Noto con immenso piacere, che la rete sta diventando sempre più “matura”. In Italia, il fenomeno Linked-In sta continuando la sua lenta ascesa ma altre realtà stanno nascendo sulla scia del filone “Improve your Career”.

Questa volta segnalo il portale lavoriamocisu.it, un servizio fresco e ambizioso che parte dal basso: dall’esperienza dei propri utenti.

La mission. Si parla di lavoro, di come trovarlo. Si parla di un lavoro con cui vivere bene e di come stare bene nel proprio ambiente di lavoro. Gli utenti si scambiano informazioni, chattano, condividono documenti e “giudicano” le aziende: un acuto sistema di rating permette la classificazione delle aziende in base alle possibilità di carriera, formazione e livello retributivo. E non finisce qui. Il sito si dichiara aperto a suggerimenti, critiche e migliorie: insomma, un qualcosa di dinamico, che punta all’interazione utente-utente e fruitore-gestore con immediatezza e scioltezza.

Ora mi chiedo: quanto uno strumento simile, può definirsi attendibile? Mi riferisco in particolar modo ai seguenti casi:

  • Aziende che vogliono migliorare la propria immagine e lo fanno realizzando feedback positivi ad hoc.
  • Aziende che vogliono screditare l’immagine di potenziali concorrenti e lo fanno immettendo feedback negativi.
  • E’ giusto fidarsi di un feedback senza sapere “chi” realmente l’ha immesso, ove username e credenziali sono troppo generiche o addirittura sfiorano l’anonimato?
  • Come si comporterebbero determinate aziende, dinnanzi alla “sincerità” dei propri lavoratori, nel caso in cui questi lascino feedback negativi e con credenziali reali?
  • E se a presentare un feedback negativo, è un ex-dipendente incazzato a morte?

Insomma lo strumento ha le sue potenzialità ma come spesso accade per il web, i punti di forza si tramutano nei più grandi limiti della piattaforma. Tutto questo è inevitabile quando la tecnologia si scontra con il tessuto sociale: con la psicologia degli individui, con gli interessi delle aziende e via discorrendo.

Riassumendo. Che dire? Ottimo strumento che va tutelato a dovere, va perfezionato e soprattutto, va protetto. Come? Lavoriamoci su…magari con una proposta da inviare a questo indirizzo.Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo

Share

Burla 2.0

maggio 8th, 2009 | Posted by Gianmarco Esposito in Internet - (0 Comments)

Chi non usa Wikipedia alzi la mano. L’enciclopedia che tutti abbiamo sognato per anni ed anni: voci praticamente infinite, sapere gratuito, accesso immediato. Altro che manualoni da scaffale o enciclopedie su cd che dopo qualche mese sono da buttar via. Quello che propongo in questo post, è una notizia davvero carina che sta facendo il giro del web: è la storia di Shane Fitzgerald, giovane studente Irlandese che ha deciso di modificare qualche voce presente sulla celebre enciclopedia Wikipedia, immettendo notizie e citazioni false, così da testare la qualità delle revisioni e il meccanismo delle citazioni esterne. Il risultato? Alla voce riguardante la morte di Maurice Jarre (padre di Jean-Michel Jarre,) Shane ha aggiunto una citazione:

“One could say my life itself has been one long soundtrack. Music was my life, music brought me to life, and music is how I will be remembered long after I leave this life. When I die there will be a final waltz playing in my head, that only I can hear”

Quando la notizia di morte è stata confermata da Jean-Michel Jarre e i giornali hanno prontamente sguinzagliato i coccodrilli, la notizia fake è stata citata dappertutto: giornali, televisioni e radio di tutto il mondo. Praticamente, nessun giornalista si è preoccupato di controllare la veridicità di quella citazione, copiandola e incollandola integralmente senza un minimo di controllo. Buffo (lo sarebbe di meno se non avesse a che fare con la morte di una persona…) e intelligente; tanto quanto basta per delineare in maniera nitida le potenzialità e le debolezze di uno degli strumenti web più usati in tutta la rete.

Quindi, quando fate qualche ricerca…mi raccomando, controllate sempre le informazioni! Lo Shane di turno potrebbe essere dietro l’angolo…

Se vi va di leggere la fonte dell’articolo, visitate il sito dell’Irishtimes

Share

Due post fa ho dedicato un intervento al phishing, citando un caso personale e riportando qualche suggerimento per navigare più sicuri in rete. Per chi mastica un pò d’inglese, allego un video davvero carino ed interessante che ho trovato oggi in rete.; vi spiegherà il phishing attraverso una sequenza di immagini…buona visione!

