando una serie di “macchie” sulla pelle dovute alla “scottatura” da batteria. Per tutti i “lampadati” in lettura, consiglio di comprare un bel portatile con una versione qualsiasi di windows, far partire Fifa 2011 ad alta risoluzione e spostare ad intervalli regolari il computer dalla faccia ai piedi. Ah, dimenticavo: usate un pò di protezione!
Studiosi inglesi hanno dimostrato come negli ultimi anni il “Me Time” ovvero il tempo dedicato a se stessi, sia diminuito vertiginosamente. Il campione di riferimento, ricavato su una popolazione che risiede in Gran Bretagna, ha mostrato come la media nazionale di tempo libero giornaliero a disposizione sia di 1h-15m per gli uomini, mentre per le donne , a causa del “carico domestico”, il tempo da dedicare a se stessi scende addirittura a 50 min. Colpa di una società in perenne movimento, di un carico di lavoro che ci insegue tra ufficio e casa e non da meno, la forte presenza delle tecnologie per la comunicazione in ogni nostro “fare quotidiano”. A proposito di ciò, l’altro ieri era “San Francesco”. Ho pensato di inviare qualche sms e/o telefonare le persone che conosco con questo nome. Qualche bella chiacchierata, uno scambio di saluti e una manciata di birre strappate ad amici e parenti che festeggiavano l’onomastico. Stamane, un mio collega, mi ha raccontato che ieri ha fatto gli auguri a ben 99 “contatti” di nome “Francesco”. Ribadisco, non amici, parenti o conoscenti, ma contatti. E magari chissà, con tanto di messaggio “copia e incolla”. Niente morale, per carità, ma il mio piccolo (e non generalista) contributo alla ricerca anglosassone si riassume in una provocazione simile: il tempo per se stessi sarà anche diminuito (o forse, evoluto in qualcosa di nuovo…); ma quello che dedichiamo agli altri, diminuito o arricchito che sia, starà mai rischiando di svuotarsi completamente? Spero di trovare qualcosa in merito…altrimenti, propongo un bel “stacca-la-spina-Day” per vivere qualche ora in ottima compagnia di sè stessi e di non-contatti. Viva il “Me Time“.