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Sulle sequenze conversazionali standardizzate…

// settembre 3rd, 2008 // View Comments // Generale, Università

Stamattina mi è capitata una situazione particolare…ore 9:53, mi siedo alla scrivania, son carico grazie ai miei ColdPlay e con l’intento di riprendere il libro per l’esame di “Comunicazione nel mondo plurietnico“…all’improvviso l’inconfondibile suono di Msn anticipa l’apertura di una finestra di conversazione: è una mia ex-collega, cancellata dai miei contatti da anni (perchè in effetti non ci siamo mai parlati…) e sbucata così all’improvviso! Inizia così una conversazione rapida e decisamente “interessante” dal punto di vista socio-comunicativo…ecco qui riportata la conversazione:

C: Ciao Gianmarco

C: Come stai?

IO: Wewe

IO: Benone, a parte la caviglia semirotta

C: Vabbè, capita..

IO: Eh si

C: Senti gian, ti volevo chiedere un piacere

IO: Dimmi

C: Se non sbaglio tu hai fatto l’esame di organizzazione,competenze e valutazione…ma non è che tu hai tipo qualche riassuntino?

IO: Eh no sorry

C: e vabbè….vorrà dire che ti porterai sulla coscienza il mio esame andato male…

IO: mi spiace…l’ho fatto una marea di tempo fa

C: grazie lo stesso e buona guarigione…

IO: grazie! Ciao ciao

CONVERSAZIONE FINITA

Cosa c’è di strano in questa conversazione? E’ una chiarissima ( e indiretta…) messa in pratica  delle teorie di Schegloff, Coupland e di Sacks in merito all’analisi della conversazione. Secondo le loro teorie, le aperture delle conversazioni sono un luogo interazionale denso: le persone si posizionano reciprocamente e in modo preciso nel giro di poche battute di fuggevoli istanti. Pochi elementi lessicali, brevi e compatti. L’interazione si svolge passo dopo passo; è il classico esempio del “problema del posizionamento”: la ragione della chiamata/contatto deve essere collocata ad un certo punto, non si può contattare la persona e subito dopo il “ciao” arrivare direttamente al punto. Secondo Schegloff ci sono almeno 3-4 sequenze prima di arrivare al primo argomento. Dopo il contatto, è presente solitamente una sequenza di identificazione, in questo caso assente perchè la visualizzazione del contatto lascia intendere chiaramente l’interlocutore. Una volta riconosciute, le due persone si salutano: un tipico rituale di sostegno; si apre una porta simbolica di entrata alle richieste di disponibilità e di attenzione dell’interlocutore. Dopo il saluto è facile imbattersi in frasi del tipo: Come stai? Come va? Classica sequenza della salute. A questo punto Sacks sostiene che la risposta “Bene grazie” è la più frequente, anche se spesso è una bugia. Attraverso questo rituale ci si dimostra la propria curiosità, dimostrando tatto e cortesia. Ma la risposta della domanda sulla salute cambia inevitabilmente la chiamata: rispondere bene, meravigliosamente bene o male, ovviamente fa prendere tre percorsi differenti alla conversazione. La sequenza della salute provvede nel modo migliore al compito di far ingranare il meccanismo della conversazione, di indirizzare la direzione del dialogo verso il punto focale informativo dell’incontro. Secondo Coupland, tale sequenza è un’ottima occasione per verificare la negoziazione di comunione fàtica tra le persone impegnate in una conversazione…così si apre al punto focale della chiamata. Spesso il silenzio indica che la conversazione è finita e si ricorre al saluto; anche frasi del tipo “ va bene…o allora…” chiudono il discorso; la sequenza finale chiude con saluti reciproci. La sequenza  finale è costituita da una coppia di coppie: la prima è una prechiusura e la seconda introduce i saluti.

La teoria riportata sopra si adatta alla perfezione alla conversazione! E’ assurdo! Rivediamo…

C mi chiama per chiedermi dei riassunti (punto focale) ma sa benissimo che sarebbe scortese scrivere direttamente la richiesta senza un minimo di interesse generale…si pone così il problema del posizionamento: a che punto inserire la richiesta? Ma chiaramente dopo una domanda sul mio stato di salute…il mio avatar mostra il mio piede gonfio, e quale migliore occasione per chiedere proprio di questo! Ci sono esattamente 3 sequenze prima di arrivare al punto focale (Schegloff sei un genio…); il mio “Benone” dopo la domanda sulla salute è chiaramente una bugia: la caviglia mi fa male da morire e mentre scrivo la tengo immersa in un secchio di ghiaccio…ma il “benone” ovviamente apre la conversazione in maniera positiva e lascia spiraglio al seguito, ovvero il vero obiettivo  della conversazione (da notare che non è stata posta alcuna domanda precisa sul mio stato di salute, del tipo: “Come ti sei fatto male? Cos’hai di preciso? Stai facendo delle cure? Sei stato da un dottore?”; ma C risponde con un disinteressato “Capita“, come se la parziale lesione al legamento peroneo astragalico anteriore e posteriore, sia cosa da tutti i giorni…). Conclusa la sequenza della salute (e qui Sacks ha fatto centro…), interviene la teoria di Coupland: inizia il punto focale (che ho riassunto). La richiesta non va a buon fine e il “vabbè” chiude il discorso: inizia la sequenza finale con saluti reciproci costituita da una coppia di coppie…la prima è una prechiusura e la seconda i saluti.

PS: da oggi in poi penso che prenderò più sul serio quello che studio…specialmente qualsiasi forma di sistema statistico valido per il superenalotto…

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