Share

Navigando su youtube ho trovato un video divertentissimo intitolato Social Networking Wars e firmato Current Tv. Tratta di un ragazzo tormentato da alcuni dei social networks più popolari al mondo; come finirà? Buona visione e soprattutto, buon divertimento!

Share

Mio cugino voleva andare in vacanza in Puglia, precisamente a Gallipoli. Data? Il prossimo agosto. Otto persone, quattro coppie di ragazzi. Si mettono alla ricerca di un appartamento su internet, si recano su un noto sito che permette la ricerca di appartamenti in tutta Italia e trovano un’ottima sistemazione in una villetta appena fuori centro.  1300 euro circa per una decina di giorni; buon prezzo, nulla di trascendentale ma sicuramente una buona offerta viste anche le foto dello stabile. Contattano l’inserzionista: lui spedisce “il contratto” (due pagine word che assomigliano più ad un regolamento condominiale che ad un contratto d’affitto…), chiede i documenti di tutti i ragazzi e 500 euro di caparra. I ragazzi peccano d’ingenuità, spediscono i soldi (verso una banca online che non ha sede fisica…), inviano le fotocopie dei propri documenti d’identità e attendono risposta. Nel frattempo, il fato vuole che incontrando altri amici e parlando con loro della vacanza estiva, anche questi rivelano di aver prenotato la stessa casa in quello stesso periodo, inviando soldi e ovviamente, anche i documenti. L’inserzionista sparisce: i recapiti telefonici non sono più rintracciabili e al posto di una sperata risposta, si avvia una segreteria telefonica in lingua spagnola.

Aldilà dei 60 euro a testa, quello che scotta è la perdita di tutti i dati personali. I ragazzi hanno in mano il codice fiscale dell’inserzionista, chissà quanto valido (ovviamente il caso è ora affidato ai carabinieri, che stanno facendo le dovute ricerche). I loro dati ora sono a rischio: potrebbero essere ri-utilizzati per altre truffe come ad esempio aprire accounts su siti, intestare schede telefoniche da usare per truffe, aprire conti online, etc.

La rete è pericolosa e quando si effettua una qualsiasi operazione che mette in gioco i propri dati personali, bisogna farla tenendo gli occhi ben aperti. Ne approfitto per dare qualche piccolo suggerimento in stile “morale della favola” dopo questa triste esperienza.

1) I dati sensibili sono a rischio, sempre. Mi riferisco in particolar modo a  conti correnti online, accesso alle banche, poste, sistemi per l’accreditamento di valuta elettronica. Attenzione a quando vi recate su questi siti. Se volete accedere al vostro conto corrente online, accertatevi per bene di aver immesso l’indirizzo internet esatto. Non è difficile realizzare un sito internet fake (fasullo) assolutamente identico per grafica e contenuti a quelli reali: quindi prestate massima attenzione. Cosa succede se abboccate e inserite i dati su un sito fasullo? Semplice. Immaginate di andare su un sito che si spaccia per quello della vostra banca. Inserite i vostri dati per accedere al conto corrente (numero conto e password) e premete invio. Il sito magari vi dirà: servizio non disponibile al momento, riprovare più tardi; voi crederete al problema tecnico e quindi attendete qualche ora. Nel frattempo, i vostri dati sono già nella posta elettronica di un pirata informatico, che nel breve tempo possibile andrà sul sito reale della banca, inserirà le vostre credenziali ed effettuerà un bel bonifico in un conto chissà dove. 1.000, 20.000, 50.000, 500.000 euro? Qualsiasi cifra abbiate sul conto. Questo fa intuire quanto siano pericolose sul web la superficialità e l’ingenuità: con  appena pochi click è possibile rovinare  la vita di una persona.

2) Il phishing agisce soprattutto tramite posta elettronica. Siamo nel circolo vizioso del famoso spam. Spesso accade che i pirati informatici, inviano emails random (a casaccio) spacciandosi per la posta o per la vostra banca: magari vi promuovono un’offerta, vi dicono che dovete provare il login e vi immettono un link che porta ad un sito fasullo. E’ la prassi più ricorrente, quindi attenzione. Il consiglio è: se ricevete emails simili, guardate innanzitutto l’indirizzo email che vi ha inviato il messaggio. Se vi insospettisce (ma vi suggerisco di far comunque anche in caso contrario…), immettete manualmente l’indirizzo del sito della vostra banca/posta (quello reale, per intenderci) e contattate l’assistenza (o verificate sul sito reale, la veridicità delle informazioni ricevute tramite posta elettronica). Non cliccate mai gli indirizzi presenti nelle mails: nella maggior parte dei casi sono delle truffe.

