Ieri ho dato finalmente l’esame di Scienza dell’opinione pubblica, tenuto dal prof. Francesco Amoretti. Abbiamo consegnato (io, Marianna di Sarno e Letizia Donnarumma) e commentato un elaborato dal titolo “Un muro impenetrabile (ad hoc) dell’informazione; uno studio dei media, dell’informazione pubblicata e del rapporto che hanno con l’opinione pubblica, richiamando elementi interpretativi come ad esempio quello dell’accessibilità, della creazione dell’emergenza e della strumentalizzazione da parte dello stato e dei poteri che affluiscono in esso. Un lavoro molto interessante che sottolineato differenze e analogie di due casi storici, il “Caso Peci” e degli anni di piombo e i moderni casi delle “Intercettazioni telefoniche”.
Ecco un assaggio del nostro lavoro…
2.6 Il muro dell’informazione è davvero impenetrabile?
Questo è uno dei quesiti che ci siamo posti, confrontando parallelamente due periodi storici. Abbiamo analizzato gli anni ’70, i famosi anni di Piombo, caratterizzati da uno clima violento, dove parole come lotta”, “eversione”, “terrorismo” erano il cibo preferito delle Brigate Rosse, organizzazione di estrema sinistra, che eseguivano azioni illegali , eseguite con specifici obiettivi e scopi, al fine di intimorire il mondo giornalistico e di accrescere l’effetto
risonanza di cui il terrorismo aveva bisogno. Difatti come conferma Alberto Franceschini, uno dei protagonisti della lotta armata, intervistato da Sergio Zavoli nel 1989, nell’ambito dell’inchiesta giornalistica, i mass media erano uno dei grandi punti di riferimento, in quanto dovevano trasmettere informazioni, anche se informazioni comunque manipolate da altri poteri. Ed era proprio una certa predisposizione alla remissività, come osserva il sociologo Ferrarotti, un’incapacità palese di approfondire l’analisi dei fenomeni eversivi, i più grossi peccati di cui si è resa colpevole la categoria giornalistica italiana, per anni incapace di fornire all’opinione pubblica validi strumenti di comprensione del
fenomeno, ma solo sensazionalismo, allarmismo e giudizi morali. Ed è il caso di Aldo Moro, uno dei modelli esemplari, dove non vi era nessun tentativo organico e documentato capace di offrire ai lettori un ritratto veritiero e non fantastico dell’universo terroristico e degli ambienti che ad esso fanno riferimento. Gli interrogativi e dilemmi difatti, in quegli anni erano molti: Pubblicare o autocensurarsi? Come informare senza fare cassa di risonanza del terrorismo? Trattare o non trattare con i brigatisti? Favorire il loro gioco, ed acuire la loro propaganda di violenza? Uno scenario questo, che si amplifica, con il rapimento e l’uccisione di Roberto Peci, (fratello dell’ex Brigatista pentito, Patrizio Peci) avvenuto nell’agosto del 1981. Un caso che testimonia la logica del black-out, un vero e proprio blackout totale di informazioni sulla vicenda dei sequestri. Difatti prima dell’assassinio di Roberto Peci, sua sorella Ida decide di coinvolgere giornali e televisioni per la salvezza del fratello. Ma le istituzioni fanno muro, i mass media non pubblicano i comunicati dei
Brigatisti. Ida Peci e la moglie di Roberto, non contente, vanno a Roma e vengono ricevute da Bettino Craxi, chiedendo di incontrare il Presidente del Consiglio Spadolini , ma non vengono ricevuti. Ecco come si mostrano gli anni più bui della Repubblica Italiana, come un muro impenetrabile: perché
all’epoca incontrare le due donne era considerato un cedimento al terrorismo, questa era la logica perversa che dominava ogni tipo di scelta mediatica.
