Archive for aprile, 2009

E poi dicono che a Napoli non facciamo la raccolta differenziata…

// aprile 30th, 2009 // View Comments // Generale

Non c’è bugia più grande. Io son tre anni che la faccio. Infatti nelle mie 9 caselle di posta elettronica (posta personale, caselle della radio e due caselle pubbliche) ogni giorno arrivano chili e chili di spam che puntualmente devo “smistare” nei rispettivi cestini.

tzè

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Quanto sono sicuri i nostri dati sul web?

// aprile 29th, 2009 // View Comments // Internet

Oggi pensavo ad un servizio che una volta una persona mi ha presentato, parlo di Dropbox, un sito che ti permettere di condividere i propri files online e realizzare un network virtuale per la condivisione dei propri files su tutti i computers che accettiamo nel network. Praticamente funziona così: selezioniamo dal proprio pc i dati che intendiamo condividere con altri supporti e ogni volta che apportiamo delle modifiche o inseriamo nuovi files al network, i computer connessi e che hanno il permesso di condivisione, otterranno le suddette modifiche all’interno del proprio hard disk. Semplice, essenziale ed esageratamente comodo. Stavo per attivare il servizio e ho esclamato tra me e me: “Perbacco!”. E’ un qualcosa di affidabile? che garanzia si ha sullo sharing?

E’ come dire: ho la casa e il box ad un kilometro di distanza. Mi piacerebbe che l’auto mi portasse fino a sotto casa e che rientrasse da sola in box, specialmente quando piove a dirotto. Ma ecco un nuovo servizio: un simpatico signore che risolve gratuitamente il problema per te! ti accompagna a casa, riporta l’auto nel box e il giorno dopo te la riporta di nuovo davanti ai tuoi piedi.

E se ti frega l’auto?

Voglio una bici.

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Produrre sapere e incassare “money”…

// aprile 28th, 2009 // View Comments // Internet

Come insegnare qualcosa ed esser pagati? Oggi puoi diventare un insegnante, un docente, un professore…e la materia, la decidi tu. E’ questo il senso di un sito che ho scovato in rete, parlo di www.bukisa.com, un servizio che offre una ricompensa ai contenuti immessi sul proprio network. Il funzionamento è semplice: ti iscrivi sul sito, scrivi un articolo su come fare qualcosa, e attendi le visite: più visite avrai e più verrai pagato. Ogni click ti frutta money, basta quindi scrivere qualcosa di ricercato e sarà ovviamente più facile ottenere una ricompensa importante. Anche l’iscrizione di parenti e amici “frutta” qualcosa: si prenderà una percentuale sul contenuto immesso e prodotto da coloro che presentiamo al network; inizia così un vero e proprio giro di affari. Non mi capitava di vedere nulla di così furbo dalle famose “aste a ribasso”. La rete è intelligente: c’è poco da fare.

Se qualcuno prova il servizio, mi spedisca una mancia.

PS: Unico neo? Paga in dollari…

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A.A.A Cercasi azienda per la mia tesi specialistica

// aprile 25th, 2009 // View Comments // Università

Da qualche settimana sono alla ricerca di un’azienda che mi conceda la possibilità di concludere la mia tesi di laurea all’interno della sua organizzazione. Ho provato ad inviare qualche mail tramite i moduli appositi presenti sui diversi siti internet ma ahimé, non ho mai ricevuto risposta. Ed allora, ho pensato di scrivere questo articolo per rendere la mia richiesta più visibile e far girare la mia proposta anche su canali differenti (come ad esempio Linked-In).

Per comodità, riassumerò qualche notizia schematicamente:

Gli studi. Laura Specialistica in “Comunicazione pubblica, sociale e politica” presso la facoltà di Sociologia dell’Università degli studi di Napoli Federico II (dal sito della facoltà: Obiettivo del suddetto corso di laurea è quello di formare una conoscenza valida nei diversi settori applicativi della ricerca sociale e della comunicazione con particolare riferimento alle attività di analisi di organizzazione e di gestione delle risorse umane).

Esami: Numero esami sostenuti=18 (da febbraio 2008 ad oggi); Numero esami rimasti=6

Media voto attuale: 29.56

Data prevista per la discussione: Ottobre 2009 – Dicembre 2009

Materia tesi: Statistica e Risorse Umane (In sintesi, Metodologie statistiche per le risorse umane)

Azienda ricercata: Una media-grande azienda con un buon numero di dipendenti (questo faciliterà l’uso delle metodologie statistiche che intendo implementare).

