Inception Berlusconiano

novembre 18th, 2010 | Posted by Gianmarco Esposito in Politica - (0 Comments)

Semplicemente magnifico, ben realizzato e divertente. Per chi ha visto Inception, è assolutamente da vedere:

Buona visione!

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E’ di sicuro una grande trovata pubblicitaria. Oramai, tutto ciò che è iphone, è un successo. E’ la moda del momento, proprio come è stato in passato Second Life e com’è tutt’ora Facebook. Parlare dell’iphone, fa parlare…e soprattutto, fa leggere…e aggiungo, talvolta fa anche vedere! Allego un video realizzato dalla band “Atomic Tom”, incontrati per caso sul web questa mattina. Trattasi di una performance live registrata su un treno in movimento e realizzata con strumenti decisamente al passo coi tempi: cosa succede, se nel 2010 una band si ritrova senza strumenti (in seguito ad un furto…) e organizza un concertino made with iphone? Basso, piano, chitarra e batteria vengono “app-izzati” (spero di aver coniato un neologismo…) e una mela morsicata diventa sinfonia. Roba da pionieri. Roba da futuristi. O meglio, roba da bell’intuizione…del resto, oggi posso dire: conosco anche io i Tom…i tom…i tom-tom chi? Scusate, l’ho dimenticato…ma ricordo gli iPhone!

NB: Penso di esser affetto dalla sindrome dell’overshadowing…Angelina Jolie insegna (per approfondimenti, leggere quest’articolo Reuters).

NB2: seguiranno approfondimenti sul tema dei brand overshadowed in ambito di comunicazione; nel frattempo godetevi quest’inno al virale.

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Un uomo sta viaggiando su una strada isolata. Ad un certo punto, egli si imbatte in un grande masso che gli impedisce di proseguire il cammino. La prima soluzione possibile è tentare di spostare il sasso da solo, ma se questo è talmente grande da non riuscirci, l’uomo potrebbe aspettare che arrivi qualche altro individuo che debba passare di lì in modo da tentare di rimuoverlo insieme. In alternativa, potrebbe accadere che, nonostante siano arrivati altri individui, essi non riescano a spostare il masso. Tutti quanti, quindi, potrebbero chiedere aiuto ad un contadino che guida il trattore in un campo vicino in cambio di una somma di denaro…

…senza scendere nei dettagli della teoria organizzativa del caro Chester, vado al dunque e vi anticipo che se il masso si trova per le strade di napoli, potrà anche passare un trattore, ma di cacciare una “lira” per risolvere il problema non se ne parla. E quindi, si ricorre alla prima opzione: chiamatelo fai da te, l’unione fa la forza o arte di arrangiarsi; su questo, siamo unici (altro che Gomorra). Buona visione :)

Nota: per ulteriori approfondimenti sulla “parabola del masso”, rimando alla pagina Wikipedia di Chester Barnard

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In quanto a fantasia da “copia e incolla” in Cina non hanno limiti…e per presentare una App per l’iPhone, hanno ben pensato di realizzare un Keynote con tanto di Steve Jobs…rigorosamente Made in China!

Ringrazio il mio amico Mauro per la simpatica segnalazione (un giorno mi dirai come cavolo becchi ste notizie!)

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Ieri, curiosando tra le statistiche del traffico di questo sito, ho aperto il pannello inerente le top words che portano ai miei articoli…nella pratica, il blog mi restituisce le parole chiave immesse sui più popolari motori di ricerca e che hanno permesso il reindirizzamento degli utenti presso questo sito. Cosa divertente, ho notato che un lettore  è arrivato al mio sito immettendo su Yahoo la seguente frase:”Cerca una favola con protagonista un pollo“; suppongo (e spero) sia stata una ricerca ad opera di un bambino, evidentemente già capace di utilizzare internet in maniera funzionale!

PS: per la cronaca, non ho post inerenti le favole e i polli…semplicemente, ho usato le suddette parole in un articolo e  Yahoo ha fatto il resto…spero solo che per il noto motore di ricerca, il pollo non sia io…

I “misteri della rete“…buona ricerca, caro navigatore mal-reindirizzato!

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Da “napoletano perbene”, quando ho letto e visto Gomorra, ho odiato ed amato tutte le parole scritte da Saviano. Un ritratto di Napoli realizzato con una prospettiva mono-focale, capace di esaltare tutto il buio di una città che brilla di luce propria. Per la stampa e non solo, parole come “omertà, abitudine al clima di paura, indifferenza e mancato aiuto”, sono da sempre parole che entrano di diritto a far parte del buon vocabolario del cittadino di Napoli; che sia per la cronaca, che sia per una “no-fiction” (Gomorra), che sia per comicità (in ultimo, “Benvenuti al Sud”), lo stereotipo “Campania=Terra Selvaggia” è sempre un must camaleontico e ricorrente, che cambia la “forma” comunicativa mantenendo intatto il suo significato più esplicito (e brutale).

Ricordo come se fosse accaduto ieri, quell’omicidio tra la folla presso la stazione di Montesanto (26 maggio 2009) ove perse la vita  “per errore” un romeno; situazione raccontata come l’emblema della Gomorra Napoletana, un mix di sangue e indifferenza che coinvolse attivamente addirittura i passanti (rei di ignorare l’uomo moribondo e di scappare via senza aiutarlo). E ora, leggo di una donna colpita a morte a Roma e lasciata senz’anima per strada, o di un tassista, a Milano, ucciso dalla follia di un delinquente con la “colpa”(se di colpa si può parlare….) di aver investito con la propria auto il cane della fidanzata...e anche qui, testimoni zero: ancora una volta la paura prende il sopravvento sulla voce dei testimoni.