Ora noi ci chiediamo, è cambiato qualcosa in questi anni? Al tal fine, abbiamo voluto analizzare un tema contrapposto al black-out delle informazioni degli anni 80, che potesse farci riflettere sul gioco che si instaura tra media, classe politica e opinione pubblica, e su come l’informazione venga strumentalizzata, spettacolarizzata dal sistema media. Difatti abbiamo scelto di trattare un tema di grande attualità che sta suscitando l’attenzione pubblica, ovvero il caso delle intercettazioni telefoniche. Già nel giugno del 2007, furono pubblicate sul settimanale “L’Espresso”, alcune conversazioni tra il premier
Silvio Berlusconi, allora capo dell’opposizione, e l’ex direttore di Rai Fiction, Agostino Saccà. Il quale è stato accusato di aver cercato di trarre vantaggi personali dall’incarico di direttore, aiutato dal Cavaliere, il quale da parte sua avrebbe chiesto indirettamente appoggio all’amico Agostino per far lavorare
l’attrice Antonella Troise e per “comprare” senatori, al fine di far cadere il governo Prodi. Ora invece, dal settimanale “Panorama” del 1 settembre 2008 sono state pubblicate alcune conversazioni tra l’ex premier Prodi e il suo staff, quando erano a Palazzo Chigi, da cui risulterebbero richieste di raccomandazioni. Il professore infatti, avrebbe chiesto interventi, per aiutare suo nipote Luca, giovane azionista di minoranza di una società, e il suo consuocero, il dottore Fornasari, apprezzato primario dell’istituto ortopedico Rizzoli di Bologna. Da quanto emerge, scatta così il desiderio di una soluzione al caso “Intercettazioni”. È da ormai troppo tempo, difatti,che si adopera questo strumento per un uso criminoso ed abusivo, risultando spesso pericoloso e
preoccupante per le sorti della nostra Libertà e Democrazia. Effettivamente, è proprio preoccupante il fatto di poter essere sempre più spiati ed ascoltati, anche nelle più innocenti comunicazioni quotidiane, amichevoli o di lavoro, col rischio di subire persecuzioni e controlli severi ed infamanti. Il giornalista
Matteo Mion, nel quotidiano Libero, segnala difatti, come vi sia una distorsione assoluta nell’utilizzo dello strumento d’investigazione giudiziaria. Le intercettazioni oggi, non vengono disposte a seguito della notizia criminis, bensì sono le medesime a costituire la notizia criminis. Il contenuto di una telefonata controllata è oramai divenuto elemento costitutivo di un reato, salvo prova contraria. Questo quadro è davvero allarmante, siamo lontani dagli anni di Piombo, in cui il muro dell’informazione era impenetrabile. Anzi, oggi si assiste ad un muro facilmente violabile, un muro manipolato e strumentalizzato dalla classe politica, che si serve delle leggi, al fine di soddisfare i propri tornaconti personali. Di fatti, proprio di tale accusa viene colpevolizzato Berlusconi, il quale secondo il Pd, dietro la volontà di limitare l’abuso delle intercettazioni, si cela il desiderio di escludere tutti i reati «sensibili per lui», sottraendo così alla magistratura uno strumento che in molti casi si è dimostrato indispensabile.
Allora noi ci chiediamo: in una Repubblica come la nostra, ha ancora senso parlare di Democrazia? Perché sembra proprio che l’opinione pubblica non sia altro che il riflesso della classe politica dominante…e la paura dell’isolamento – come dichiara la Sociologa Elisabeth Noell-Neumann- e di non esser accettati dalla società, ci induce a salire sul carro dei vincitori.
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E’ stato un elaborato molto impegnativo che mi ha visto protagonista soprattutto nella realizzazione di un sondaggio con campione n°200 individui nel territorio campano. Come allegato metterò il sondaggio; se qualcuno dovesse essere interessato al lavoro, mi mandi pure un’email.


Non mancano poi una sorta di “nuova tab” di default che contiene i 9 siti più visitati, una barra degli indirizzi più intelligente che sa perfettamente cosa l’utente vuole digitare, per non parlare dell’integrazione di 