Oggetto: Studio empirico nel campo delle Risorse Umane. E’ un lavoro che va concordato nei particolari con l’azienda così da valutare anche particolari esigenze o richieste particolari della direzione. Ogetti da me privilegiati sono: analisi della Fiducia Organizzativa (network analysis, concezione e stratificazione della fiducia in relazione alla struttura organizzativa), analisi del clima organizzativo, analisi della leadership, studio nel campo dell’Organizational Behaviour.

Strumenti: applicazione di strumenti per la ricerca qualitativa e quantitativa. Questionari psicometrici, interviste, brainstorming, etc.

Richieste: Il lavoro si articola in quattro fasi. Nella prima fase prevedo un incontro con una figura professionale che farà da “tutor”: concorderò il lavoro e mi sarà illustrata l’intera struttura organizzativa aziendale. Sarà un momento chiave per la risoluzione di dubbi e per ottenere risposta ad ogni domanda che concerne il mio elaborato. Nella seconda fase, sarà realizzata un’intervista ad una figura chiave della struttura organizzativa, così da raccogliere informazioni generali sull’organizzazione: storia, identità, cultura d’impresa, etc. Nella terza fase sarà somministrato lo strumento scelto: nel caso dei questionari, saranno somministrati via web così da non interferire con il lavoro del personale e permettere la compilazione in un momento di pausa dal proprio lavoro. Nella quarta e ultima fase (opzionale, a discrezione dell’azienda) potranno essere illustrati i risultati della ricerca. Intendo sottolineare che l’intero lavoro verrà realizzato in breve tempo (almeno nella raccolta dei dati e per ciò che concerne la partecipazione dello staff aziendale) così da non appesantire il carico di lavoro svolto dal personale coinvolto.

Superfluo aggiungere che non vedo l’ora di iniziare l’elaborato e di realizzare un’ottima tesi che sia motivo di crescita professionale nonché capitolo finale dei miei studi accademici.

Per qualsiasi info contattatemi tramite il mio sito, il profilo Linked-In o tramite email.

Attendo ansioso ;)

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Buzz Marketing? Un usato garantito.

// aprile 25th, 2009 // View Comments // Internet, Notizie dal Mondo

Il marketing mi ha sempre affascinato, non a caso in passato avevo intenzione di specializzarmi nella ricerca di mercato e nella comunicazione pubblicitaria. Tutto merito della ricerca sociale, che attraverso le sue metodologie di ricerca qualitative e quantitative, mi fece appassionare a quest’ambito. Oggi però è accaduta una cosa particolare. Una mia collega mi ha parlato della sua idea di tesi in Buzz Marketing. Sono sincero, fino ad ora non avevo mai sentito parlare di questa strana parola e la cosa ancor più strana, è che il termine “buzz” davvero non mi suggeriva niente…e allora ho googleggiato un pò.

Nell’ambito del marketing il passaparola (indicato con l’espressione word of mouth) indica il diffondersi, attraverso una rete sociale, di informazioni e/o consigli tra consumatori.

Da sempre il passaparola definisce una comunicazione parlata face-to-face, ma, con l’evoluzione dei mass media, vengono prese in considerazione in questo ambito anche le conversazioni telefoniche, i messaggi di testi inviati tramite SMS o il web, i post dei blog, nelle community, i messaggi istantanei ed e-mail e comunque qualsiasi messaggio che permetta una interazione tra persone. Alle volte il significato di passaparola è utilizzato anche per indicare dei rumors, dei gossip, il “sentito dire” e le allusioni.

In genere il metodo del passaparola è più comunemente utilizzato per indicare la trasmissione di un’informazione positiva piuttosto che negativa, anche se questo non è una regola assoluta.

Il buzz marketing è quell’insieme di operazioni di marketing non convenzionale volte ad aumentare il numero e il volume delle conversazioni riguardanti un prodotto o un servizio e, conseguentemente, ad accrescere la notorietà e la buona reputazione di una marca. Consiste cioè nel dare alle persone motivo di parlare circa un prodotto o servizio e nel facilitare quelle conversazioni.

