Volunia: ora anche in biblioteca siamo nudi
febbraio 9th, 2012 | Posted by in Internet - (0 Comments)Il lancio di Volunia è stato un fiasco. Vuoi per l’imbarazzo del proiettore, vuoi per la prima “mondiale” esclusivamente in Italiano (cosa molto alla francese), vuoi per il contenuto che non era un granché…ma soprattutto, forse, per la grande attesa che hanno creato prima dell’evento. Sono mesi che si parla di un “qualcosa di rivoluzionario, che cambierà il nostro modo di approcciare la navigazione e la ricerca”. Una presentazione molto “Jobs-Like“, spavalda, schietta, sicura e che evoca ricordi a loop di One More Thing…ma ahimè, poi, ti ritrovi davanti uno scenario privo di concretezza, mal presentato e paradossalmente, emblema dello stereotipo “all’italiana”.
Sta di fatto che a questo punto, i media hanno fatto (giustamente) il tiro al bersaglio, sparando a zero critiche su ogni aspetto di presentazione, comunicazione e contenuto. Forse, un po’ di “umiltà” avrebbe favorito il tutto; ma è assurdo, che girando su forum italiani per vedere la reazione dei nerd googleliani, la domanda più frequente è la seguente:
- MA A QUESTO PUNTO, SU YOUPORN NON SI E’ PIù ANONIMI? E’ CACCIA ALL’USER DONNA “MAIALA”.
La cosa mi ha fatto sorridere e riflettere allo stesso tempo. Sarebbe un po’ come entrare in un bordello, e trovare gli amici (o le amiche) o perché no, la fidanzata, a consumare il tutto davanti i nostri occhi.
A mio avviso, il concetto di social sta attraversando i binari, incrociando pericolosamente in un rapporto morboso, l’altra parte della medaglia, l’anti-social per eccellenza: la privacy. Da una parte il nostro “io” pubblico, pronto a mostrarsi a tutto il mondo e a farsi bello. Dall’altra, il nostro “io” estremamente riservato. E non mi riferisco al caso del “porno”, tabù per eccellenza all’italiana e tranquillamente “sharabile” in versione social in altri contesti culturali. E’ un esempio come tanti; una chiave di lettura a questo nuovo web, che tramite una parola “buona e dolce” come SOCIAL, ci sta facendo digerire la pillola della contraddizione. E’ questo lo viviamo con facebook, linkedin, google, myspace, e persino con iTunes. Non è una novità ma una riflessione: il nostro secondo DNA è sulla rete. Mappabile, ricostruibile e soprattutto, sotto gli occhi del mondo. E come ogni DNA, è una prova, una traccia da seguire, non la puoi più cancellare. Questo significa oggi essere “Social”: Socially-Naked. Socialmente nudi.

Sembra un paradosso: ma è possibile. La macchinina di Google che va a zonzo in giro nel mondo catturando istantanee di tutte le strade del pianeta, ne ha combinata un’altra. Dopo le scene di corna, sesso, le proposte di matrimonio e gli accadimenti più folli, questa volta Google ha deciso di passare il confine (e non intendo, l’aldilà): nel tour fotografico delle vie del Brasile ha immortalato ben due cadaveri e li ha messi sul web a velocità da record, realizzando uno straziante scoop che fa riflettere e che pone domande senza ahimè alcuna risposta. Nessuna revisione, nessuna censura, ma completa (si spera) inconsapevolezza sull”accaduto. Il web è anche questo: follia e paradosso
Ieri sera è andato in onda lo “show” sulla morte in diretta di Sarah Scazzi. Uno spettacolo deplorevole, secondo per atrocità solamente all’epilogo della stessa vicenda. Non voglio soffermarmi sui particolari di una storia da brividi, urlando il mio sconcerto e lanciando accuse, offese, insulti e “auspici” per coloro che hanno un ruolo in tutto questo. Quello che vorrei discutere è invece lo straziante reality della morte in diretta di una ragazza di quindici anni, soffocata, violentata e sepolta dal sangue del suo sangue. Non so come la famiglia abbia potuto accettare una diretta simile…ma la RAI….dico, la RAI, la televisione di stato che presta il fianco ad uno scoop seguito secondo queste modalità e tessendo audience su audience sfruttando il dolore e lo shock non solo di una famiglia, ma di un intero paese. Quintali di ipocrisia e tonnellate di scarsa professionalità, hanno realizzato la base di uno spettacolo privo di contenuti, al limite dell’osceno. Madre e famiglia al seguito, un avvocato popstar e una conduttrice degna del miglior avvoltoio sono stati i giusti ingredienti di un grande successo; a saperlo prima, facevano anche uno spot:
La nota ( ? ) rivista Pediatrics ha pubblicato un articolo sulla Sindrome del Tostapane, alias i danni ricevuti alle gambe se si usa frequentemente il pc portatile sulle proprie cosce. I danni sono equivalenti a quelli rimediabili con una prolungata esposizione al sole, realizzando una serie di “macchie” sulla pelle dovute alla “scottatura” da batteria. Per tutti i “lampadati” in lettura, consiglio di comprare un bel portatile con una versione qualsiasi di windows, far partire Fifa 2011 ad alta risoluzione e spostare ad intervalli regolari il computer dalla faccia ai piedi. Ah, dimenticavo: usate un pò di protezione!