3) Attenzione ai siti di annunci che prevedono inserzioni e bacheche. Ovviamente chi gestisce questo genere di affari, si tutela bene e si dichiara non responsabile dei contenutti immessi degli utentie; quindi, quando effettuate un acquisto tramite questo genere di siti, nella maggior parte dei casi “siete soli”: senza nessuna garanzia o assicurazione. Se volete acquistare un oggetto, un servizio o come nel mio esempio, affittare una casa, tenete presente questi suggerimenti:

  • Se è presente un sistema di Feedback, controllate il punteggio dell’inserzionista e il numero di transizioni che ha concluso. Se avrà concluso migliaia di vendite con feedback superiori al 98%, potreste sentirvi al sicuro. Comunque sia, se la media di feedback è inferiore al 100%, controllate sempre i feedback negativi e cercate di capire il perchè di questi punteggi: potreste leggere possibili segnalazioni interessanti. ATTENZIONE: se la media feedback è pari al 100% o è comunque elevata, controllate sempre il numero di transizioni effettuate (per intenderci, se il venditore ha il 100% come punteggio positivo ma ha effettuato appena poche transizioni, c’è da stare in allerta).
  • Tutelare i propri dati personali. Quando ci compra qualcosa su internet e lo si fa da un venditore privato, bisogna giocare a carte scoperte. Mai inviare i propri dati personali, a meno che non siano indispensabili per il tipo d’acquisto. Se vengono richiesti, avete il diritto di fare lo stesso…ma ripeto, accertatevi che siano indispensabili. I dati, potrebbero essere utilizzati per effettuare altre tuffe e in questi casi,  c’è il serio pericolo di conseguenze dal punto di vista legale. IN OGNI CASO, se dovete effettuare un’acquisto e non vi vengono richieste credenziali o dati sensibili, potete comunque tutelarvi richiedendo quelli del venditore.
  • Tutelare i propri soldi. Non effettuare mai pagamenti tramite ricariche telefoniche o carte prepagate. Bisogna pagare tramite sistemi sicuri, i classici previsti dalle poste e dalle banche.

Ricapitolando, occhi aperti: sempre. La rete non è un’oasi felice dove tutto è tutelato. Internet è lo specchio della nostra società; quella reale, fatta di buoni, furbi e cattivi. Se avete domande, inviatemi una mail tramite il mio sito. E buona navigazione sicura!

Share

Si chiama Labyring ed è un parente lontano di Linked-In. Obiettivo? Realizzare un network basato sulla produzione di contenuti condivisi e che riguardino il mondo della finanza. 1500 iscritti in meno di un mese e caratteristiche che ricordano il più maturo Linked-In: profilo basato su rating a completamento, possibilità di ricerca di lavoro, strumenti che puntano alla crescita professionale dei suoi partecipanti. Un Social Network che abbandona ancora una volta ogni veste ludica e che prova a fare il serio. Interessante è la biblioteca virtuale realizzata dagli utenti stessi, attraverso l’upload di documenti in formato word o excel. Insomma, ancora un passo avanti verso la specializzazione e la professionalizzazione della concezione di rete sociale, nonché strumento a proprio vantaggio per la propria carriera e crescita professionale.

Share

Ho già parlato di Twitter in più occasioni, sottolineando il mio punto di vista in merito ai difetti e ai pregi della piattaforma. Ma stamattina mi è capitato sotto gli occhi, un articolo davvero interessante firmato Nielsen Online e pubblicato da Reuters. In breve, il microblogging di Twitter stufa facilmente. L’articolo riporta come il famoso Social Network riesca sempre di più nella conquista di nuovi utenti, facendo leva soprattutto su stars, opinion leaders e political leaders; tanto per citarne uno, Obama ha vinto le elezioni Americane anche grazie a Twitter. Ma cosa succede dopo un pò? Dopo il primo mese d’uso, il 60% circa dei frequentatori attivi lascia la piattaforma, portando altrove il proprio interesse ed entusiasmo. Come mai? Qui si apre il dibattito. I motivi potrebbero essere differenti: la difficoltà nel trovare followers che siano davvero interessati a quello che si scrive, lo spam da parte di molti utenti, la difficoltà nel rincorrere il mezzo (dover scrivere e pubblicare messaggi a intervalli regolari di tempo..) o perchè no, il non aver compreso il vero “senso” di questo social network,  confondendolo per un sosia alternativo di Facebook o simili ma in realtà, tutt’altra storia. Qualche riflessione? Postatela pure..

Share

Revival informatici

maggio 1st, 2009 | Posted by Gianmarco Esposito in Internet - (2 Comments)

Leggo su Repubblica.it un articolo che titola “E’ arrivato l’anti-facebook” e mi incuriosisco. Clicco, leggo, rimango deluso. A volte si mettono in ballo nomi e tematiche fatte solo per suscitare interesse nel lettore, senza cognizione di ciò che realmente si sta proponendo. Cosa  c’entra Omegle con Facebook?