La parola buzz è infatti onomatopeica e richiama il ronzio delle api: in estrema sintesi il buzz marketing rappresenta quindi la possibilità di raggiungere nel minor tempo possibile quello che viene definito “sciame”, cioè un gruppo di utenti omogeneo per interessi rispetto a un tema o a una categoria di prodotti/servizi. Buzz marketing è dunque la strategia di coloro che, consapevolmente o inconsapevolmente, gratis o a pagamento, utilizzano il web (tramite, ad esempio, blog, forum e social network) per parlare e far parlare (o cercare di far parlare) di beni, aziende o marche. (Wikipedia)

Praticamente, il Buzz Marketing è una sorta di antenato del più celebre Viral Marketing, ovvero quel tipo di marketing non convenzionale che sfrutta la capacità comunicativa di pochi soggetti interessati per trasmettere il messaggio ad un numero esponenziale di utenti finali. In Italia esiste anche una community di Buzz Marketing, parlo di zzub.it: un luogo dove si possono provare “in anteprima” servizi e prodotti, così da condividere le informazioni ricevute e attivarle di persona nel proprio network attraverso il semplice passaparola.

A volte penso che i grandi innovatori della rete siano tutti sociologi. In questo caso, sono ad esempio specializzati in analisi delle reti sociali (SNA, Social Network Analysis) e del capitale sociale. Questa è roba che esisteva un secolo fa e passa, senza esser presente la rete intesa come “internet”. Mi riferisco ai lavori di Mark Granovetter, Jeremy Boisseivain, Bruce Kapferer, Max Gluckman e tanti altri. E’ fenomenale come la sociologia sappia spiegare attraverso le teorie dei suoi più grandi autori, passato, presente e futuro della nostra società…e quindi, vista la mia laurea in ricerca sociale, non mi resta che acquistare una bella palla di vetro e iniziare un serio lavoro come veggente…

PS: Per quanto concerne le comunità dedicate al buzz marketing…che dire, bel modo per far girare la pubblicità a costo zero e in profondità…

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Kernel/Shopping panic ?

// aprile 24th, 2009 // View Comments // Tecnologia

Martedì pomeriggio sono stato ad un noto centro commerciale vicino Caserta per un pò di sano shopping; anche se visto il mal di schiena e i kilometri percorsi, l’aggettivo “sano” poco si addice. Aldilà delle tre camicie e un jeans invidiabili, non poteva mancare il momento informatico nello store di turno: vale a dire quello della Mondadori. Camminavo spensieratamente tra le infinite aree del centro commerciale fino a quando un qualcosa di familiare non mi è balzato alla vista (ehm, meglio dire agli occhi…): un bel panorama composto da MacBooks, iMacs e tutto l’ambaradan Cupertiniano. Quasi come a marcare il territorio, sono entrato dentro per dare un’occhiata (non c’è Apple store sulla mia strada che non abbia visitato…). Entro e mi dirigo nel punto informatico e noto diversi modelli di laptop, netbook e desktop, tutti lucenti e pronti alla prova. Tra qualche mese dovrò partire per Stresa e necessiterò di un portatile; mio padre insiste nel volermi dare il suo MacBook Pro acquistato lo scorso anno, io sono ancora incerto se portarmi lì il mio iMac e affiancargli un bel netbook o optare per il nuovo Macbook (probabile che il tentativo di corruzione di mio padre mi farà cadere prima o poi…). Ho così provato un pò di portatili, iniziando da quelli Apple: li conoscevo a memoria, che dire di innovativo…sono sempre le stesse macchine fenomenali di sempre. Passo poi ai netbooks, ci sono di tutti i prezzi e di tutte le marche: a partire dai 150 euro in su. Rimango stupito. Quasi la metà dei netbooks esposti, aveva problemi: qualcuno lamentava il non riconoscimento delle periferiche, qualcuno faceva un casino bestiale e un paio di modelli presentavano addirittura un bel Kernel Panic.

La Microsoft sostiene che i Mac sono solo estetica, come una bella bionda senza cervello. Io sostengo che Microsoft sia il nome di una brutta malattia, un virus senza rimedio. E io, sinceramente e detto tra noi, tra una bella ragazza e una brutta lebbrosa, preferisco la prima…e magari ho pure culo e si rivela intelligente…

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Twitter tra privacy, voyeurismo e “specchietti”…

// aprile 23rd, 2009 // View Comments // Notizie dal Mondo, Tecnologia

Rileggendo l’ultimo acidissimo intervento dedicato a Facebook e la sua visione di privacy, oggi è tempo di riflessioni e di contraddizioni. Parlo di Twitter e lo faccio con poche parole.