Aldilà del titolo provocatorio, ciò che penso è che nel nostro paese si stia passando troppo facilmente dalla paura di commettere un reato alla paura di denunciare un abuso. E’ una cultura che va controsenso, che sgretola il proprio DNA valoriale. Sicuramente a tutto questo, non fa bene il livello di (in)sicurezza del Belpaese, fatto di arresti lampo e di rilasci supersonici. Qualcosa va cambiato, bisogna reagire. La Gomorra Italiana, oramai è una certezza.

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Sembra un paradosso: ma è possibile. La macchinina di Google che va a zonzo in giro nel mondo catturando istantanee di tutte le strade del pianeta, ne ha combinata un’altra. Dopo le scene di corna, sesso, le proposte di matrimonio e gli accadimenti più folli, questa volta Google ha deciso di passare il confine (e non intendo, l’aldilà): nel tour fotografico delle vie del Brasile ha immortalato ben due cadaveri e li ha messi sul web a velocità da record, realizzando uno straziante scoop che fa riflettere e che pone domande senza ahimè alcuna risposta. Nessuna revisione, nessuna censura, ma completa (si spera) inconsapevolezza sull”accaduto. Il web è anche questo: follia e paradosso

Welcome to the party.

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Ieri sera è andato in onda lo “show” sulla morte in diretta di Sarah Scazzi. Uno spettacolo deplorevole, secondo per atrocità solamente all’epilogo della stessa vicenda. Non voglio soffermarmi sui particolari di una storia da brividi, urlando il mio sconcerto e lanciando accuse, offese, insulti e “auspici” per coloro che hanno un ruolo in tutto questo. Quello che vorrei discutere è invece lo straziante reality della morte in diretta di una ragazza di quindici anni, soffocata, violentata e sepolta dal sangue del suo sangue. Non so come la famiglia abbia potuto accettare una diretta simile…ma la RAI….dico, la RAI, la televisione di stato che presta il fianco ad uno scoop seguito secondo queste modalità e tessendo audience su audience sfruttando il dolore e lo shock non solo di una famiglia, ma di un intero paese. Quintali di ipocrisia e tonnellate di scarsa professionalità, hanno realizzato la base di uno spettacolo privo di contenuti, al limite dell’osceno. Madre e famiglia al seguito, un avvocato popstar e una conduttrice degna del miglior avvoltoio sono stati i giusti ingredienti di un grande successo; a saperlo prima, facevano anche uno spot:

Mercoledi 6 ottobre alle ore 20:30, andrà in onda la “Morte in diretta di una giovane adolescente”; non perderti l’appuntamento dell’anno! Chi sarà il colpevole? Quale sarà il movente? E soprattutto, dov’è sepolto il corpo della giovane fanciulla? Segui l’attesa con noi…e ovviamente, se alla fine della vicenda, la madre della ragazza vorrà interrompere il programma, schiaccerà un bottone!

Dolore. Tanto dolore. Il mostro che ha commesso un crimine così efferato non è molto diverso dal mostro dell’informazione…e scusatemi, di cuore, se ho commesso un errore usando un eufemismo (“informazione“, ndr…).

PS: non allegherò alcun video dell’accaduto; piuttosto, richiamo all’attenzione una canzone del 2003 in grado di raccontare il mio punto di vista, ancor meglio delle mie stesse parole.

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La nota ( ? ) rivista Pediatrics ha pubblicato un articolo sulla Sindrome del Tostapane, alias i danni ricevuti alle gambe se si usa frequentemente il pc portatile sulle proprie cosce. I danni sono equivalenti a quelli rimediabili con una prolungata esposizione al sole, realizzando una serie di “macchie” sulla pelle dovute alla “scottatura” da batteria. Per tutti i “lampadati” in lettura, consiglio di comprare un bel portatile con una versione qualsiasi di windows, far partire Fifa 2011 ad alta risoluzione e spostare ad intervalli regolari il computer dalla faccia ai piedi. Ah, dimenticavo: usate un pò di protezione!

(Fonte articolo orginale: Corriere.it)

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Studiosi inglesi hanno dimostrato come negli ultimi anni il “Me Time” ovvero il tempo dedicato a se stessi, sia diminuito vertiginosamente. Il campione di riferimento, ricavato su una popolazione che risiede in Gran Bretagna, ha mostrato come la media nazionale di tempo libero giornaliero a disposizione sia di 1h-15m per gli uomini, mentre per le donne , a causa del “carico domestico”, il tempo da dedicare a se stessi scende addirittura a 50 min. Colpa di una società in perenne movimento, di un carico di lavoro che ci insegue tra ufficio e casa e non da meno, la forte presenza delle tecnologie per la comunicazione in ogni nostro “fare quotidiano”. A proposito di ciò, l’altro ieri era “San Francesco”. Ho pensato di inviare qualche sms e/o telefonare le persone che conosco con questo nome. Qualche bella chiacchierata, uno scambio di saluti e una manciata di birre strappate ad amici e parenti che festeggiavano l’onomastico. Stamane, un mio collega, mi ha raccontato che ieri ha fatto gli auguri a ben 99 “contatti” di nome “Francesco”. Ribadisco, non amici, parenti o conoscenti, ma contatti. E magari chissà, con tanto di  messaggio “copia e incolla”. Niente morale, per carità, ma il mio piccolo (e non generalista) contributo alla ricerca anglosassone si riassume in una provocazione simile: il tempo per se stessi sarà anche diminuito (o forse, evoluto in qualcosa di nuovo…); ma quello che dedichiamo agli altri, diminuito o arricchito che sia, starà mai rischiando di svuotarsi completamente? Spero di trovare qualcosa in merito…altrimenti, propongo un bel “stacca-la-spina-Day” per vivere  qualche ora in ottima compagnia di sè stessi e di non-contatti. Viva il “Me Time“.

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