Omegle is a brand-new service for meeting new friends. When you use Omegle, we pick another user at random and let you have a one-on-one chat with each other. Chats are completely anonymous, although there is nothing to stop you from revealing personal details if you would like.

Sintetizzo l’uso di Omegle. Si va sul sito, non c’è alcuna registrazione e si clicca su un pulsante. Si apre una chat: abbiamo di fronte “uno sconosciuto”. Parliamo con lui di quello che ci va; per la durata della chat “siamo” quello che ci va.

Fatta questa premessa, ritorniamo al filo del discorso, ovvero al confronto tra Facebook e Omegle.

Secondo questo vizioso sillogismo posso affermare con malizia che la nuova 500 è l’antagonista della vecchia 500. Cos’hanno in comune? Sono due auto, sono due fiat. Non importa se la seconda ha un bel pò di anni in più e non è euro4. Non importa se la prima ha il navigatore satellitare e la seconda non ha neanche la mappa stradale inclusa nel prezzo. Sono due 500 e sono diverse…e quindi, vista la nuova auto, coloro che possiedono la vecchia 500 possono sentirsi annoiati dalla propria vecchia auto, passando quindi alla nuova.

Omegle è una minestra fredda, freddissima. Forse, avrà circa 15 anni. E’ un revival informatico, chat vintage modernizzate. Mi ricorda molto la lontana rete IRC; solo che in quel caso, si parlava di rete…qui di rete non c’è nulla. Il paragone cade, la comunicazione va nel vuoto. Facciamo bla bla bla.

Sarà pur vero che nell’articolo citato non si fa riferimento a chi definisce Omegle un social network. Citiamo il peccato e non il peccatore…perchè forse, chi ha fatto il paragone, in fondo sa di aver  detto una “cosa non appropriata” (stronzata, ndr). Un network è sociale quando crea un legame tra gli interlocutori: in questo caso si crea un “contatto” che si spegne e si auto-distrugge nel giro di una chattata…roba da “Mission Impossible”.

Come ripristinare il contatto con lo “stranger”? Come rendere questa normalissima quanto banalissima chat un moderno Social Network? Semplice. Basta farsi dare i dati dal proprio interlocutore e aggiungerlo su Facebook…

Share

Oggi pensavo ad un servizio che una volta una persona mi ha presentato, parlo di Dropbox, un sito che ti permettere di condividere i propri files online e realizzare un network virtuale per la condivisione dei propri files su tutti i computers che accettiamo nel network. Praticamente funziona così: selezioniamo dal proprio pc i dati che intendiamo condividere con altri supporti e ogni volta che apportiamo delle modifiche o inseriamo nuovi files al network, i computer connessi e che hanno il permesso di condivisione, otterranno le suddette modifiche all’interno del proprio hard disk. Semplice, essenziale ed esageratamente comodo. Stavo per attivare il servizio e ho esclamato tra me e me: “Perbacco!”. E’ un qualcosa di affidabile? che garanzia si ha sullo sharing?

E’ come dire: ho la casa e il box ad un kilometro di distanza. Mi piacerebbe che l’auto mi portasse fino a sotto casa e che rientrasse da sola in box, specialmente quando piove a dirotto. Ma ecco un nuovo servizio: un simpatico signore che risolve gratuitamente il problema per te! ti accompagna a casa, riporta l’auto nel box e il giorno dopo te la riporta di nuovo davanti ai tuoi piedi.

E se ti frega l’auto?

Voglio una bici.

Share

Come insegnare qualcosa ed esser pagati? Oggi puoi diventare un insegnante, un docente, un professore…e la materia, la decidi tu. E’ questo il senso di un sito che ho scovato in rete, parlo di www.bukisa.com, un servizio che offre una ricompensa ai contenuti immessi sul proprio network. Il funzionamento è semplice: ti iscrivi sul sito, scrivi un articolo su come fare qualcosa, e attendi le visite: più visite avrai e più verrai pagato. Ogni click ti frutta money, basta quindi scrivere qualcosa di ricercato e sarà ovviamente più facile ottenere una ricompensa importante. Anche l’iscrizione di parenti e amici “frutta” qualcosa: si prenderà una percentuale sul contenuto immesso e prodotto da coloro che presentiamo al network; inizia così un vero e proprio giro di affari. Non mi capitava di vedere nulla di così furbo dalle famose “aste a ribasso”. La rete è intelligente: c’è poco da fare.

Se qualcuno prova il servizio, mi spedisca una mancia.

PS: Unico neo? Paga in dollari…

Share