Twitter è una rete e un servizio di microblogging che permette agli utenti di mandare aggiornamenti aul proprio status con messaggi di testo, lunghi non più di 140 caratteri, tramite il sito stesso, via SMS, messaggeria istantanea, e-mail, oppure tramite varie applicazioni basate sulle API di Twitter. Gli aggiornamenti sono mostrati nella pagina di profilo dell’utente e sono anche mandati istantaneamente agli altri utenti che si sono registrati per riceverli. Chi li manda può scegliere se inviarli solamente ad una ristretta cerchia di amici, oppure visibili a chiunque. (da Wikipedia).

Praticamente, persone di tutto il mondo scrivono “cosa” stanno facendo e lo fanno in maniera costante per tutta la giornata. Provo a farlo anche io:

Modalità Twitter ON

-Sta scrivendo questa frase! Qualche suggerimento?

-Si è preso una leggera pausa dal suo blog, si gusta un pocket coffee.

-Dopo la dipendenza da cioccolattini, avverte quella di blogging; capisce che non può smettere e si rituffa in una sana bloggata…

Modalità Twitter OFF

Ora sapete in cosa consiste Twitter. Da notare la “figata” dello scrivere in terza persona di se stessi, must fondamentale del twittatore (sembra una brutta parola, permettetemi il neologismo). Dai punti di vista antropologico, psicologico e sociologico, quello di twitter è un caso davvero interessante: ci si racconta, lo si fa in maniera costante, diretta e quasi 24h al giorno. Si può sapere come Mario scandisce il suo tempo, che sport pratica nel tempo libero, cosa studia, quando fa i lavoretti in nero, quando è a casa o in viaggio. E Mario (per chi non l’avesse capito è un nome di fantasia…) parla di sé con entusiasmo ed egocentrismo. Mario gode quando più persone possibili sono suoi followers, vale a dire che sono interessati alla sua vita. I followers lo “seguono” incessantemente e sono appassionati alla sua vita, la commentano e lo invitano a condividere il proprio vissuto. E’ un voyeurismo sfrenato, una caduta della privacy consenziente, una comunità di specchietti. Eppure piace; vista la premessa sulla privacy (che non è violata…) è un fenomeno interessante.

Ma mi sorge un dubbio di natura sociologica, una sorta di difetto accademico. Cos’è, oggi, la privacy?

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E-Democracy all’Italiana…made in California: Facebook

// aprile 22nd, 2009 // View Comments // Notizie dal Mondo, Tecnologia

Facebook è oramai una di quelle cose che nel bene o nel male, fanno stampa. Proprio come lo era Second Life un paio di anni fa: giornali, blogs, media e chi più ne ha più ne metta, se non trattano Facebook non sono “al passo coi tempi”. E allora eccomi qui a rincarare la mia acidissima dose contro il socio-cazzeggial network più famoso della rete. Qualche decina di interventi fa avevo accennato qualcosina circa le politiche “poco trasparenti” (eufemismo, ndr.) di faccialibro in materia di privacy e del trattamento dei dati; cosa fastidiosa quanto bizzarra. E ora ecco la goccia che fa traboccare il vaso, abboccare i media e sboccare gli utenti: il sondaggione.

Ripetiamo un pò di storia. Fare sondaggi è un vizio nato ed esploso in America soprattutto grazie a quel cervello a otto-core di Gallup (mi riferisco a George Gallup, il famoso statistico statunitense e non a Simon Gallup, bassista dei The cure…); parlo di quasi un secolo fa, intendiamoci. In Italia, come di solito accade, le mode Americane arrivano con un pò di ritardo…ma alla fine, arrivano eccome. Al giorno d’oggi l’Italia fa un (ab)uso costante dei sondaggi, riproponendoli dappertutto: politica, tv, media, a lavoro, a scuola e perfino a casa (chi non riceve costantemente telefonate in stile “chi vuol essere milionario?“). D’altronde la mania del “sondare” è forte: la statistica è roba potente…e lo dico da laureato in ricerca sociale con tesi in statistica. Ma dov’è l’inghippo?

