Si chiama Labyring ed è un parente lontano di Linked-In. Obiettivo? Realizzare un network basato sulla produzione di contenuti condivisi e che riguardino il mondo della finanza. 1500 iscritti in meno di un mese e caratteristiche che ricordano il più maturo Linked-In: profilo basato su rating a completamento, possibilità di ricerca di lavoro, strumenti che puntano alla crescita professionale dei suoi partecipanti. Un Social Network che abbandona ancora una volta ogni veste ludica e che prova a fare il serio. Interessante è la biblioteca virtuale realizzata dagli utenti stessi, attraverso l’upload di documenti in formato word o excel. Insomma, ancora un passo avanti verso la specializzazione e la professionalizzazione della concezione di rete sociale, nonché strumento a proprio vantaggio per la propria carriera e crescita professionale.

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Ho già parlato di Twitter in più occasioni, sottolineando il mio punto di vista in merito ai difetti e ai pregi della piattaforma. Ma stamattina mi è capitato sotto gli occhi, un articolo davvero interessante firmato Nielsen Online e pubblicato da Reuters. In breve, il microblogging di Twitter stufa facilmente. L’articolo riporta come il famoso Social Network riesca sempre di più nella conquista di nuovi utenti, facendo leva soprattutto su stars, opinion leaders e political leaders; tanto per citarne uno, Obama ha vinto le elezioni Americane anche grazie a Twitter. Ma cosa succede dopo un pò? Dopo il primo mese d’uso, il 60% circa dei frequentatori attivi lascia la piattaforma, portando altrove il proprio interesse ed entusiasmo. Come mai? Qui si apre il dibattito. I motivi potrebbero essere differenti: la difficoltà nel trovare followers che siano davvero interessati a quello che si scrive, lo spam da parte di molti utenti, la difficoltà nel rincorrere il mezzo (dover scrivere e pubblicare messaggi a intervalli regolari di tempo..) o perchè no, il non aver compreso il vero “senso” di questo social network,  confondendolo per un sosia alternativo di Facebook o simili ma in realtà, tutt’altra storia. Qualche riflessione? Postatela pure..

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Chiamatelo Enterprise Resource Planning o semplicemente (e comunemente) ERP. E’ la mia nuova passione; nuovo interesse che riempirà parte del mio tempo libero. “Pianificazione delle risorse d’impresa”: un software o meglio, un sistema informativo che permette la gestione e il monitoraggiodi tutti gli aspetti del business e i suoi cicli, inclusa la pianificazione, la realizzazione del prodotto , le risorse umane, gli eventi, le vendite, gli approvvigionamenti, gli acquisti, la logistica di magazzino e il marketing. Tutto, davvero tutto… in un software. Oggi, ho fatto una piacevole scoperta: quella di OpenErp. Un programma open source sulla scia delle più classiche e affermate piattaforme ERP, che si propone come valida alternativa per la gestione di strategie aziendali attraverso le moderne tecnologie informatiche. Ci darò un’occhiata e vi farò sapere…

Comunque sia, resta una piacevole scoperta

PS: Per gli amanti degli applicativi “open“, vi segnalo un articolo interessante dal blog di Elios; vi parlerà di un sito dove trovare le alternative free ai più comuni e utili software in commercio.

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Revival informatici

maggio 1st, 2009 | Posted by Gianmarco Esposito in Internet - (2 Comments)

Leggo su Repubblica.it un articolo che titola “E’ arrivato l’anti-facebook” e mi incuriosisco. Clicco, leggo, rimango deluso. A volte si mettono in ballo nomi e tematiche fatte solo per suscitare interesse nel lettore, senza cognizione di ciò che realmente si sta proponendo. Cosa  c’entra Omegle con Facebook?

Omegle is a brand-new service for meeting new friends. When you use Omegle, we pick another user at random and let you have a one-on-one chat with each other. Chats are completely anonymous, although there is nothing to stop you from revealing personal details if you would like.

Sintetizzo l’uso di Omegle. Si va sul sito, non c’è alcuna registrazione e si clicca su un pulsante. Si apre una chat: abbiamo di fronte “uno sconosciuto”. Parliamo con lui di quello che ci va; per la durata della chat “siamo” quello che ci va.

Fatta questa premessa, ritorniamo al filo del discorso, ovvero al confronto tra Facebook e Omegle.

Secondo questo vizioso sillogismo posso affermare con malizia che la nuova 500 è l’antagonista della vecchia 500. Cos’hanno in comune? Sono due auto, sono due fiat. Non importa se la seconda ha un bel pò di anni in più e non è euro4. Non importa se la prima ha il navigatore satellitare e la seconda non ha neanche la mappa stradale inclusa nel prezzo. Sono due 500 e sono diverse…e quindi, vista la nuova auto, coloro che possiedono la vecchia 500 possono sentirsi annoiati dalla propria vecchia auto, passando quindi alla nuova.

Omegle è una minestra fredda, freddissima. Forse, avrà circa 15 anni. E’ un revival informatico, chat vintage modernizzate. Mi ricorda molto la lontana rete IRC; solo che in quel caso, si parlava di rete…qui di rete non c’è nulla. Il paragone cade, la comunicazione va nel vuoto. Facciamo bla bla bla.

Sarà pur vero che nell’articolo citato non si fa riferimento a chi definisce Omegle un social network. Citiamo il peccato e non il peccatore…perchè forse, chi ha fatto il paragone, in fondo sa di aver  detto una “cosa non appropriata” (stronzata, ndr). Un network è sociale quando crea un legame tra gli interlocutori: in questo caso si crea un “contatto” che si spegne e si auto-distrugge nel giro di una chattata…roba da “Mission Impossible”.

Come ripristinare il contatto con lo “stranger”? Come rendere questa normalissima quanto banalissima chat un moderno Social Network? Semplice. Basta farsi dare i dati dal proprio interlocutore e aggiungerlo su Facebook…

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