Il metodo. Date un’occhiata ai giornali o a qualche programma televisivo che propone sondaggi e leggerete frasi del tipo “il 70% degli Italiani afferma che…“. Tutto normale. Diventa a-normale quando questo campione è poco rappresentativo o non ampio abbastanza per essere la base di una conclusione tale da rappresentar qualcuno. Per dirla in parole povere, noto come spesso si generalizzi un fenomeno basandosi sull’intervista di poche centinaia o migliaia di persone. E quelle persone? Chi erano realmente? Posso dire che il 70% degli Italiani sono vegetariani…magari, prendo come campione le persone che fanno una spesa maggiore di 15 euro al giorno dal fruttivendolo; oppure che il 90% degli Italiani ha un pc, intervistando persone che escono da negozi di informatica. Potete quindi immaginare come uno strumento simile sia sensibilissimo e quanto abbia bisogno di metodo, attenzione e serietà nella sua implementazione. Figuriamoci poi quando si vuole sollecitare (o solleticare?) “il senso di cittadinanza” attraverso uno strumento simile intervistando, magari, il “popolo della rete”…signori e signore, siamo davanti ad un atto di democrazia elettronica pura…e a metterla in pratica, oggi, è proprio lui: Facebook.

E-Democracy Feat. Cittadinanza, parole con un significato complesso e lontane da un fenomeno come quello di Facebook; qualcuno potrebbe darmi del pazzo (o dell’ignorante) nell’usarle accanto ad un social network simile. E se lo faccio, è perchè leggo sulla stampa di tutto il mondo, che Facebook è attualmente una comunità di oltre 200 milioni di persone, praticamente il 5° paese al mondo per popolazione…assurdo. Per non parlare di una “natalità” di 500.000 persone al giorno! (iscritti, ndr.) Quindi, se di “paese” parliamo, è giusto farlo con i termini più adatti possibili.

Ritorniamo al topic, in maniera diretta e semplice.

Facebook fa il furbo con la privacy degli utenti: rende difficile la rimozione dei profili e dei propri dati, figuriamoci poi con il materiale che uplodiamo (come ad esempio le fotografie). Un maggior numero di persone stanno accorgendosi di questa cosa, il web ne dibatte sempre di più, il web inizia a criticare facebook (paradossalmente, lo fa su Facebook stesso, grazie a gruppi di discussione). Lo staff di Mark Zuckerberg avverte il cattivo sentore e pensa allora di “sfidare” la propria utenza; riassumo la sintesi strategica di Facebook con questo discorsetto:

“Cari utenti, affido a voi la decisione sulla privacy. Decidete voi se modificare o meno l’attuale politica sulla riservatezza dei vostri dati e fatelo attraverso un sondaggio. Due condizioni: avete poco tempo per rispondere e dovete farlo in pochi, appena il 30% di voi tutti. Solo così la vostra decisione potrà essere validata e presa seriamente in esame”.

Che pasticcio….tra me e me, rifletto:

  1. -Un quorum al 30% non rappresenta neanche la metà degli utenti. Non si parla di maggioranza. Non si fa attenzione all’opinione generale. E se l’altro 70% ha un’opinione contraria al 30% decisionale?
  2. -Un quorum fissato al 30% di 200 milioni di utenti significa 60 milioni di persone.
  3. -Far votare 60 milioni di persone in una settimana è roba da guinness.
  4. -Cos’è sta roba?

Tralasciando il discorso provocatorio sulla democrazia, ne faccio uno più adeguato sulla partecipazione e trasparenza; paroloni tanto antipatici anche alla politica italiana (date un’occhiata ai decreti 142/90, 241/90, 150/2000 e alla contorta storia della comunicazione istituzionale in Italia…). Dove vuole realmente arrivare Facebook? Dietro questo social network da brivido, c’è una realtà amministrativa forte o traballante? Che senso ha lasciare la voce ai propri utenti e farlo in maniera tale da rendere sterile ogni forma di partecipazione “politica”? (perchè questa decisione ha un vero e proprio peso politico…).

Pensavo che gli Americani su certi aspetti fossero più seri degli Italiani. Soprattutto quando si parla di statistica e sondaggi. L’eredità di Gallup c’è, non bisogna negarlo. Ma attualmente vive in qualche realtà lontana dalla California. E lo stesso George Gallup sta ora rivoltandosi nella tomba, urlando e sbattendo i pugni contro la bara per poter uscire e darle di santa ragione a Zuckerberg.

Vi prego, fatelo uscire.

PS: Ve lo chiede il 100% degli autori di questo blog.

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La formazione online: la lenta ascesa dell’e-learning

// aprile 20th, 2009 // View Comments // Tecnologia

E’ economico, è rapido, dinamico, flessibile ed interattivo. E’ il nuovo modo di fare formazione; nuovo per modo di dire. Ma cos’è realmente l’e-learing?

Wikipedia, lo descrive così:

Per e-learning si intende la possibilità di imparare sfruttando la rete internet e la diffusione di informazioni a distanza.

Praticamente, l’e-learing riassume tutte le potenzialità “tecniche” della rete in una sintesi dedicata all’istruzione, realizzando una macchina perfetta per la pianificazione e attuazione di strategie formative ad hoc. Realizzare corsi, somministrare prove, valutare i candidati, guidarli passo passo con processi d’interazione immediati e dinamici e tant’altro; non importa il campo d’applicazione: uno strumento simile si dimostra talmente duttile da poter essere adattato a qualsiasi ambito possile. Ho notato che ultimamente, diverse università italiane stanno pian piano dotandosi di piattaforme web-based per la fruizione di contenuti accademici; è il caso di università come quella di Bergamo, la Sapienza di Roma, l’università di Genova, e l’università di Napoli Federico II (caso del tutto particolare per il suo essere “open-access” e per le caratteristiche tecniche davvero invidiabili). Ma nell’impresa privata? Spero che le potenzialità di questo mezzo, soprattutto nell’ambito delle risorse umane, non vengano ignorate ma anzi, siano alla base di una strategia di formazione e di aggiornamento del personale che sia espressione delle più moderne linee guida delle ICT. Per curiosità ho testato le ultime versioni di noti LMS (Learning Management Systems)  come Claroline, Moodle e Olat, notando formidabili progressi in termini di stabilità, accessibilità e usabilità. L’e-learning è oramai una certezza: in tanti contesti organizzativi è un must…ma in Italia, ahimè, è ancora una sorta di mini-tabù che (fortunatamente) va pian piano sfatandosi.

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Quanto ci costa lo spam…

// aprile 17th, 2009 // View Comments // Tecnologia

Trovo noiosissimo ripulire le caselle di posta elettronica dalle numerose email di spam che mi giungono con puntualità svizzera. E ne ho per tutti i gusti: tentativi di phishing, buoni sconto fasulli, viagra (ebbene si…), finti aiuti da chissà quale paese inesistente e così via. Navigando in giro per la rete, mi sono trovato davanti un articolo dal titolo decisamente curioso: energy cost of spam comes from user intervention.

Come riassunto anche in un articolo di Simone D’Ambrosio (per Corriere.it), i risultati dello studio sono a dir poco sorprendenti:

Un report di McAfee – realizzato dai ricercatori sui cambiamenti climatici di IFC International e da un gruppo di esperti di spam – dimostra come questi messaggi non siano semplicemente una seccatura, ma stiano danneggiando seriamente l’ambiente attraverso una macroscopica emissione di gas serra. Il Carbon Footprint dello Spam – questo il nome dello studio – analizza l’energia spesa per creare, inviare, ricevere, visualizzare e filtrare la posta indesiderata, che a livello globale ammonta a 33 miliardi di kilowatt/ora, pari all’elettricità consumata da poco meno di 2,5 milioni di abitazioni e con lo stesso inquinamento prodotto da oltre 3 milioni di automobili. Ogni e-mail spazzatura, dunque, comporta nel suo complesso un’emissione di 0,3 grammi di CO2, stessa quantità prodotta da un metro di guida. Per contro, non risulta eccessiva l’inquinamento causato dal filtering automatico, che riguarda il 16 per cento di tutto il processo. Di conseguenza, come sostenuto da Jeff Green, senior vice president dei McAfee Avert Labs: “contrastare lo spam alla fonte, così come investire in una tecnologia allo stato dell’arte per filtrare lo spam, consentirebbe di risparmiare tempo e denaro, ma soprattutto ripagherebbe i dividendi al pianeta riducendo sensibilmente le emissioni di CO2”. Tale risparmio è stato quantificato in 25 miliardi di kilowatt/ora, che corrisponderebbero alla rimozione dalla strada di poco meno di 2,5 milioni di vetture.

Ci voleva solo questa brutta notizia. Che dire, ci toccherà aprire la posta a “client-alterni” per inquinare meno. Che tristezza.

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